Dedicata al Convegno di Firenze la sessione di lavoro svoltasi a Villa Sacro Cuore. Tra gli impegni assunti, favorire una ricezione più incisiva sul territorio dei temi dell’evento ecclesiale e approfondire la conoscenza della “Evangelii Gaudium”

di suor Anna MEGLI

Consiglio pastorale

È stata una ricca riflessione, quella svolta dal Consiglio pastorale diocesano nella sessione di lavoro svoltasi il 27 e 28 febbraio a Villa Sacro Cuore di Triuggio. La seduta ha avuto come punto centrale la ripresa del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze e abbondante è stata la raccolta delle riflessioni condivise, sia in rapporto al discorso tenuto in quell’occasione dal Santo Padre, sia in riferimento alle testimonianze offerte dai delegati. Dal discernimento fatto insieme sono emerse alcune sottolineature e indicazioni con le quali l’assemblea ha affermato la necessità di far conoscere le istanze emerse dal Convegno – che paiono invece non essere state recepite dal territorio – insieme con l’accoglienza dell’invito fatto dal Papa di conoscere i contenuti dell’Evangelii Gaudium.

Un’attenzione speciale è andata alla sottolineatura di tanti testimoni sulla modalità sinodale messa in atto durante il Convegno: lavorare insieme tra persone di età, vocazioni, impegni ecclesiali e provenienze diverse ha dimostrato che la bellezza della “varietà” dei carismi può solo contribuire ad arricchire e a rendere più bella la vita dei cristiani. Dalle diverse riflessioni è apparsa la necessità di porre attenzione al “soggetto” promotore del nuovo umanesimo, cioè ogni uomo e donna di oggi, facendo attenzione ad alcuni tratti di stile che mettano al centro l’Essere piuttosto del fare, uno stile gratuito e l’impegno a vivere la concretezza come occasione per crescere insieme.  

In chiusura della sessione il cardinale Angelo Scola si è soffermato proprio sulla riflessione intorno al “soggetto”, mettendo in luce che è un soggetto personale e comunitario, chiamato a esprimersi in modo testimoniale nel rispetto delle situazioni e delle circostanze in cui ci si viene a trovare. Partendo dalla situazione di dualismo in cui siamo precipitati per secoli il Cardinale chiede di domandarci: «Cosa vuol dire seguire Gesù senza addomesticazione?». L’invito è quello a passare da registri diversi che declinano la vita e soprattutto giungere alla domanda su come la vita di ciascuno – sia egli professore, manager od operaio… – ha a che fare con Gesù e come questo aiuta ad approfondire una ricerca di senso. Il soggetto deve essere attento a ricercare il senso della propria esistenza in Cristo, attraversando tutti gli ambienti del quotidiano che lo riguardano. 

La prima periferia che incontriamo, ha suggerito l’Arcivescovo, è quella che si trova ogni giorno nella vita quotidiana della professione, del quartiere, del condominio, ed è nella materialità dell’esistenza che si esprime la corrispondenza tra il mio cristianesimo e il vivere quotidiano. Possiamo allora notare come il Convegno di Firenze abbia dato un importante contributo per affacciarsi al tempo post-moderno a cui apparteniamo, proprio donandoci, anche attraverso le parole del Papa, un alveo sicuro entro il quale muoversi e da approfondire con un lavoro personale e capillare.

I membri del Consiglio hanno poi sottolineato l’importanza di porre attenzione alle “azioni” del nuovo umanesimo, che devono assolutamente avere una portata bidirezionale, con una “ricaduta” sia all’interno della comunità cristiana, sia ad extra.

L’invito conclusivo è stato quindi per tutti quello a valorizzare la riscoperta delle opere di misericordia, le pratiche del dialogo, l’esercizio della responsabilità civile e politica, la cura della inclusione dei poveri e dei migranti, l’attenzione alla dimensione culturale, quali occasioni per essere testimoni diretti della bellezza di camminare verso la santità.

 

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