L'esempio di vita del Borromeo, improntato a conversione e santità, sottolineato dall'Arcivescovo nel Pontificale nella solennità del compatrono celebrato in Duomo con grande partecipazione di fedeli

di Simona BRAMBILLA

pontificale san carlo

Erano moltissimi i fedeli che questo pomeriggio hanno partecipato alla Solennità di San Carlo Borromeo, compatrono della Diocesi. Oltre ai docenti, agli alunni e al rettore del Seminario diocesano, monsignor Peppino Maffi, il cardinale Scola ha voluto che fossero presenti anche i Vescovi ausiliari, i membri del Consiglio episcopale, i Decani, quanti operano negli organismi di Curia e nelle realtà collegate, i membri degli organismi diocesani di partecipazione. Inoltre l’Arcivescovo ha richiesto esplicitamente la presenza degli Abati, Arcipreti e Prevosti mitrati. Era inoltre presente monsignor Luigi Stucchi, vicario per la formazione permanente e il prefetto della biblioteca ambrosiana, monsignor Franco Buzzi.
All’inizio della celebrazione eucaristica, il cardinale Scola si è recato nello Scurolo posto sotto l’altare maggiore del Duomo per rendere omaggio personalmente al Santo Borromeo, nel luogo della sua sepoltura. E proprio dallo Scurolo è partita la solenne processione con cui si è aperto il Pontificale.
L’Arcivescovo, che durante la celebrazione ha utilizzato l’anello, il pastorale e il calice appartenuti a san Carlo, nella sua omelia ha sottolineato l’importanza dell’odierna celebrazione eucaristica. «Celebrare la solennità di San Carlo in questo Duomo, che custodisce il suo corpo perché il popolo cristiano possa venerarlo e far memoria delle opere di salvezza di Dio, costituisce un’occasione privilegiata per soffermarci su uno degli aspetti essenziali dell’Anno della fede – ha spiegato il cardinal Scola -. Un aspetto sottolineato a più riprese dai Padri sinodali, durante l’Assemblea ordinaria che si è appena conclusa: l’annuncio della fede, la nuova evangelizzazione richiede conversione e santità. Pensiamo al grandissimo cambiamento di vita del giovane cardinale Carlo prima della sua venuta a Milano e il costante atteggiamento di conversione tenuto in tutta la sua missione di Arcivescovo. Solo così l’uomo di fede può essere un testimone credibile per tutte le donne e tutti gli uomini nostre sorelle e nostri fratelli».
L’Arcivescovo si è poi soffermato sull’epistola letta durante la celebrazione: Lettera di san Paolo agli Efesini. «La liturgia dell’odierna solennità mette in forte evidenza che “essere in cammino”, “tendere” verso la pienezza, è una dimensione essenziale dell’esperienza comune di ogni uomo – ha detto a riguardo il Cardinale -. E lo è in modo del tutto speciale per il cristiano che tende all’uomo perfetto. Eppure troppo spesso lo dimentichiamo: l’oblio e’ il grande male del nostro tempo. Al cammino – al tendere – appartiene certo una componente drammatica: la necessità che la libertà si metta sempre in gioco, non si consideri mai arrivata. Questo può implicare, soprattutto in certi momenti, una notevole dose di sacrificio. Nello stesso tempo però, non possiamo non riconoscere che è proprio questa instancabile tensione a riempire la vita di fascino, ad impedire che i nostri giorni appassiscano in noiosa ripetitività, invece che in solerte ripetizione». L’Arcivescovo si è poi rivolto direttamente presbiteri e ai membri del Seminario diocesano spiegando loro che solo attraverso la formazione permanente è possibile vivere in modo costantemente rinnovato la tensione propria della vita cristiana. «A questo scopo, in accordo con il Consiglio episcopale, ho voluto riformulare il Vicariato della formazione permanente del clero creando, sotto la guida di un Vicario episcopale Vescovo, una Commissione stabile che possa ripensarne adeguatamente contenuti e forme. È solo uno strumento – ha detto il Cardinale -. Questo compito ineludibile tocca infatti ad ogni membro del clero impegnato in parrocchia, nelle comunità pastorali e in tutte le altre forme di ministero, in particolar modo tocca ai decani e ai membri del Consiglio presbiterale». In conclusione del suo discorso l’Arcivescovo Scola ha voluto ricordare il compianto cardinale Carlo Maria Maritini: «Domandiamo al Padre di misericordia di comunicarci lo spirito di fortezza che animò san Carlo e lo rese fedele alla sua missione fino a donarsi totalmente ai fratelli soprattutto per l’intercessione di tutti gli arcivescovi defunti, in special modo del Cardinale Giovanni Colombo, di cui ci apprestiamo lungo quest’anno a fare vivida memoria, e del carissimo compianto Cardinale Carlo Maria Martini».

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