Pubblichiamo la nota conclusiva dei lavori della sessione IV dell’organismo diocesano, svoltasi a Villa Sacro Cuore di Triuggio il 26 e 27 novembre scorso

dell Presidente della commissione Sessione IV e della Giunta del Consiglio pastorale diocesano

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I lavori della Sessione IV del Consiglio pastorale diocesano dedicati al tema “La pluriformità nell’unità” nella pastorale dell’arcidiocesi ambrosiana” si sono svolti in un clima di grande attenzione, partecipazione e vivacità favorita da una alternanza di voci espressione di diversi punti di vista. Il presidente della commissione Eugenio Di Giovine ha introdotto i lavori generali presentando la traccia di lavoro e dando poi voce all’esperienza di dialogo e di confronto tra associazioni e movimenti nella nostra diocesi attraverso la ricostruzione storica e pastorale di monsignor Franco Agnesi, provicario dal 1995 al 2002 e presidente del coordinamento al tempo dell’episcopato del cardinale Martini, e attraverso Silvia Landra, presidente di Ac e segretaria del Coordinamento diocesano e Alberto Sportoletti, rappresentante di Cl nel Coordinamento, che con Silvia Landra ha curato il lavoro che ha condotto a stilare il documento firmato da tutte  le associazioni e i movimenti in vista delle elezioni amministrative di primavera nel Comune di Milano.

Approccio concreto

Questa ricca esperienza è emersa come parte viva del cammino nella nostra Chiesa diocesana, che è stata ulteriormente espressa tramite le sintesi dalle Zone e i racconti e le riflessioni di 43 consiglieri ai quali è seguito l’intervento conclusivo dell’Arcivescovo. Il tema non è stato affrontato in modo astratto o mediante la formulazione di ipotesi teoriche, ma alla luce di situazioni, passi, ed esperienze concrete. È emerso quanto la ricchezza dei carismi abbia rappresentato un dono per la crescita personale di ciascun battezzato e per la nostra Chiesa locale; soprattutto è risultato fruttuoso per questo cammino il confronto con le sfide e le questioni poste dalla vita, che hanno suscitato tra i diversi soggetti una dinamica di condivisione per la missione e per il servizio. Pur con diverse fatiche dettate dalla diversità, è cresciuta la conoscenza e si è generato un riconoscimento reciproco tra le varie modalità di vivere la fede suscitati dalla forza dello Spirito. La dinamica di integrazione tra carismi dentro la Chiesa locale, con diversi gradi di realizzazione tra livello diocesano e livello parrocchiale, è stata raccontata senza nascondere i problemi che ancora ci sono, determinati da alcune mancanze, come per esempio quella di vera stima per la crescita nella fede, ovunque avvenga; quella verso una attenzione alla territorialità, autentico luogo missionario entro cui edificare la Chiesa locale; quella di un rispettoso rapporto tra gerarchia che non “si serva” solo dei carismi, in modo utilitaristico, e dall’altro lato quella di chi vive i carismi, perché non “si serva” solo delle realtà parrocchiali.

Il percorso fin qui avvenuto incoraggia, dunque, a cogliere la pluralità nell’unità non come problema, ma come una dinamica di Chiesa che imprime una direzione alla sua azione. Sintetizziamo in ordine di importanza i passi attorno a cui c’è stata maggiore convergenza:

1) Pluriformità nell’unità

Non è solo un tema, è molto di più: un modo per comprendere il mistero della Chiesa vivente nella storia.

In primo luogo va compreso sempre più quel “nell’unità”: una unità che ci precede, che nasce dalla fede battesimale, si radica nella Parola, si nutre dell’Eucarestia da cui prende forma ogni convocazione ecclesiale, ogni convergere insieme. L’esperienza del coordinamento è cresciuta nella riscoperta e nel riconoscimento reciproco del NOI ecclesiale che precede tutti. “Pluriformità”: anch’essa va capita meglio. Se è radicata nella comunione non genera confusione, ma la realizza in forma alta. Il poliedro ne è l’immagine che esprime la varietà di sfaccettature, vera ricchezza che apre a tanti modi di scoprire e vivere la Chiesa, modi suscitati dallo Spirito in risposta ai bisogni del tempo. I nodi da sciogliere o i temi da approfondire sono ancora tanti  e in questa fase di maturità ecclesiale dei carismi sembrano esserci le condizioni per fare ulteriori passi, per esempio su questi punti:
imparare maggiormente dalla storia dei carismi che hanno suscitato ordini e istituti religiosi dinamiche e processi adesso in atto nelle realtà laicali;
riconoscere la coessenzialità dei doni carismatici e gerarchici che attraversa ogni soggetto ecclesiale: anche la parrocchia e i doni gerarchici sono “carismatici” come il movimento e le aggregazioni ecclesiali in genere possiedono una dimensione “gerarchica”;
nutrire un forte senso ecclesiale e la comune appartenenza alla Chiesa diocesana come via per contrastare  la tentazione di autoreferenzialità di movimenti e associazioni e di autocentratura delle parrocchie;
praticare una più concreta sinodalità tra soggetti ecclesiali per superare il rischio di ridurre la ricchezza del poliedro alla superficie liscia e omogenea della sfera, a causa del prevale di un solo soggetto, e tra tutti il più configurato rimane quello gerarchico.

