La lettera di suor Claudia Linati e suor Sandra Castoldi, Orsoline milanesi di San Carlo, in Terra Santa dalla fine di settembre

di suor Claudia LINATI e suor Sandra CASTOLDI
Orsoline di San Carlo

Orsoline Terra Santa

Stiamo procedendo nella nostra “esplorazione” e di giorno in giorno tentiamo di conoscere e capire qualche cosa di più. Ciò che fino ad ora abbiamo capito è che questo territorio è estremamente complesso. Abbiamo iniziato a definirlo multistrato. Multistrato è innanzitutto la società, formata da israeliani, arabi e stranieri. Ciascuna etnia si presenta con volti differenti dovuti alla ricchezza o povertà, alla “quantità” di fede che professano e vivono, agli interessi politici. Esistono israeliani nati qui e altri provenienti da ogni parte del mondo, estremamente laici ed estremamente… ortodossi, ricchi e poveri, ebrei o cristiani o totalmente laici. Esistono israeliani arabi ricchi e poveri, cristiani e musulmani. Per non parlare, poi, di tutti i generi di cristiani presenti. Poi ci sono i palestinesi: riconosciuta o no che sia la loro nazione e quindi la loro identità, ci sono: ristretti entro piccoli confini, senza grandi libertà di movimento, anche loro divisi tra estremisti e moderati, cittadini e beduini… Multistrato sono le lingue e i pensieri. Qui si inizia una frase in una lingua e la si finisce in un’altra. Multistrato sono le religioni, perché non è solo questione di professare religioni differenti, ma anche di modi e di intensità differenti.

Multistrato è la Chiesa cattolica. Qui si fondono le presenze del Patriarcato Latino e quelle della Custodia di Terra Santa con compiti anche differenti, ma in dialogo reciproco e sempre a servizio della popolazione, cristiana e non. C’è poi un gran numero di Istituti religiosi, alcuni presenti da più secoli, altri arrivati più recentemente. Sono impegnati in ambiti specifici (scuole, case di accoglienza, ospedali), molti inoltre in uffici vari in Patriarcato o presso la Custodia o nell’accompagnamento dei pellegrinaggi. L’impegno nelle parrocchie è ridotto al minimo (a Gerusalemme c’è un’unica parrocchia) anche perché ci sono parrocchie con 20 o 100 persone e la pastorale giovanile è demandata alle scuole cattoliche. Abbiamo conosciuto tre religiose Comboniane che abitano a Betania in una piccola comunità appena oltre il muro di separazione e che operano con i beduini, i migranti, i rifugiati politici e i cristiani ebreofoni. Sono molto aperte e disponibili, competenti nei loro impegni. Hanno saputo collaborare con persone di tutte le etnie e le religioni e con Ong per attivare progetti a favore di diverse fasce della popolazione.

Un’altra realtà che abbiamo conosciuto e che costituisce uno “strato” recente della Chiesa cattolica è la comunità ebreofona. In Israele esistono alcune persone di lingua ebraica, ma cattoliche, che formano piccole comunità. Ma poi esistono quasi 100 mila migranti di origine filippina, eritrea, etiope, centrafricana, indiana, che sono cattolici. Gli adulti parlano per la maggior parte ancora la loro lingua nativa, ma i loro figli frequentano le scuole ebraiche e sono di lingua ebraica. La maggior parte di loro si trova a Tel Aviv e Haifa, le due grandi città commerciali, ma ce ne sono anche a Gerusalemme. P. David Neuhaus, Vicario per i cattolici ebreofoni, sta tentando di fare di tutto per la formazione cristiana di questi bambini e giovani, ma non è facile trovare volontari, religiosi e sacerdoti che parlino l’ebraico. Multistrato, infine, sta diventando anche il nostro sentire e il nostro cuore, su cui si depositano, immagini, parole, pensieri e preghiere diversi. Allora, ci diciamo, vale proprio la pena di aspettare ancora, conoscere, capire e attendere perché, quando il Signore vorrà, ci penserà lui a far nascere qualcosa di inaspettato e meraviglioso.

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