L’esperienza di aiuto condotta da tre anni a questa parte, di buon mattino, a favore di chi vive per strada nei pressi del Duomo: «Incontriamo un grande desiderio di poter parlare con qualcuno»

di Marta VALAGUSSA

Camminando per le vie di Milano, soprattutto in piazza Duomo, dopo le riunioni serali, alcuni giovani di Azione Cattolica si sono accorti della presenza di tante persone che dormivano su un pezzo di cartone e si coprivano con qualche straccio. Diversi posti sono letteralmente presidiati dai senzatetto. Così è nata l’esperienza “3P – Pane, Parola, Poveri”. Incontriamo Greta, che partecipa costantemente a “3P”, e don Luca Ciotti, che assiste i ragazzi in questa iniziativa.

Greta, da quanto tempo esiste “3P”?
Da tre anni. Inizialmente giravamo di sera, dopo le riunioni o durante il periodo di convivenza in Casa Zaccheo. Ma ci siamo accorti che, alla fine della giornata, sono tanti i gruppi che vanno incontro ai poveri, per aiutarli ad affrontare la notte, soprattutto in inverno. Così quest’anno abbiamo deciso di uscire la mattina presto e strutturare in modo più completo la proposta. Siamo gli unici che offrono il loro aiuto di mattina.

Come vi organizzate?
Alle dieci di sera del secondo e del quarto mercoledì del mese ci troviamo per preparare i panini farciti e qualche dolce da donare ai poveri. Un panettiere di Milano ci fornisce pizze, focacce e pane. Recitiamo la compieta e leggiamo il Vangelo del giorno dopo. Dormiamo tutti in San Giorgio, presso la Comunità San Natale, che sta diventando un punto di riferimento importante per noi giovani di Ac. Ci svegliamo alle 5 e dopo una breve preghiera e una riflessione sul Vangelo ci dividiamo in due o tre gruppi.

Quale zona coprite?
Tutta l’area circostante al Duomo. Con il tempo ci siamo accorti che esistono luoghi fissi in cui si trovano i poveri. Ma ogni volta ne scopriamo di nuovi. Dalle 6 alle 7 giriamo per tutto il centro, distribuendo tè caldo in inverno e sacchetti con panini. Alle 7 torniamo in Centro diocesano, celebriamo la messa in cappella e condividiamo qualche riflessione sull’esperienza appena vissuta. Dopo la colazione, alle 8 siamo tutti pronti per il lavoro o per l’università.

Che tipo di persone incontrate?
Di ogni genere. Una volta abbiamo conosciuto una ragazza bulgara che è qui in Italia con il padre, ma non riescono a uscire dalla povertà in cui vivono. Ci è capitato anche di incontrare uno slavo che faceva il professore nel suo Paese, ma è stato cacciato perché contrario al regime. Con lui abbiamo parlato della situazione politica del suo Stato. Ci sono anche tanti immigrati appena arrivati in Italia, che mettono via il sacco a pelo per andare al lavoro. Sono sottopagati e non hanno una casa dove poter dormire, così trascorrono la notte all’aperto.

Cosa ti ha colpito maggiormente di questa esperienza?
Mi ha fatto molto riflettere la presenza fissa di persone che presidiano sempre gli stessi posti. E tuttavia provano vergogna del loro stato, nonostante per loro sia ormai un’abitudine, un dato di fatto. Alcuni ci chiedono di andare via o rifiutano il nostro sacchetto di cibo, pur avendo fame. Spesso sono provati dalla stanchezza, sono snervati, ostili ai rapporti interpersonali. Ma la maggior parte delle volte queste persone hanno bisogno di parlare, sono pronti a donarti fiducia, anche se sanno difendersi molto meglio di noi. Purtroppo possiamo dedicare loro poco tempo. In un’ora è difficile instaurare un dialogo sostenuto. Ma la costanza dell’incontro favorisce la costruzione di un rapporto. E la volta successiva diverse persone ci riconoscono. La periodicità dell’esperienza ci obbliga a prenderci cura realmente di queste persone.

Don Luca, qual è il vostro obiettivo?
Di certo non possiamo risolvere un problema sociale così vasto, ma possiamo e vogliamo cambiare il nostro sguardo sulla realtà. È importante accorgersi che i poveri esistono davvero e dormono proprio nelle piazze dove di giorno vengono fatte transazioni miliardarie. Non si tratta quindi di un servizio sociale, che tuttavia manca. Piuttosto, il nostro obiettivo è quello di incontrare Gesù nelle tre P: nella Parola che ci accompagna sin dalla sera precedente, nel pane che portiamo ai più bisognosi, ma anche nel Pane eucaristico e infine nei poveri. Abbiamo imparato con il tempo ad essere delicati, discreti e poco invadenti. Molte volte ci capita di lasciare il sacchetto vicino a qualcuno che dorme ancora. Non cerchiamo per forza il dialogo. Vogliamo solo farli stare un po’ meglio. Diverse persone si svegliano e trovano accanto a sé un sacchetto con del cibo. Così si innesca il circolo del dono.

Cioè?
Se ti svegli e trovi un dono accanto a te, ti accorgi che qualcuno ha pensato a te, gratuitamente, senza pretendere niente in cambio. A questo punto può scattare anche in te il senso della gratuità, il circolo del dono. Fare agli altri qualcosa di bello che è capitato a te. Così la gratuita diventa generatrice di ulteriore gratuità.

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