Nella promozione dello sviluppo della filiera nella contea di Kiambu, la ong porta nei quartieri più degradati un prodotto naturale, munto, pastorizzato e distribuito con modalità eco-sostenibili

di Enrico CASALE

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Latte per gli slums. Munto, pastorizzato e portato in città. Un nutriente naturale, indispensabile per chi ha poco o nulla da mangiare e soprattutto ha poco da spendere. L’idea è di Celim che – nell’ambito di «Milky: l’oro bianco del Kenya», progetto che promuove lo sviluppo della filiera lattiera nella contea di Kiambu – ha deciso di distribuire latte nei quartieri più degradati di Nairobi.

«Il latte delle nostre mucche è controllato e di alta qualità – Angela Mariotti, rappresentante Celim in Kenya -. Avremmo potuto venderlo sul mercato e puntare su clienti di fascia alta. Invece abbiamo scelto di dare una funzione sociale alla nostra attività».

Il latte, appena munto, viene pastorizzato. Non viene però confezionato in contenitori di plastica o di tetrapack, ma in bidoni riutilizzabili e ceduto a piccoli commercianti. Questi ultimi sono dotati di distributori. «I clienti possono acquistare le quantità desiderate: da un bicchiere a una bottiglia – continua Angela -. Questo non è un dettaglio. In un luogo nel quale i frigoriferi sono rarissimi e conservare cibi freschi è quasi impossibile, poter acquistare la quantità necessaria di latte è un modo per evitare sprechi e far sì che la gente consumi sempre un prodotto fresco». A ciò si aggiunge il fatto che gli abitanti degli slums, in gran parte povera o poverissima gente, può comunque bere il latte senza per forza doverne acquistare grandi confezioni a prezzo elevato.

In questo, come negli altri progetti Celim, non è trascurato l’aspetto ambientale. Il latte non è né trasportato, né venduto in confezioni di plastica. L’impatto sul territorio è quindi ridotto al minimo. «Per le baraccopoli la plastica è un dramma: resti di sacchetti, di bidoni, di oggetti sono ovunque – conclude Angela -. Inquinano il terreno, l’acqua, l’aria. Nel nostri piccolo noi abbiamo abolito il ricorso alla plastica. Un contributo all’ambiente del quale siamo orgogliosi perché dimostra che è possibile offrire buoni alimenti e, allo stesso tempo, preservare il contesto in cui vive la gente. Anche se estremo come uno slum».

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