Una 26enne che frequenta il Gruppo Samuele: «L’incontro con loro permette di vedere una realtà diversa dalla mia quotidianità». Aresia Gargiulo, della Gioventù Francescana: «Di fronte a loro contemplo la bellezza della sequela di Cristo»

Aresia Gargiulo

Chi sono i consacrati e le consacrate per i giovani oggi? Che immagine hanno di frati e suore? Qualcosa unicamente del passato? Lo abbiamo chiesto a due giovani della nostra diocesi. Così racconta una donna di 26 anni, che frequenta il gruppo Samuele, il cammino spirituale offerto ai giovani per discernere la propria vocazione: «La fede è sempre stata una parte molto importante della mia vita, fin da quando da piccola frequentavo l’oratorio. Qui ho incontrato tante persone e anche la figura della suora e del “don” che mi hanno sempre accolta e capita e per me sono stati un esempio di fede importante. Il loro esempio e quello dei miei catechisti e amici mi hanno aiutato a impostare la mia vita pensando anche agli altri. L’incontro abbastanza casuale con suor Anna è stato molto importante, perché mi sta aiutando ad approfondire la mia fede, mi infonde sicurezza e mi fa capire quanto è bello vivere donando la propria vita totalmente a Dio attraverso il servizio ai fratelli. Suor Anna mi sta dando tante opportunità, sia per esperienze di preghiera personale, sia per pregare con la sua comunità. L’incontro con lei mi ha permesso di vedere una realtà diversa dalla mia quotidianità. Lei riesce a trasmettermi la gioia della vita religiosa, donandomi un grande aiuto per proseguire il cammino del Gruppo Samuele che lei stessa mi ha proposto di intraprendere. Il confronto con lei mi sta aiutando a far luce sulla mia persona permettendomi di acquistare forza e maggior stima in me stessa»

Aresia Gargiulo della Gioventù Francescana (GiFra), anche lei 26enne, ci racconta: «“Chi è quello, mamma?”. Un giorno un bambino, vedendo un frate, chiese alla mamma chi fosse e perché fosse vestito così. Quel giorno me lo ricordo bene perché in quel momento istintivamente pensai: “Come è possibile che quel bambino non conosca i frati?”. Così la mia mente iniziò a ripercorrere i volti dei consacrati che fin dall’infanzia hanno fatto parte della mia vita e nel mio cuore prese piede un sentimento di gratitudine, rendevo grazie al Signore per ciascuno di loro; perché se da bambina le domande hanno risposte semplici, da adolescente e da ragazza tutto cambia, tutto si complica. Ma quando sei di fronte alla bellezza come fai a non credere? La bellezza di uomini e donne, sacerdoti, religiosi e religiose che hanno incontrato il Signore nella loro vita. Ed è così che, attraverso loro, anch’io l’ho incontrato. Attraverso loro ho imparato a discernere il mio bene e a fare scelte difficili. Attraverso loro ho conosciuto lo sguardo del Padre, aperto, libero, confortante, che non esclude nessuno, ma abbraccia e unisce tutti. “I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli” (Lc 2,30s). Non è forse questo che cerchiamo nei nostri consacrati? Occhi che sappiano scrutare la storia guardando al di là delle contraddizioni del mondo, che lascino trasparire vicinanza e possibilità nuove, che illuminino di tenerezza e di pace. È di fronte a loro che contemplo la bellezza di una scelta alla sequela di Cristo povero, casto, obbediente».

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