Nel convegno “+ Trasparente” le cooperative impegnate nella raccolta di indumenti usati presentano un codice etico di auto-regolamentazione all’Assessore comunale Maran e ad altri rappresentanti istituzionali

cassonetti Caritas

Grazie a una maggiore sensibilità dei cittadini la raccolta degli abiti usati è in continua espansione anche nel nostro Paese. L’affermarsi del fenomeno, tuttavia, ha anche attirato una vasta pluralità di operatori non tutti animati dalle stesse intenzioni. In mancanza di una normativa rigorosa, le cooperative sociali che operano per conto di Caritas Ambrosiana da 17 anni sul territorio della diocesi di Milano, hanno deciso di fare un passo in avanti, dandosi un codice etico di auto-regolamentazione e puntando sulla trasparenza del processo produttivo.

Il protocollo sarà presentato giovedì 19 novembre, alle 9.30, nella sede di Caritas Ambrosiana (via San Bernardino 4, Milano), all’assessore all’ambiente del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran e ad altri rappresentanti delle istituzioni e dei soggetti economici coinvolti del settore, nel corso del convegno “+ Trasparente”.

Interverranno: don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana; Carmine Guanci, coordinatore della rete R.I.U.S.E (Raccolta Indumenti Usati Solidale ed Etica); Edoardo Amerini, presidente del Conau (Consorzio nazionale abiti e accessori usati); William Wauters, presidente della ong belga Terre; Filippo Bernocchi, delegato Anci all’energia e ai rifiuti; Pierfrancesco Maran, assessore all’Ambiente del Comune di Milano; Maria Letizia Nepi, segretario Fise Unire (Unione nazionale imprese recupero); Paolo Pipere, responsabile del Servio Ambiente ed Eco-sostenibilità della Camera di Commercio di Milano.

«Nella Laudato si’ Papa Francesco ci invita a reagire allo scandalo della cultura dello scarto – sottolinea don Roberto Davanzo -. Questa iniziativa, purché avvenga nella trasparenza e secondo regole certe, è una testimonianza molto concreta di come i nostri stili di vita possono incidere e trasformare veramente ciò che sbrigativamente classifichiamo come rifiuto in una risorsa a vantaggio della collettività».

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