Una riflessione sul significato di un anniversario che racchiude una storia di presenza, ospitalità, confronto, fede, passione e impegno

don Virginio COLMEGNA e tutta la CASA DELLA CARITÀ

don Colmegna

La Casa della carità nel suo decimo compleanno consegna alla città di Milano e alla Diocesi ambrosiana una piccola storia di vita che è anche una grande storia di presenza, ospitalità, confronto, fede, passione e impegno.

La festeggiano ogni giorno i suoi ospiti e i suoi amici, compresi i molti che vi hanno abitato e che tornano dopo anni a salutare, a raccontarsi, ad assaporare di nuovo il legame umano e quel “sentirsi a casa” che una volta ha permesso loro di alzare la testa e ripartire.

Ecco un programma di eventi per fare festa (in allegato) che rappresenta, innanzitutto, un itinerario di riflessione, una nuova importante occasione per fare quella “Accademia della carità” che nasce dall’accoglienza e che Carlo Maria Martini non si è mai stancato di ricordarci. «I poveri hanno molto da insegnarci», afferma Papa Francesco nella Evangelii Gaudium e per noi questa frase è un monito e un progetto.

La carità è di nuovo parola da ascoltare e studiare, dalla quale lasciarsi stupire. C’è in gioco la scommessa di “farsi prossimo” contenuta nel nostro statuto. Cultura, povertà, giustizia, welfare, globalizzazione e salute sono le parole che abbiamo scelto per imparare la carità, a partire dalle domande del nostro tempo.

A compiere questo percorso di scoperta ci aiutano persone care, preparate, significative per la storia della nostra Casa e per la vita della città e della diocesi che abitiamo, del nostro Paese. A cominciare dall’Arcivescovo e dal Sindaco. A loro chiediamo di aiutarci a verificare e ripartire, attenti al grido dei poveri e alla grande vera domanda di felicità e fratellanza che sale da ogni angolo del mondo.

Invitiamo più persone possibili a compiere questo percorso con noi, credenti e non credenti, cittadini recenti o di vecchia data, già conoscitori della Casa o curiosi di farne la prima esperienza. C’è bisogno di un dialogo che apra orizzonti nuovi e che consideri davvero la diversità un irrinunciabile tesoro che rende tutti più ricchi.

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