La rilevanza di questi punti e anche l’auspicio da parte dell’Arcivescovo riguardo la continuazione di una riflessione volta ad approfondire il senso profondo di esperienze di comunione in atto diventano invito a trovare modi e luoghi per continuare, anche alla luce di Evangelii Gaudium, una riflessione che aiuti sempre più a comprendere il volto e la forma (o ri-forma) di Chiesa che lo Spirito sta suscitando per questo tempo.

2) La vita insegna alla vita

È emerso con molta chiarezza che i passi non si compiranno “per decreto”, ma in risposta a questioni e sfide che la vita pone alle donne e agli uomini di oggi. Per esempio sono emerse: una forte accelerazione tecnologica, il meticciato, la frammentazione della vita, la secolarizzazione, l’individualismo, una grave autoreferenzialità che fa implodere l’Europa… Come a metà degli anni Ottanta fu un frutto maturo del convegno sulla carità “Farsi Prossimo”, la ricerca di una più profonda comunione ecclesiale tra associazioni movimenti e il Vescovo, a favore di una più intensa testimonianza di carità, anche oggi lo slancio missionario di movimenti e associazioni può rappresentare l’occasione per trovare terreno comune di dialoghi costruttivi, esperienze di comunione e un modo nuovo di essere Chiesa tra la gente che apra nuove vie nell’azione pastorale… È importante che nel rispondere ai bisogni e alle sfide si riconosca la ricchezza e l’affidabilità di chi è mosso da carismi dati per l’oggi. La comunione spinge all’azione, ma anche il far agire più soggetti con stima e fiducia alimenta la comunione e svela l’unità che li precede e li fonda. Si è riconosciuta dunque nel fitto confronto la verità delle parole di papa Francesco, che a Firenze ha invitato a passare dal dialogo al lavorare insieme: raccogliendo ovunque frutti positivi di conoscenza reciproca e di vera comunione.

Per compiere i passi indicati sono emersi altri due snodi: uno riguardo i cammini personali di fede e l’altro relativo ai luoghi ecclesiali di pratica di comunione per la missione. Precisamente:

3. È importante valorizzare sempre più la ricchezza delle diverse spiritualità da non omologare, ma anzi da scoprire nelle diverse peculiarità. Esse si rivelano come vie importanti per la crescita della fede delle persone, una ricchezza che va testimoniata e posta a servizio della edificazione delle comunità. Inoltre si consegue l’unità solo se ognuno di noi è capace di accogliere amorevolmente, con tutte le loro diversità, le persone che incontra; come pure le vicende e le situazioni della vita di tutti i giorni; cioè: se si è capaci di accogliere personalmente la pluriformità.

4. La conoscenza reciproca per un dialogo operoso nei territori, ambienti e parrocchie, ha bisogno di luoghi e un luogo adatto per l’esperienza ecclesiale di pluriformità nell’unità è indicato nel Decanato. Questo livello della vita di Chiesa appare ora debole, poco curato, a volte disertato, ma laddove si è continuato a viverlo, sta dimostrando di essere un significativo livello di vita ecclesiale, specialmente per una ripresa di esperienze come quella del Coordinamento diocesano e per l’elaborazione di dialoghi operosi che siano  di ulteriori stimolo per lo stesso livello diocesano. 

Infine: la vita per esprimersi ha bisogno anche di linguaggi, eventi, parole

5. È da continuare e da rinforzare la cura di alcuni segni simbolici della nostra appartenenza all’unica Chiesa diocesana, come per esempio la partecipazione ad alcuni eventi caratteristici della Chiesa ambrosiana (Traditio Symboli, Veglia missionaria…); sono da attuare iniziative di preghiera e confronto nei territori (Cp e Decanati).

 

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