Visita del cardinale Scola, che alle 10.30 presiede la Messa in Sant’Alessandro e poi incontra i sacerdoti del Decanato. Com’è organizzata e cosa propone la Comunità pastorale? Lo spiega il responsabile don Sergio Vegetti

di Cristina CONTI

Domenica 15 marzo il cardinale Angelo Scola sarà a Besozzo (Va) nella parrocchia Santi Martiri Alessandro e Tiburzio (via Indipendenza, 1). Alle ore 10.30 ci sarà la celebrazione eucaristica e al termine seguirà l’incontro con i preti del Decanato di Besozzo. Ma quali sono le caratteristiche di questo territorio? L’abbiamo chiesto a don Sergio Vegetti, responsabile della Comunità pastorale «San Nicone Besozzi».

La visita del Cardinale avviene in un momento particolare?
Si inserisce nel programma di visite che il Cardinale sta facendo in tutti i Decanati. E il momento culminante sarà la celebrazione della Messa nella chiesa di Sant’Alessandro, la prepositurale di Besozzo. Qui non era mai venuto. Il nostro è un Decanato di periferia nella Diocesi ambrosiana. Confiniamo con Como e con il Piemonte. Siamo abituati a riferirci da lontano al centro: questa volta è il centro che viene da noi. Anche nella preparazione a questo evento abbiamo coinvolto tutto il Decanato. In questo momento, poi, siamo alla vigilia del rinnovo dei Consigli pastorali e vorremmo che questa visita fosse uno stimolo perché i nuovi possano dare consistenza alle Comunità educanti, così come auspicato dal Cardinale.

Come siete organizzati all’interno del Decanato?
In questi anni da noi c’è stato un ridimensionamento della comunità. Siamo passati da 27 parrocchie a 6 Comunità e una unità pastorale. All’interno delle attività decanali curiamo particolarmente le iniziative di pastorale della famiglia, attraverso la realizzazione di percorsi in preparazione al matrimonio e un gruppo di spiritualità. Il problema principale delle famiglie qui è che gli abitanti del nostro territorio lavorano spesso lontano, a Milano, Varese oppure in Svizzera. La mattina si parte presto e la sera si torna tardi. Così rimane poco tempo da dedicare ai propri cari.

La crisi economica si è sentita molto sul vostro territorio?
Sì, molto. Le attività produttive della zona sono scomparse. Avevamo una grossa cartiera che dava lavoro a molte persone della zona. Oggi qui sono rimaste solo la Whirpool e un’altra fabbrica. Per il resto, come dicevo, vanno tutti altrove. Per venire incontro a chi ha più bisogno è attiva la Caritas. Mentre a Cerro sul Lago Maggiore e a Cardana (Besozzo) ci sono due comunità “Papa Giovanni XXIII”, quelle fondate da don Oreste Benzi, che sosteniamo perché sono risposte date da un prete del nostro tempo ai bisogni della società.

Gli immigrati sono numerosi?
Sì. Ormai sono dappertutto e nessuna delle nostre parrocchie ne è esente. In particolare Besozzo, Gavirate e Laveno registrano stranieri di nazionalità maghrebina. Non sono però cattolici e quindi non frequentano la parrocchia. Nelle nostre comunità, invece, si vedono spesso badanti, in prevalenza provenienti dall’Europa dell’Est: sono di religione ortodossa, ma non sempre riescono ad andare nella loro comunità a Varese, quindi talvolta vengono da noi.

Giovani: a che punto siamo?
La presenza di bambini, adolescenti e ragazzi è ben sostenuta grazie al lavoro che ha portato avanti in questi anni un prete dedicato, don Paolo Boccaccia. Oggi è una realtà formata da gruppi che si sostengono a vicenda. Le attività si svolgono a livello decanale. Ma per rendere più agevole il coordinamento e gli incontri abbiamo diviso il Decanato in tre “decanatini”. Negli ultimi due anni in particolare abbiamo avuto la possibilità di inserire per ognuno di essi un prete che si occupa della pastorale giovanile, così da garantire una maggiore organizzazione sul territorio. Si è potuta toccare con mano la compattezza dei gruppi e la partecipazione soprattutto durante le Giornate mondiali della gioventù; poi la condivisione è continuata anche con gli incontri nelle parrocchie.

Gli anziani invece sono molto presenti?
Sì, qui c’è un buon numero di over 65. Anche se nel Decanato non esiste un vero e proprio gruppo “Terza età” e la loro partecipazione alla vita della comunità parrocchiale è per lo più tradizionale.

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