In una cerimonia alla presenza di don Colmegna, monsignor Luca Bressan, Livia Pomodoro e il ministro Balduzzi, nell’ambito del decennale della Fondazione

di Silvio MENGOTTO

martini

«So che questa casa non vuole essere solo un piccolo luogo di rifugio per chi ha bisogno, ma vuole anche pensare il perché di certe sofferenze e situazioni: vuole esaminare anche dal punto di vista scientifico, della psicologia, perché certe avventure umane finiscano male. Così che l’aiuto non sia solo la monetina che ci sgrava le coscienze, ma sia una città che si lascia interrogare dalle sofferenze e vuole rispondervi in maniera eccellente, non solo in maniera qualunque». Queste le parole estratte dall’intervento del cardinale Carlo Maria Martini all’inaugurazione della Casa della Carità, il 24 novembre 2002.

Nel decimo anniversario della fondazione, il vicario episcopale della Diocesi di Milano Luca Bressan, il presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro, il ministro della Salute Renato Balduzzi e il presidente don Virginio Colmegna hanno partecipato ieri alla dedica della Biblioteca di Confine all’ex Arcivescovo di Milano, che volle la Casa della Carità come centro di accoglienza, ma anche come luogo di cultura e riflessione. In rappresentanza del Comune di Milano presente la vicesindaco Mariagrazia Guida.

In questo decennio Casa della Carità ha raccontato storie di speranza. Ha ospitato uomini, donne, bambini (oltre 400 i minori ospitati), tanti italiani e tantissimi stranieri provenienti da 90 Paesi. Più di 1500 persone hanno trovato alloggio. Tante le emergenze affrontate, dal primo sgombero di un campo rom all’assistenza delle famiglie sfrattate. Si sono promossi e difesi i diritti al lavoro e all’inclusione sociale.

La Biblioteca di Confine è aperta a tutti, ma ha un patrimonio diversificato. Una sezione è dedicata a un pubblico generalista composto da adulti, bambini e ragazzi, ospiti della Casa e non. Al suo interno vi sono opere della letteratura mondiale, ma anche videocassette, dvd e unità multimediali, quotidiani e riviste. L’altra parte importante, dedicata a un pubblico di addetti ai lavori, è il centro di documentazione che raccoglie circa tremila titoli, suddivisi nelle diverse aree d’intervento della Casa. La Biblioteca organizza inoltre presentazioni di libri e incontri con gli autori. Creata grazie al contributo della Provincia di Milano, la Biblioteca del Confine rientra nelle attività dell’Accademia della Carità.

In una breve intervista Martini diceva: «La povertà è soprattutto non contare niente, un sacramento forte che può unificare. La via per superare la paura sono l’esempio e i piccoli passi». Sono le due vie intraprese in questo decennio dalla Casa della Carità, un “aprirsi” alle nuove sfide presenti nella città. Per Martini la parola “carità” doveva essere ripulita da una visione assistenziale e riportata al pieno valore di cittadinanza.

«Martini – ha detto il ministro Balduzzi – usava parole semplici per dire cose profondissime. I piccoli luoghi, come la Casa della Carità, che formano convivialità, sono importanti». Per monsignor Bressan la Casa della Carità è anche un laboratorio che ha affrontato «le nuove sfide con la capacità di costruire futuro nel vivere e accogliere le sorprese di Dio, donate attraverso l’esperienza del meticciato, delle diverse culture e religioni». Per Livia Pomodoro «la cosa importante è la sapienza della carità che, come ricordava Martini, non si ferma all’emergenza, ma risale alle cause. La Casa della Carità ha fatto una cosa straordianria nell’accogliere le persone restituendo loro la giusta e inviolabile dignità calpestata». «Questo anniversario – ha concluso don Colmegna – è un momento importante, che vive della presenza molto forte del cardinale Martini. Portare avanti la sfida della Casa della Carità, sotto il suo sguardo, ha bisogno oggi di un sostegno sempre più ampio e diffuso».

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