Un unico presbiterio con il Vescovo del quale i sacerdoti si riconoscono «figli, fratelli e amici»

Ettore COLOMBO
Segretario Consiglio presbiterale diocesano

Angelo Scola

Quando monsignor Giovanni Colombo, eletto arcivescovo di Milano, fece il suo ingresso in Duomo il 20 ottobre 1963, festa della Dedicazione della chiesa cattedrale, avevo compiuto da poco due anni. Non posso ricordare assolutamente nulla di quell’evento di Chiesa, ma so che – ancora bambino in braccio ai miei genitori – ricevetti da lui una benedizione particolare, perché partendo dal Seminario di Venegono Inferiore, dove era rettore, e dirigendosi a Milano, l’arcivescovo Colombo volle passare attraverso le vie di Caronno Pertusella, suo paese nativo, così da poter incontrare i suoi concittadini.

Il 10 febbraio 1980, giorno dell’ingresso in Diocesi di monsignor Carlo Maria Martini, rettore dell’Università Gregoriana, ero ormai maggiorenne e, al terzo anno di liceo classico, concludevo il cammino di formazione nel Seminario minore. Rimasi colpito dalla scelta del nuovo arcivescovo di percorrere a piedi le vie della città, dalla basilica di Sant’Eustorgio al Duomo, mettendo così in pratica quanto Giovanni Paolo II, oggi beato, aveva detto pochi giorni prima, il 6 gennaio 1980, nell’omelia della sua ordinazione episcopale: «L’episcopato è il sacramento della strada».

Anche il cardinale Dionigi Tettamanzi, il 29 settembre 2002, fece il suo ingresso a Milano quale nuovo Arcivescovo partendo, secondo la tradizione, dalla basilica di Sant’Eustorgio; ma prima volle toccare alcune tappe significative per la sua vita e per la realtà diocesana: la comunità di Renate, luogo della sua nascita alla fede, l’oratorio della parrocchia di Biassono e un centro diurno per anziani nel Villaggio Ambrosiano di Paderno Dugnano. Qui i ricordi si fanno più personali, non solo per la vicinanza nel tempo, ma anche perché in quella occasione mi fu data la possibilità di accompagnare personalmente il cardinale Tettamanzi quale suo segretario, dopo aver svolto il medesimo servizio per dieci anni accanto al card. Martini.

E ora, parroco a Cernusco sul Naviglio, in una ricca e vivace Comunità pastorale, e segretario del Consiglio presbiterale diocesano, insieme ai numerosi preti della Diocesi e a tutti i fedeli, mi è fatto dono di accogliere un nuovo Arcivescovo nella persona del cardinale Angelo Scola. Egli, come ci ha invitato a riconoscere il cardinale Tettamanzi nelle parole di accoglienza, «è un uomo di grande cultura, di molteplice esperienza, di forte passione ecclesiale»: è «benedetto» perché «viene nel nome del Signore», ed è un dono di Dio, inviatoci da papa Benedetto XVI. A lui, nostro nuovo pastore, va tutto il nostro affetto e l’apertura del nostro cuore, come egli stesso ha chiesto con altrettanta apertura d’animo a tutti i fedeli della Diocesi nella sua lettera di saluto.

È significativo che il cardinale Scola faccia il suo ingresso in diocesi il 25 settembre, proprio nel giorno in cui la liturgia ambrosiana fa memoria di Sant’Anatalo e di tutti i santi vescovi milanesi, desiderando celebrare questa solennità insieme al popolo di Dio che è in Milano.

Ogni Vescovo, semplicemente per il ruolo che riveste, è chiamato a rinsaldare il legame di ciascun fedele – e soprattutto dei suoi preti – con il Signore Gesù e con la sua Chiesa. Questo è ciò che davvero conta, ed è anche ciò che noi tutti domandiamo al Signore. Il nostro nuovo vescovo Angelo si inserisce in quella ininterrotta schiera di pastori che ci hanno condotti a Cristo e ci hanno fatto amare la Chiesa. Come ha ricordato Benedetto XVI all’inizio del suo pontificato, nelle udienze generali del mercoledì, «mediante la successione apostolica è Cristo che ci raggiunge: nella parola degli Apostoli e dei loro successori è Lui a parlarci; mediante le loro mani è Lui che agisce nei sacramenti; nel loro sguardo è il suo sguardo che ci avvolge e ci fa sentire amati, accolti nel cuore di Dio. E anche oggi, come all’inizio, Cristo stesso è il vero pastore e guardiano delle nostre anime, che noi seguiamo con grande fiducia, gratitudine e gioia».

È questo – mi auguro – il sentimento che i numerosi preti della Diocesi fanno proprio nel giorno dell’ingresso del loro nuovo Arcivescovo, col quale costituiscono l’unico presbiterio e del quale – secondo le parole del Concilio Vaticano II (cfr Lumen gentium 28 e Presbyterorum ordinis 7) – riconoscono di essere «figli», «fratelli» e «amici». Benvenuto, vescovo Angelo: come hanno fatto Ambrogio, Carlo e tutti i santi vescovi di Milano, continui a offrire alla fragile libertà umana la ricchezza della libertà evangelica.

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