L’assistente spirituale nazionale dell’Apostolato Mondiale sottolinea il significato della giornata del 13 maggio: «Quell’avvenimento spirituale è un dono prezioso per la Chiesa, che da lì può trarre la spinta per essere materna, misericordiosa e accogliente come chiede il Papa»

di Annamaria BRACCINI

don vittorio de paoli
Don Vittorio De Paoli

Il 13 maggio sarà un giorno importante per la Chiesa universale. Nella data esatta in cui, un secolo fa a Fatima, la Madonna apparve ai tre pastorelli, papa Francesco canonizzerà due di quei piccoli – Francisco e Jacinta – proprio nella cittadina portoghese, divenuta una delle capitali mondiali della devozione mariana. Ma sarà un giorno importante anche per la nostra Diocesi, con un intenso calendario di eventi e celebrazioni, con la presenza del cardinale Scola, in Duomo e nella sua piazza.

«La proposta è stata fatta dall’Apostolato Mondiale di Fatima all’Arcivescovo già un paio d’anni fa ed è stata accettata da lui e dal Consiglio episcopale milanese – spiega don Vittorio De Paoli, parroco di San Giuseppe della Pace a Milano, decano del Sempione e organizzatore della Giornata nella sua veste di assistente spirituale nazionale dell’Apostolato Mondiale di Fatima -. La visita del Papa a Fatima è un ulteriore riconoscimento del fatto che quell’avvenimento spirituale è un dono prezioso per la Chiesa».

D’altra parte, è evidente che il messaggio che viene dalle Apparizioni sia un monito e un’indicazione di cammino per i cristiani di oggi…
Certo, ciò che la Madonna ha lasciato ai pastorelli è il riassunto del Vangelo e, quindi, si può dire che Fatima rappresenti un grande invito all’evangelizzazione: uno sprone per la Chiesa ad annunciare il Vangelo di Cristo, a imitazione di Maria. Non a caso le cinque parole che a Fatima riassumono il Vangelo sono: preghiera, conversione, penitenza, aiutare Dio a salvare il mondo e affidarsi. Anche la Chiesa di Milano vuole mettersi in ascolto di queste parole e rilancia, aiutata da tale sintesi, la sua missione di evangelizzazione.

Come chiede papa Francesco?
Certamente. Infatti il Santo Padre ci sta domandando di dare alla Chiesa un volto e uno stile mariani: non perché lui personalmente è molto devoto alla Madonna, come si vede bene, ma perché vuole che la Chiesa sia materna, tenera, non abbia paura di essere misericordiosa, accogliente, generatrice di Gesù per gli altri.

Insomma, un messaggio attualissimo?
Io stesso, accompagnando la statua della Madonna pellegrina, lo constato da 15 anni: Maria è sempre fortemente attrattiva, appunto per questo tratto umano e materno che la contraddistingue. Ma, ripeto, occorre trasformare la diffusa devozione popolare in un’occasione di evangelizzazione.

Quale significato e valore ha la scelta di canonizzare i due bambini di Fatima?
Deve ricordarci che siamo chiamati tutti alla santità e che inoltre, in questo caso, sono i bimbi a farsi portatori di un annuncio agli adulti, evangelizzando noi e le famiglie. Credo che quello dei piccoli che evangelizzano i grandi sia un tema forte su cui insistere. Ecco perché la sera del 13 maggio racconteremo la vicenda di Fatima con un linguaggio moderno, giovane, un musical su Maria rappresentato in piazza Duomo dai giovani ex tossicodipendenti della Comunità Cenacolo: giovani che evangelizzano altri giovani.

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