Una donna straniera, abbandonata dal marito e madre di una bambina, ha trovato sostegno nell’associazione «A piccoli passi» e nei coniugi Marinella e Bruno, che badano alla piccola mentre lei è al lavoro

di Claudio URBANO

A piccoli passi

Grazie all’affido part-time la piccola Anna (il nome è di fantasia) ha trovato una seconda famiglia, una casa dove stare mentre la mamma è al lavoro. La donna, straniera, gestisce un piccolo negozio di riparazioni sartoriali: lasciata dal compagno, ha dovuto crescere da sola la figlia e probabilmente non aveva altro modo per accudirla che portarla con sé al lavoro fino all’ora di cena.

A prendersi cura di lei, proprio come due nonni, sono stati la signora Marinella e il signor Bruno, marito e moglie della parrocchia milanese di San Protaso, in zona San Siro, che peraltro un nipotino lo hanno già. Per la piccola è stata preziosa l’attenzione di tutta la comunità: ormai tre anni fa alcuni clienti del negozio si sono interessati alla situazione della donna, l’hanno segnalata a suor Vincenza, della parrocchia, che a sua volta ha interpellato il consultorio di zona. A questo punto sono entrati in gioco Marinella e Bruno, attraverso la forma di affido giornaliero avviata dall’associazione «A piccoli passi». Nel corso degli anni i coniugi sono stati affidatari di diversi altri bambini segnalati dal Comune: questa volta, però, un affido a tempo pieno non serviva. Anche perché la madre di Anna è ben presente «ed è una brava mamma», chiarisce la signora Marinella. Il progetto avviato è piuttosto quello di un sostegno che passa da una relazione di prossimità. I coniugi tengono la piccola durante la giornata dal lunedì al sabato, mentre la donna è al lavoro. Alla sera, verso le otto, Anna torna a casa con la sua mamma.

«Anna ormai ci chiama nonni e sta imparando a parlare con un bell’accento milanese», scherza la signora Marinella. Ma l’aspetto più positivo è certamente il rapporto di fiducia instauratosi tra la famiglia e la mamma della piccola. Naturalmente c’è stata da superare qualche diffidenza iniziale: sia perché la donna temeva di perdere l’affetto della figlia, sia per alcune inevitabili differenze culturali, magari piccole, ma che sembrano ineliminabili. Un punto a favore della signora Marinella è stato far mangiare alla piccola il formaggio, e ora anche la mamma tiene sempre un pezzo di grana in frigo, mentre la donna continua ad utilizzare alcuni rimedi “tradizionali” per le malattie della bambina. «Col medico abbiamo appurato che non fanno male», taglia corto la signora.

A mediare c’è un assistente sociale del consultorio e poi l’associazione «A piccoli passi». La ricetta è quella di un sostegno gratuito, ma senza invadenza: «Come tra suocera e nuora», chiosa la signora Marinella. Un modo per stare vicino a famiglie i cui problemi concreti, come nel caso della madre di Anna, nascono spesso dalla solitudine e dalla mancanza di una rete sociale.

 

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