Redazione

Perché a ciascuno sia garantito ciò che gli è dovuto. È questo il tratto essenziale che ha caratterizzato Caritas Ambrosiana per tre decenni, dalla fondazione (1975) fino a oggi. La sua prerogativa è sempre stata quella di porsi come organismo pastorale per l’educazione a una carità intesa come strettamente legata alla giustizia.

di Sara Zandrini

L’obiettivo di Caritas ambrosiana da sempre è quello di garantire a ciascuno ciò che gli è dovuto. In questo senso ha sempre seguito tre filoni d’intervento: la promozione della carità nel territorio, la formazione, il coordinamento degli enti che operavano in ambito assistenziale.

Queste tre modalità di intervento erano già presenti nella Caritas guidata da don Riccardo Pezzoni, primo direttore. L’organismo nacque, sulla scia delle indicazioni di Caritas Italiana, avviata tre anni prima, per porsi al servizio delle parrocchie e stimolare, al contempo, la nascita delle Caritas parrocchiali intese come luoghi in cui le persone lavoravano per sensibilizzare la comunità su questi temi.

Monsignor Pezzoni puntò molto sull’organizzazione di scuole di formazione decanali per operatori e sull’istituzione di commissioni di studio formate da esperti presenti nel territorio, per cercare di definire la strategia Caritas. Da ricordare sono due grandi iniziative, condotte durante la sua direzione: i convegni diocesani sul tema dell’emarginazione e della carità (1977 e 1980) e l’avvio di un “ufficio sociale” che, negli anni, si trasformerà nell’attuale Sam (Servizio Accoglienza Milanese).

Nel 1983 a monsignor Riccardo Pezzoni subentrò don Angelo Bazzari. Durante il suo mandato, intensificò ulteriormente il lavoro nel territorio – nacquero i primi “centri di ascolto” –, investendo molto sulle scuole decanali e sulle iniziative per le parrocchie. Al contempo puntò sul rafforzamento delle commissioni tematiche, che divennero sempre più un luogo di elaborazione di idee. Sotto la guida di Bazzari, Caritas Ambrosiana incominciò a crescere nella dimensione delle collaborazioni e degli scambi, in ambito sia ecclesiale sia istituzionale. Questo sviluppo fu possibile anche grazie agli obiettori di coscienza, il cui numero era cresciuto esponenzialmente rispetto al passato. Gli obiettori divennero uno strumento fondamentale per diffondere il messaggio di Caritas nel territorio.

Nell’epoca Bazzari prese piede anche la cosiddetta “pedagogia dei fatti”: si cominciò a pensare a una Caritas che, oltre alla formazione e alla promozione della carità, fosse in grado di impegnarsi sempre di più sul fronte della sperimentazione di servizi concreti e innovativi di risposta ai bisogni. Intervenire in aree nelle quali la risposta pubblica è povera o inefficace, anticipando le risposte e provocando dibattito e presa di coscienza da parte di istituzioni e comunità: questa divenne una linea strategica di azione, da cui nacquero le cosiddette “opere segno” (comunità, cooperative, centri operativi) nel territorio diocesano , ma anche alcuni interventi in ambito internazionale, che miravano a stabilire partnership con altre Caritas e altre Chiese locali, sfruttando la conoscenza stretta in seguito a interventi di aiuto nell’emergenza.

Nel 1994 la direzione passò a don Virginio Colmegna. La sua guida ha radicato ulteriormente le linee tracciate dai predecessori, soprattutto nell’ambito della “pedagogia dei fatti”; anno dopo anno si è venuto costituendo un vero e proprio “sistema Caritas”, ovvero una galassia di cooperative, comunità, associazioni di volontari e fondazioni ecclesiali, capace di dare risposte concrete in quasi tutte le aree del disagio sociale. Oltre a ciò sono continuate e si sono intensificate le attività formative rivolte agli operatori, sia quelli legati al mondo Caritas sia quelli provenienti da altri contesti, e si è incrementata la presenza dei centri di ascolto. In questi anni è nato anche l’Osservatorio diocesano sulle povertà, strumento nato dall’esigenza di rielaborare i dati e le informazioni raccolte dai centri di ascolto , per poter strutturare interventi sempre più capaci di rispondere alle esigenze del territorio. Sul fronte internazionale , si è inoltre scelto di puntare sempre più su interventi di cooperazione allo sviluppo, messi a punto in collaborazione con partner locali, espressione delle comunità ecclesiali e della società civile.

Dall’inizio del 2005 la direzione di Caritas Ambrosiana è affidata a don Roberto Davanzo.

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