«Le immagini delle proteste e dei disordini di piazza in alcune città italiane mi hanno colpito profondamente», ha rivelato il presidente della Cei nella sua introduzione alla Settimana sociale

di Maria Michela NICOLAIS
Agensir da Taranto

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Il cardinale Bassetti durante il suo intervento (foto Siciliani / Gennari / Sir)

«Una prima tappa del Cammino sinodale che abbiamo appena iniziato”. Così il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha introdotto la 49ª Settimana sociale, che si è aperta ieri a Taranto sul tema «Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. Tutto è connesso». «Questo appuntamento è, senza dubbio, l’espressione di una Chiesa che si apre e dialoga con il mondo – l’esordio del Cardinale -. E lo facciamo ritrovandoci qui a Taranto, una città portuale sorta in un luogo storicamente strategico di quel bacino del Mediterraneo che rappresenta, non solo il cuore pulsante della nostra civiltà, ma anche il mare della triplice famiglia di Abramo. Il mare, cioè, in cui si affacciano tre diversi mondi religiosi e culturali – ebrei, cristiani e islamici – che possono vivere in pace, come auspicava Giorgio La Pira. Taranto, però, non è solo un grande porto, ma è anche una città-simbolo della siderurgia italiana e uno dei maggiori complessi industriali in Europa», ha proseguito Bassetti, citando la visita di Paolo VI all’acciaieria Italsider, nel 1968, in anni «carichi di tensioni sociali». Paolo VI, davanti agli operai, «pronunciò un’omelia le cui parole risuonano ancora oggi nei nostri cuori con sapienza profetica. In un contesto storico caratterizzato da passioni veementi e scontri in fabbrica, avevano un grande obiettivo: ricordare a tutti i lavoratori che la Chiesa è madre, non è cieca ai bisogni e non è sorda alle grida di aiuto degli ultimi».

«Il mondo contemporaneo è molto diverso da quello vissuto da Montini – il commento del presidente della Cei -. Eppure, oggi come ieri, la Chiesa è madre, e non matrigna, ha a cuore tutti i suoi figli, a partire da quelli più fragili e indifesi, e in virtù di questo grande amore verso l’umano – e non certo in nome di un’ideologia – promuove, come disse Paolo VI, la giustizia civile e sociale».

I disordini

«Le immagini delle proteste e dei disordini di piazza in alcune città italiane mi hanno colpito profondamente – ha rivelato Bassetti parlando degli effetti della pandemia, che «ha lasciato una grande eredità. Un’eredità, purtroppo, durissima e incalcolabile nelle nazioni più povere. E un’eredità, invece, ben visibile nei Paesi più sviluppati, come l’Italia. Penso ai tanti nostri cari morti, alle sofferenze di moltissime famiglie, alla difficile situazione economica di molte aziende e, infine, al drammatico bilancio in termini di frustrazione sociale. C’è un malessere sociale che cova nelle viscere della nostra società e che riemerge ogni volta che c’è una crisi umanitaria: in precedenza, erano i migranti; oggi la pandemia. Molto spesso, a pagare le conseguenze di tutto ciò, sono i nostri giovani, i nostri figli. Occorre, pertanto, un balzo in avanti – la proposta -. Serve uno sguardo lungo sulle sorti dell’Europa e soprattutto dell’Italia. Alla Settimana sociale di Cagliari auspicai un piano di sviluppo per l’Italia che partisse dalla valorizzazione della fragile bellezza del nostro Paese: un grande investimento sul patrimonio paesaggistico, culturale e architettonico dell’Italia. Confermo tutto quello che dissi tre anni fa. Mai come oggi è necessario un nuovo patto sociale tra tutti gli uomini e le donne italiane di buona volontà per mettere a tema l’Italia e il suo futuro facendo proposte concrete e non solo belle parole sul nostro Paese. Ma oggi, accanto a un piano di sviluppo per l’Italia c’è bisogno anche di altro – ha sottolineato il presidente della Cei -. Qualcosa di più profondo. Serve una profezia sull’Italia. È necessaria una voce alta e autorevole che sappia leggere i segni dei tempi: ovvero sappia comprendere e interpretare questo scorcio di XXI secolo».

