In Curia si è svolta la Sessione dei “Dialoghi”, presente l’Arcivescovo. Tema: l’Europa, con eventi di rilevanza pubblica, capaci di una ricaduta tra i cittadini, chiamati a essere più consapevoli

di Annamaria Braccini

Dialoghi Vita Buona

«Avere considerazione per una dinamica comunitaria che non dimentichi la storia del pensiero europeo, la sua crisi e le prospettive future. Una delle priorità di tutta la Comunità Europea, è quella di rispondere alla domanda su come vogliamo dare fisionomia all’Europa».
Aprendo la nuova Sessione del Comitato Scientifico dei Dialoghi di Vita Buona, che si svolge in Curia, l’Arcivescovo sottolinea, anzitutto, questo aspetto. 32 i membri che hanno aderito alla convocazione e che si confrontano, così, sui temi che saranno oggetto dei prossimi incontri del “Dialoghi” e sulle forme e i format da immaginare – anche, eventualmente, una sorta di “Cattedra” (sul modello della “Cattedra dei non Credenti”) – per appuntamenti, finora promossi con lo stile TED, inframezzando interventi di relatori di diverse provenienze professionali, spettacolo, musica, riflessione, dialogo con il pubblico.
Tra i nuovi cooptati ci sono il prefetto di Milano, Renato Saccone, il presidente della “Triennale”, Stefano Boeri, il rettore della “statale”, Elio Franzini. All’Assemblea, tra gli altri, partecipa Massimo Cacciari che ideò, nel 2015, i “Dialoghi” voluti dal cardinale Scola, assente, in questa occasione, perché impegnato a Madrid nella predicazione di Esercizi Spirituali e che, comunque, invia un suo messaggio ai convenuti.
Aggiunge l’Arcivescovo: «Dal punto di vista di questo particolare nostro ritrovarci, cioè di persone che hanno competenze e responsabilità molto significative e anche molto diverse, credo che sarebbe bello se ne venisse l’idea di una ricaduta all’esterno, in un dialogo diciamo di base. Ritengo che gli intellettuali, gli esperti, i responsabili dei vari settori della comunità civile di Milano e, in generale, per quello che Milano rappresenta, possano provocare la ripresa del confronto di base, con gente che prenda la parola, che possa parlare, anche a livello locale».
Il tema di tale confrontarsi è pensato ed espresso in riferimento a quanto il vescovo Mario ha già chiesto in alcune occasioni, definendola la “penitenza di Carnevale”, ossia «che coloro che sono dentro le comunità cristiane convochino altri per parlare dell’Europa, suscitando un dibattito».
Anche perché, avverte, «ci sono le Elezioni europee e, quindi, occorre una vigilanza e non soltanto degli slogan, e perché mi pare che la gente possa – appassionandosi, discutendo, magari anche litigando -, comprendere che l’Europa è cosa di tutti. Non è una questione dell’Italia e non è una questione solo dei politici. Questo mi pare un elemento che, forse, è sempre mancato all’Europa, come Comunità Europea e Unione: avere il riferimento alla base, per cui è facile screditare quello che si fa proprio perché la gente non se ne sa niente. Sono interessato a un discorso che possa giungere a generare un momento più elaborato, un poco più di convergenza su posizioni più strutturate. E, poi, che vi possa essere, con il tempo, anche una suscitazione di confronto a livello di base. Quindi, un evento di rilevanza pubblica e una possibilità di ricaduta».
Attenzioni, queste, esplicitate anche nel breve intervento introduttivo di monsignor Luca Bressan, vicario Episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale. «Vorremmo riflettere insieme rilanciando il sottotitolo dei Dialoghi di Vita Buona: “Milano metropoli d’Europa”».
«A fronte dei cambiamenti culturali, resi manifesti dai repentini mutamenti nel mondo della politica e alla vigilia di una scadenza elettorale che accende la domanda sulla identità e il futuro dell’Europa, è utile confrontarci – partendo dai mondi e dalle istituzioni che ogni membro del Comitato esprime e rappresenta – sul ruolo e sulla possibilità che Milano sia un laboratorio di buone pratiche». E questo, «nella scia dell’invito venuto dall’Arcivescovo nel suo ultimo Discorso di Sant’Ambrogio “Autorizzati a pensare”».

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