Sono molteplici gli stimoli dei testi sacri che possono diventare materia di catechesi per mostrare il senso del lavoro nella vita del cristiano

di Walter MAGNONI
Responsabile Servizio per la Pastorale sociale e il lavoro

operai

«Il tema del lavoro non ha cittadinanza nella pastorale»: così affermava don Angelo S. in un incontro decanale dei preti durante il quale presentavo le attività della Pastorale Sociale e del Lavoro. Don Angelo ha diretto per anni la pastorale del lavoro e ancora oggi, pur ottantenne, conserva una grande passione per le questioni sociali. Ascoltavo con stima le parole di un uomo che ha toccato in prima persona la forza vitale del Vangelo quando s’incontra con la vita del lavoratore. Mi sono chiesto: come la catechesi può ridare cittadinanza al tema del lavoro?

Il testo biblico inizia con l’immagine di Dio stesso che lavora e si riposa per creare il mondo. All’uomo e alla donna creati è dato il compito di coltivare e custodire il giardino dove sono posti. Gesù stesso vive la maggior parte della sua esistenza nel silenzio laborioso di Nazareth. San Paolo elogia l’apostolo che riesce a mantenersi con le proprie mani.

Sono molteplici gli stimoli del testo sacro che possono divenire materia di catechesi al fine di mostrare il senso del lavoro nella vita del cristiano. Viviamo un’epoca particolare, quella del «win for life». Un gioco che propone a chi vince di poter vivere senza lavorare. L’idea che l’uomo si nobilita col lavoro e che al di là del lato economico dietro l’attività lavorativa vi sia un senso dell’essere, è oggi ribaltata e minata dal credere che chi possa condurre l’esistenza senza svolgere alcuna attività lavorativa sia un uomo fortunato.

A mettere in luce il cortocircuito di questo ragionamento sono certe persone che andando in pensione hanno tanto tempo libero, ma sono colte da un senso di vuoto, che talora scatena depressioni in quanto si sentono meno utili.

Dare un corretto senso del lavoro, a partire dal testo biblico e dalla tradizione cristiana, credo sia un compito della catechesi, sorretta dalla liturgia eucaristica dentro cui quel pane e quel vino che divengono corpo e sangue di Cristo sono «frutto della vita e del lavoro dell’uomo».

In sintesi, il problema è quello d’incorrere in due rischi opposti: da un lato una vita disimpegnata incapace di cogliere il valore del lavoro ben fatto e di come attraverso la propria opera si possa contribuire alla crescita della società; all’opposto l’assolutizzazione della propria attività lavorativa al punto che «si vive per lavorare».

Quest’ultimo pericolo mina anche il senso del riposo pensato per rigenerare la persona e per ritrovare il tempo per la relazione con Dio e coi fratelli.

La campagna della Chiesa italiana intitolata “Libera la domenica” ha precisamente lo scopo di fare del giorno del Signore un giorno altro nel quale potersi riposare, così come Dio stesso fece dopo avere creato.

L’Incontro mondiale delle Famiglie del giugno scorso sul tema “Famiglia, lavoro e festa” ha in realtà permesso a molte parrocchie di ritornare a parlare di tali questioni anche dentro la catechesi. L’auspicio è che al di là di quell’evento, la catechesi ordinaria non perda mai di vista il nesso fede – vita che trova nelle questioni sociali e nel lavoro aspetti non marginali ma centrali per la vita di ogni persona.

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