Le parole dell’Arcivescovo si inseriscono e proseguono il solco tracciato in Diocesi fin dagli interventi del cardinale Martini

di Giampiero ALBERTI
Collaboratore per il settore islam in Diocesi e per il Cadr

Don Giampiero Alberti

A Londra, nel presentare la Fondazione internazionale Oasis con la sua rivista edita in più lingue, il cardinale Scola ha richiamato e approfondito le motivazioni su cui si basa l’incontro e il dialogo con le altre religioni e in particolare con i musulmani ormai da tempo così presenti anche in Italia. Ha parlato della comune umanità e della cultura come terreno di incontro, ha proposto come campi in cui lavorare i “4 cantieri”: libertà religiosa, crisi economica, secolarizzazione, questione sociale. Ha indicato le linee che guidano dal suo inizio la Fondazione e sono punto di riferimento di grande chiarezza per chi opera oggi nel campo del dialogo interreligioso.

E in Diocesi di Milano? In quanto collaboratore per il settore islam in Diocesi e per il Cadr (Centro ambrosiano per il dialogo con le religioni), certo di interpretare i sentimenti di chi è impegnato nello stesso campo, ritengo di poter dire che ci siamo ritrovati pienamente nelle linee tracciate dall’Arcivescovo. L’impegno di anni per l’incontro con i musulmani va proprio nel senso e nello spirito espresso dal Cardinale. Questo anche grazie alle linee guida indicate dal cardinale Martini nel famoso Discorso alla città del 1990 Noi e l’Islam.

Grazie alla sinergia tra tanti canali di formazione e impegno pastorale, facendo tesoro del lavoro di chi in Milano aveva già dissodato il terreno, circa 25 anni fa si è cominciato a cercare di fare cultura di dialogo andando ad incontrare personalmente i responsabili dei Centri islamici che sono in Diocesi di Milano, stabilendo così buoni rapporti. Con il tempo si è giunti a una reciproca fiducia. Ancora di più, si è lavorato sull’umanità di tanti immigrati musulmani che incontravano concretamente il mondo cattolico, in occasioni propizie, come le feste di fine Ramadan con la consegna degli auguri del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e dei nostri Arcivescovi. Parlando davanti a migliaia di fedeli musulmani raccolti per la preghiera si è potuto comunicare il cuore del dialogo della Chiesa cattolica nei primi anni, e più avanti dei cristiani di più confessioni.

Questa cultura di rispetto e stima reciproci si è cercata anche mentre si svolgevano le visite natalizie alle famiglie, bussando anche alle porte dei musulmani che si incrociavano nei palazzi delle nostre città; nella quasi totalità si è ricevuti e nasce amicizia. Così come la presenza di ragazzi musulmani nei nostri oratori ha dato motivo di esprimere valori comuni nel rispetto delle differenze. L’accompagnamento delle coppie miste nel Consultorio del Cadr, pur nelle mille difficoltà, potrà diventare un mezzo di integrazione fondata sull’amore. Gli incontri nelle parrocchie, nelle scuole, in enti vari, per formare all’incontro con i musulmani, stanno portando i primi frutti per quel dialogo dei piccoli passi fatto tra gente comune, vicini di casa, compagni di lavoro e di studio. Purtroppo queste esperienze non sono ancora conosciute in tutta la Diocesi.

Un impegno sempre necessario. C’è ancora molto da fare a tutti i livelli, dal mondo dell’educazione dei ragazzi al mondo interreligioso, alla reciproca conoscenza dei valori del lavoro, del dolore, della solidarietà, inserendoci soprattutto nei 4 campi indicati dall’Arcivescovo, affinché il dialogo non resti generico e superficiale, ma sia profondo: potersi conoscere e raccontare gli uni gli altri, poter operare insieme per il bene comune.

Dialogo che, nella nostra società, diventi una forma mentis, una nuova cultura, se per cultura possiamo intendere un modo di vivere significativo, portando nella società i valori che ci animano nel confronto e nel rispetto reciproci. Personalmente ritengo che in quanto cristiani siamo chiamati al dialogo da Cristo stesso e che l’azione pastorale con i suoi progetti creativi può solo scaturire da questa convinzione, e diventare annuncio della speranza che è in noi.

La certezza del sostegno e degli insegnamenti che il Cardinale, con la sua specifica esperienza anche in questo campo, non ci farà mancare, ci saranno di sprone per un impegno sempre più concreto.

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