Il sindaco di Cernusco sul Naviglio, vicesindaco della neonata Città metropolitana milanese, commenta il messaggio rivolto dal cardinale Scola nella Basilica di Sant’Ambrogio

di Eugenio COMINCINI
Sindaco di Cernusco sul Naviglio, Vicesindaco della Città metropolitana milanese

Eugenio Comincini

Cuore del messaggio alla città da parte dell’Arcivescovo è l’appello per un nuovo umanesimo: nel suo Discorso il cardinale Angelo Scola, partendo dall’appuntamento straordinario di Expo del prossimo anno, ripercorre le tappe fondamentali della storia del nostro territorio degli ultimi decenni e mette bene in luce come il nostro tempo sia caratterizzato da grandi difficoltà e scoraggiamento, come sia la frammentarietà a definire Milano e le sue terre, che sono alla ricerca di una nuova anima.

Da questa analisi scaturisce l’appello per un nuovo umanesimo, la necessità di «uno scatto di umanità per mettere fine a sofferenze», per usare le parole dell’Arcivescovo, che cita papa Francesco che ci ricorda costantemente di saper rimettere l’uomo al centro.

In questo scenario la parola rivolta ai cristiani – di cui l’Arcivescovo è pastore – è quella per un rinnovato impegno di responsabilità, attraverso una diretta testimonianza (o «auto-esposizione», come la definisce Scola) al fine di poter incontrare ogni uomo, per mostrare non solo la convenienza della fede, ma per far emergere quel senso di umanità che ciascuno di noi ha ricevuto (per grazia e non per merito). Le ragioni che devono vedere impegnati i cristiani per un nuovo umanesimo sono legate al fatto che siamo membri dell’unica famiglia umana e perché siamo seguaci di un Dio che ha deciso di incarnarsi e di vivere la condizione di vero uomo.

L’appello di Scola per un umanesimo della responsabilità, che abbia i piedi per terra e lo sguardo rivolto al cielo, deve far riflettere cristiani e uomini di buona volontà: l’invito all’impegno per un nuovo umanesimo ha bisogno di uomini e donne capaci di narrare la ricchezza di legami di varia natura che esistono e che contribuiscono a renderci ciò che siamo. Lo scenario che viviamo vede certo crescenti individualismi, ma anche – paradossalmente e in modo contrario – il costante lievitare di forme nuove di relazioni, di legami sociali e di comunità: sono questi punti di forza che devono aiutarci nel percorso di riumanizzazione della società.

Il riferimento finale alla nascente Città metropolitana milanese è importante e sottolinea l’attenzione dell’Arcivescovo per quanto si muove in ambito civile; la sua indicazione per un’amicizia civica per un nuovo umanesimo, proprio in vista della costruzione della nuova istituzione, è da considerare positivamente, va accolta e va declinata nel percorso costituente, anche attraverso un confronto e un approfondimento.

Tutto il Discorso di Scola è attraversato dalla tensione per una «vita buona», legata alla testimonianza: parole forse in disuso, ma quanto mai necessarie in questo tempo di crisi su molti fronti; la proposta finale dell’Arcivescovo, legata anche al percorso costitutivo di Città metropolitana, di un percorso di «dialoghi di vita buona» appare interessante per le possibilità di confronto di cui abbiamo bisogno e certamente contribuirà ad animare la vita culturale e spirituale ambrosiana.

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