Domenica 19 aprile la Chiesa ambrosiana è impegnata nel rinnovo degli organismi parrocchiali, di comunità pastorale e decanali. La riflessione del Vicario generale: «Un momento privilegiato per valutare la qualità della vita e dello sviluppo partecipativo nella nostra Chiesa»

di Annamaria BRACCINI

delpini

«Quella del rinnovo degli organismi di partecipazione (Consigli pastorale e degli Affari economici parrocchiali o di Comunità pastorale e del Consiglio pastorale decanale) è una scadenza importante e ciclica, ma che sempre diviene anche un momento privilegiato per valutare la qualità della vita e dello sviluppo partecipativo nella nostra Chiesa». È questo il punto di partenza da cui il Vicario generale, monsignor Mario Delpini, avvia la sua riflessione sul tema – oggi la presentazione delle liste e domenica prossima (a partire dalla Messa vigiliare) le elezioni dei Consigli in carica per il prossimo quadriennio -, indicando quale premessa due «considerazioni generali», come le definisce. «Anzitutto occorre che coloro che vogliono offrire il loro contributo di partecipazione agli organismi elettivi non dimentichino lo scopo per il quale cooperare alla costruzione del bene delle nostre parrocchie, Comunità e Decanati: una missione eterna della Chiesa che oggi sia attuabile e incisiva. Non a caso, il Concilio motiva l’esistenza e l’azione di questi Consigli proprio nella missione. Tuttavia, penso che questo rinnovo presenti alcune peculiarità specifiche».

Quali sono le principali?

«Il primo tratto caratteristico è il contesto complessivo per cui il cristianesimo occidentale sembra particolarmente indebolito e smarrito, avvertendo la propria inadeguatezza a vivere il tempo attuale e l’incapacità ad assumere una posizione corale davanti alla persecuzione dei cristiani e a ciò che sta avvenendo nel mondo. Dall’altro, c’è il fermento di attenzione e di simpatia che – anche grazie a papa Francesco – rende diffusa la percezione dell’originalità della parola che la Chiesa può dire sul presente e sul domani. Ritengo che siano due condizioni che possono far sentire ai laici tutta la fierezza di potere portare il proprio contributo personale e comunitario al cammino ecclesiale».

Il cardinale Scola, nella sua Lettera inviata per l’occasione, dice infatti che «per vincere lo scoraggiamento e il malumore che rischia di invecchiare le nostre comunità, basta che ci coinvolgiamo nell’affascinante compito di annunciare Gesù Cristo»…

«Si può dare un contributo autentico solo se si condivide, come ho detto, il senso pieno della missione della Chiesa. Ciò significa che ciascuno di coloro che sono coinvolti deve portare tutto se stesso nell’impegno che assume. Un tipo di partecipazione simile dovrebbe e deve basarsi appunto sulla capacità di comprendere quale sia la direzione verso cui procedere per concretizzare la missione che il Signore ci indica. Insomma, è un compito di discernimento e di comunione per continuare la profezia da Lui affidataci».

Oltre al rinnovo dei Consigli pastorali – che coinvolgeranno qualche decina di migliaia di fedeli – e di quello Diocesano, il Cardinale nominerà i nuovi Decani e verrà eletto il Consiglio presbiterale. Di fronte a questo momento di snodo oggettivo, vale per tutti l’appello dell’Arcivescovo, rivolto primariamente ai preti, a non essere “funzionari”, pur nella diversità di ruoli e carismi?

«È questo il cuore del problema partecipativo a ogni livello. Non si tratta di impegnarsi solo per le convocazioni delle Sessioni dei Consigli, magari dopo essere stati a lungo pregati di farlo, ma di “metterci l’anima”. Non è un “lavoro” in più che va a sommarsi ai tanti doveri che la quotidianità impone. Di fronte a questa convinzione di partenza, dobbiamo riconoscere che, pur tra tante difficoltà, non è venuta meno la dimensione propositiva delle nostre comunità di base. Non bisogna pensare al Consiglio pastorale come a un “binario parallelo” rispetto alla normale vita ecclesiale capace di scorrere in autonomia. Dunque, lo scopo, nel comporre il quadro degli eletti attraverso lo strumento della rappresentanza partecipativa, deve essere quello di valorizzare ciò che di vivo e di intraprendente esiste nel popolo di Dio».

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