L'iniziativa formativa in quattro incontri promossa dalla Comunità pastorale Santa Teresa di Gesù bambino in collaborazione con il Cremit dell’Università Cattolica ha dedicato uno spazio specifico sulla presenza di questi strumenti nelle vita di fede

di don Luca FOSSATI
Collaboratore Ufficio Comunicazioni Sociali

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Quando pensiamo alla pastorale digitale ci viene subito in mente quell’insieme di contenuti che produciamo e condividiamo sui diversi canali e piattaforme, pensiamo alle strategie più efficaci per produrli e lanciarli, studiamo le dinamiche che innescano e la potenziale capacità di annuncio che sviluppano. Va però aggiunto a tutto questo l’importante e prezioso compito di educare, giovani e adulti, a un uso pieno e responsabile di questi strumenti di comunicazione.

Proprio nell’ottica di una sana e necessaria media education, la Comunità pastorale Santa Teresa di Gesù bambino di Desio, sotto la guida del coadiutore don Pietro Cibra, ha organizzato in collaborazione con il Cremit (Centro di ricerca sull’educazione ai media dell’Università Cattolica), il percorso “Amare & Social, una via per la felicità?”, rivolto agli adolescenti delle cinque parrocchie che la compongono.

La fede raccontata sui social cambia da quella raccontata nel “reale”? Come reagisce la fede sui social verso gli haters? I contenuti che vengono postati devono sempre essere pensati per attirare i “mi piace”? I social non rischiano di svilire forse un contenuto così complesso come quello della vita di fede? Queste sono alcune delle domande sulle quali gli adolescenti di Desio hanno provato a confrontarsi nel corso dei quattro incontri.

Il primo passo è stato quello di dedicarsi a una conoscenza più approfondita dei diversi social, andando a esplorare anche quelli meno noti e utilizzati, comprendendone bene le logiche interne e i diversi linguaggi utilizzati. Quindi si è passato a ragionare su quali siano i motivi che ci spingono a postare sui social, su quali contenuti scegliamo di condividere e per quale motivo, cosa cerchiamo sui profili che visitiamo, cosa troviamo e cosa invece notiamo che è parzialmente o completamente assente. Nel terzo incontro l’attenzione si è concentrata su come sia possibile abitare lo spazio dei social in modo positivo e costruttivo attraverso l’analisi di alcuni profili. La consapevolezza che ne è scaturita è che lo strumento in sé non sia né buono, né cattivo, piuttosto è determinante la modalità con la quale lo utilizziamo: questo aspetto è stato purtroppo dimostrato anche da recenti fatti di cronaca. Nel quarto incontro si è giunti ad affrontare lo snodo cruciale del binomio amore-social, interrogandosi su come i social possano essere presenti nella nostra vita di fede.

Nel profilo social di un giovane cristiano c’è spazio per testimoniare la fede? È giusto che i preti e le suore siano sui social? Come e perché ci dovrebbero stare? La fede è un incontro, è quindi possibile incontrare Gesù attraverso i social? Le suore giovani come vivono l’attività pastorale in questo tempo di pandemia? Cosa spinge a impegnarsi attivamente per creare contenuti di qualità ogni giorno? Che cosa vorreste creare con una presenza di fede nei social? Queste le domande che sono state poste nell’ultima serata a suor Chiara Buffoni, suor Sara Bonaccini, Anna Molinari, fra Michele Berardi, don Marco Ferrari e al sottoscritto.

Gli incontri, che hanno coinvolto in tutto un centinaio di adolescenti insieme a don Pietro, il diacono Francesco Santantonio, l’ausiliaria Barbara Olivato e gli educatori della comunità pastorale, si sono svolti su piattaforma Zoom con l’integrazione di Padlet, che consente la condivisione immediata di spunti, domande e riflessioni in modo anonimo, vincendo la timidezza di chi magari in prima persona non si sarebbe esposto.

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