Alla Mangiagalli il primo di nove seminari che prendono in esame l’opera di assistenza nei confronti di chi vive un’esperienza di dolore, nel rispetto delle differenti identità e convinzioni di ciascuno

di monsignor Pier Francesco FUMAGALLI
Viceprefetto Biblioteca Ambrosiana, Responsabile diocesano Rapporti con l'Ebraismo

«L’umanizzazione dell’ospedale: dall’architettura alla multiculturalità» è il titolo del seminario con interventi di esperti e una tavola rotonda, in programma martedì 30 giugno, dalle 17 alle 20, presso l’Aula Magna della Clinica Mangiagalli della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, che dà il via a un ciclo di nove seminari promossi da Biblioteca Ambrosiana, Associazione Medica Ebraica, Co.Re.Is Italiana, Collegio Ipasvi Mi-Lo-MB e Fondazione Irccs Ca’ Granda. Ecco la presentazione.

 

Questo primo incontro seminariale raccoglie e sviluppa in modo articolato le conclusioni della conferenza programmatica tenutasi all’Ambrosiana il 20 aprile 2015, applicandole ad alcuni aspetti dell’umanizzazione integrale per la cura della persona. Ci interroghiamo su come possiamo, insieme eppur diversi per convinzioni ideali e religiose, «prenderci cura» di chi vive un’esperienza di dolore, nel rispetto delle differenti identità e convinzioni profonde di ciascuno. La donna e l’uomo, il bambino e l’anziano, con la loro domanda di benessere e di salute posta in questione dalla malattia e dalla sofferenza, sono al centro del nostro comune interesse verso di loro.

Alla radice di questo impegno sta una convergenza di motivazioni umane, culturali e spirituali molteplici, espresse nell’incontro del 20 aprile: un sommo maestro sensibile a tutte le riflessioni scientifiche e religiose del suo tempo, medico filosofo giurista e teologo – Mosè Maimonide (Cordoba 1138 – Il Cairo 1204) – ci può essere di modello (F. Buzzi). La tradizione ebraica pone la cura del malato (Ghemilùt Hassidìm) come una delle tre colonne portanti del mondo, secondo Simeone il Giusto nei Detti dei Padri I, 2 (A. Arbib), e l’impegno etico per la «guarigione del mondo» (Tikkùn olàm) contribuisce alla costruzione di vie messianiche della pace.

Anche l’Evangelo di Cristo ci spinge a vedere in ciascuna persona una misteriosa, ma viva presenza del Redentore sofferente e risorto glorioso, immagine del Dio Creatore, che ci interroga con le sue piaghe aperte specialmente nei poveri, nei malati, nei carcerati, negli stranieri (Matteo 25). In modo analogo il Sacro Corano propone un concetto unitario di Dio Creatore e dell’unità della famiglia umana: l’uomo e la donna sono creati da Dio (Corano, Sura XXII, 5, e passi paralleli), bi-surati-Allah «a immagine e somiglianza» (A. Turrini). Anche il pagano Gaio Giulio Igino (sec. I aC – I dC) in una favola latina riferita da Heidegger, facendo eco al racconto biblico della creazione, riconosce che l’essere umano è «posseduto» dalla Cura, che è insieme «passione» e «compassione» (G. Muttillo). Il sentimento dell’umana compassione universale fiorisce in molte altre tradizioni spirituali, ed è esemplarmente sviluppato dal pensiero buddhista.

Quest’ampia serie di considerazioni ci sostiene nel promuovere il programma che offriamo, insieme a numerosi specialisti e operatori del settore ospedaliero, per coinvolgere le persone, le comunità, la società, le strutture e gli ambienti di cura, in un’opera di sensibilizzazione, informazione e formazione applicata di volta in volta ad ambiti e aspetti particolari del prenderci cura, valorizzando le potenzialità profonde insite nelle convinzioni e nelle appartenenze religiose delle persone sofferenti alle quali ci rivolgiamo.

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