Il Consiglio presbiterale diocesano si è riunito per verificare il progetto di Pastorale giovanile. Ribadita l’importanza che il soggetto attivo sia la comunità nel suo complesso

di don Ettore COLOMBO
Segretario del Consiglio presbiterale diocesano

Giovani

Si è tenuta oggi a Seveso la XIII sessione del Consiglio presbiterale diocesano (X mandato). L’Arcivescovo ha chiesto di mettere a tema la verifica del progetto di Pastorale giovanile “Camminava con loro” e la Giunta del Consiglio presbiterale, prendendo spunto dal documento di lavoro elaborato dal Consiglio episcopale milanese e dal Collegio dei Decani, ha suggerito di soffermarsi su tre aspetti particolari: quale riconoscimento dare al progetto di Pastorale giovanile offerto dalla Diocesi; quali attenzioni formative offrire ai sacerdoti e ai laici per coinvolgere l’intera comunità cristiana nel sostegno educativo dei giovani; quale attuazione pratica viene data alla proposta di costituzione dell’équipe di Pastorale giovanile.

Nell’introduzione ai lavori monsignor Pierantonio Tremolada, in qualità di Vicario episcopale per l’Evangelizzazione e i Sacramenti, ha ricordato quattro atteggiamenti con cui condurre il confronto durante la sessione e affrontare tale verifica, per condividere il proprio pensiero e rispondere alle attese della Chiesa sul versante dei giovani. Un primo atteggiamento è la volontà di dare ascolto alla voce dello Spirito, molto più di una semplice discussione o di uno scambio di opinioni. Un secondo atteggiamento si esprime nella sincera gratitudine per tutto il lavoro svolto e che continua a essere attuato nel campo della pastorale giovanile. Un terzo atteggiamento è l’umiltà di riconoscere l’inadeguatezza per affrontare il compito che ci sta davanti, così da viverlo con quella serenità necessaria che non induce all’indolenza. Infine, come quarto atteggiamento, la necessità di interrogarsi sull’autorevolezza della proposta diocesana in merito alla Pastorale giovanile.

Nei 15 interventi che si sono succeduti si è cercato di dare risposta ad alcuni di questi interrogativi, allargando però l’orizzonte a questioni più ampie rispetto all’argomento in questione. Si è così toccato il tema vocazionale, imprescindibile in ogni proposta rivolta ai giovani, e la necessità di dialogo tra le generazioni. È stato molto sottolineato il coinvolgimento della comunità educante e la necessità di offrire ai giovani la proposta di una vita spirituale e comunitaria che abbia come riferimento i quattro pilastri elencati nel capitolo 2 del libro degli Atti degli Apostoli: l’ascolto condiviso della parola di Dio, la vita sacramentale e di preghiera, l’amore fraterno, lo slancio missionario. Da più parti è emersa la questione della ricerca del senso della vita, legato in modo particolare al momento della crescita e all’età giovanile. Sulla figura del prete e della sua presenza in qualità di assistente – insieme al maggior coinvolgimento delle figure laicali e della comunità cristiana in quanto tale – due sono le considerazioni emerse più volte: l’autorevolezza delle figure educative viene acquistata sul campo, nella capacità di mettersi in gioco, e non dipende dallo svolgimento di un determinato ruolo; inoltre, il soggetto attivo della Pastorale giovanile deve essere la comunità cristiana nel suo insieme, specialmente i giovani stessi, e non semplicemente il prete incaricato di seguire questo aspetto della Pastorale.

Nell’intervento finale, data la ricchezza e la vastità degli argomenti toccati, l’Arcivescovo ha voluto offrire qualche spunto di riflessione personale senza alcuna pretesa di conclusione. Ha espresso anzitutto il suo ringraziamento per la preparazione attenta alla sessione, dato che molti dei consiglieri hanno fatto riferimento allo scambio avvenuto nei rispettivi decanati. Ha poi notato – anche a partire da quanto è emerso dalle narrazioni e dai racconti interpretati – come la vicenda della Pastorale giovanile è una realtà molto complessa, specialmente in una Diocesi articolata come è quella di Milano. Non c’è dunque da stupirsi per la varietà degli interventi. La questione di fondo che emerge, però, è che la domanda di senso rimane insopprimibile e non la si può estirpare dal cuore dell’uomo. Da qui occorre partire: Pastorale giovanile ed educazione significa intercettare questa domanda di senso, nel rispetto della libertà del giovane e del ragazzo e sostenendo l’azione dello Spirito. A tutti, infatti, deve essere offerta la possibilità di incrociare la propria esistenza con la persona di Gesù e di dare risposta alla domanda di senso sulla propria vita.

Al termine della sessione è stata rinnovata la Giunta del Consiglio Presbiterale, che avrà il compito di accompagnare i lavori fino alla fine del presente mandato, nel settembre 2015.

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