La necessità di capire e sperimentare come mettere Cristo al centro dei rapporti e comprendere come vivere una relazione affettiva tanto da renderla feconda

di Maria ARDUCA
Giovane di Comunione e liberazione - Milano

catechesi giovani

La nostra vita, ogni mattina da quando ci alziamo, è rapporto con altro, con la realtà fuori da noi e con le persone che incontriamo. Non c’è istante in cui possiamo concepirci slegati da tutto e da tutti. Ciascuno di noi desidera poter vivere nel modo più vero e bello questo aspetto fondamentale della nostra esperienza.

A settembre l’arcivescovo Angelo Scola ci ha indirizzato una lettera dal titolo Il campo è il mondo. Vie da percorrere incontro all’umano». Nel desiderio di approfondire questo tema ci domandiamo come percorrere queste vie incontro all’umano, perché ne valga la pena per noi, cosa è questo umano a cui andiamo incontro e chi viene incontro a noi.

Anche durante il cammino “Varcare la soglia” dello scorso anno sono emerse domande e questioni sul tema, alcune riflessioni sono state portate avanti nel lavoro degli spinners e, oggi, tanti di noi si trovano a condividere questi interrogativi. Per esempio, guardando i rapporti più stretti, gli amici più cari, non è difficile soprenderci incapaci a voler loro bene. Dopo un po’ ci troviamo stufi di stare con le persone, iniziamo a lamentarci, ad accusarle dei loro difetti e ad accusare noi stessi di non riuscire ad amarle. Diventa evidente dentro a questi rapporti che hanno bisogno di un fondamento che non sia la bravura o la simpatia. Vogliamo poter guardare a questi amici coscienti che sono un regalo, così coscienti da arrivare a dire che Cristo ce li regala. L’esperienza esige questa radicalità, cioè ci accorgiamo che ci serve, altrimenti siamo preda di sentimenti fluttuanti. Andando al nocciolo della questione, abbiamo bisogno di capire e sperimentare come è possibile davvero mettere Cristo al centro dei rapporti.

Altro punto che ci interroga è il rapporto uomo-donna, spesso oggetto di facili riduzioni anche tra noi giovani cristiani. Vediamo in noi stessi e in chi ci sta accanto il rischio che tale rapporto diventi una tomba. Ci si chiude e l’altro diventa il punto centrale su cui appoggiamo la nostra vita. Qual è dunque il vero valore del rapporto uomo-donna? Occorre essere aiutati a comprendere come vivere una relazione affettiva, come può diventare feconda.

Infine guardiamo a tutte le persone che incontriamo giorno per giorno, coloro con cui condividiamo un pezzo di strada e che magari conosciamo poco, persone con cui siamo chiamati a essere testimoni. Papa Francesco continuamente ci invita a portare quello che abbiamo incontrato verso le periferie dell’esistenza. Il nostro Arcivescovo nella sua lettera pastorale dice, citando Benedetto XVI: «Nella testimonianza Dio si espone, per così dire, al rischio della libertà dell’uomo». Che cosa ci guadagniamo noi nell’essere testimoni? Di fronte ai compagni di corso che non vivono l’esperienza cristiana, sentiamo a volte come un peso il dover comunicare quello che abbiamo incontrato. Questi interrogativi e altri vorremmo affrontarli insieme durante la prossima catechesi diocesana.

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