«Troppi incidenti sul lavoro»

Promuovere la giustizia civile e sociale, nel XXI secolo, «significa difendere e valorizzare, in ogni latitudine e in ogni circostanza, il valore incalpestabile della dignità umana – ha detto Bassetti -. La persona umana non si può sfruttare, non si può mercificare e non si può uccidere. Nessuna ragione economica può legittimare qualsiasi forma di schiavitù fisica o morale di un uomo, di una donna o di un bambino. Sono profondamento amareggiato e deluso per i troppi incidenti che avvengono nell’ambito del lavoro» ha proseguito Bassetti. Promuovere la giustizia civile e sociale, inoltre, significa sviluppare e promuovere «un’ecologia integrale», come esorta a fare papa Francesco nella Laudato si’, «che non è soltanto un richiamo alla difesa dell’ambiente in cui siamo immersi, ma è soprattutto un’esortazione a vivere un’esistenza interdipendente. “Se la terra ci è donata – scrive papa Francesco – non possiamo più pensare soltanto a partire da un criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale”. Si tratta di un’intuizione di grande portata storica, che innova profondamente il magistero sociale della Chiesa cattolica. La dottrina esce dalla bottega e dalla fabbrica e abbraccia il mondo intero, l’Oikos, la nostra casa comune. Secondo la proposta di Francesco, l’individualismo e l’utilitarismo, che caratterizzano così profondamente la mentalità collettiva del mondo contemporaneo, possono trovare un argine in una comunità di uomini e di donne che riscopre, non solo il valore della relazione interpersonale, ma anche la centralità dell’interdipendenza». «L’interdipendenza non è tanto una categoria sociologica, quanto un valore aggiunto per la società contemporanea – la tesi del presidente della Cei -. E lo abbiamo visto durante questa pandemia. Perché se è vero che il virus si è diffuso velocemente in un mondo ormai globalizzato, è anche vero che, altrettanto velocemente, è stata costruita una difesa sanitaria e sociale contro l’epidemia. Una difesa che, però, come sappiamo benissimo non ha la stessa forza nel Sud del mondo. Ancora oggi, dunque, i popoli della fame vivono drammaticamente la distanza sociale con i popoli dell’opulenza».

«Italia e Europa terra di vecchi»

«L’Italia e l’Europa rischiano di trovarsi in una grande terra di mezzo, che a lungo andare rischia di essere una terra di periferia. Una terra di vecchi, caratterizzata da un gelido inverno demografico, da uno sviluppo economico sempre più asfittico e, infine, una terra che sta abbandonando, neppure troppo lentamente, il cristianesimo», è il ritratto stilato dal Cardinale. «L’Italia rischia di essere l’estrema periferia di questo mondo periferico. Non è una prospettiva entusiasmante. Lo Spirito di Dio, però, continua a soffiare al di là delle nostre competenze, intelligenze e capacità. Per questi motivi, ho detto che serve una visione profetica e nuovi protagonisti. Quando parlo di profezia mi riferisco, per esempio, alla “profezia di pace” fatta più di 50 anni fa da Giorgio La Pira e che vedeva la costruzione di un nuovo mondo di pace, solidarietà e carità nel Mediterraneo. Una profezia che per l’Italia svela anche una grande missione per il futuro: essere alla testa di quei promotori che vogliono realizzare concretamente questo mondo di pace».

«Giovani nuovi protagonisti»

Nella parte finale della sua introduzione Bassetti si è rivolto direttamente ai giovani, chiamati a essere i «nuovi protagonisti» del «cambiamento d’epoca» che stiamo vivendo. «A tutti quei giovani, però, che sono veramente persone libere: ovvero, che non si lasciano sedurre dalle vecchie ideologie del Novecento e che non rimangano abbagliati dai nuovi demagoghi. L’epoca dei pifferai magici è passata e non deve tornare più. La vostra numerosa presenza qui a Taranto, oggi, mi rincuora e mi consola. L’auspicio è che possiate essere protagonisti in questa Settimana sociale e che possiate organizzare un coinvolgimento nelle diocesi perché i temi affrontati qui a Taranto siano oggetto di approfondimento e diventino occasione per fare scelte concrete. La sinodalità passa dalle vostre gambe capaci di andare incontro ai vostri coetanei, dalle vostre mani capaci di prendersi cura e dal vostro cuore capace di appassionarsi alla proposta dell’ecologia integrale».

«Sappiamo che l’azione dello Spirito riscalda i cuori, spinge al bene e fa crescere il desiderio della comunione tra noi. Non dobbiamo avere paura delle diverse sensibilità che abitano la nostra Chiesa, ma dobbiamo guardarci dalle chiusure alle novità dello Spirito. Dopo la pandemia c’è voglia di futuro sui volti delle persone: non tradiamo le attese di tanta gente! E il futuro in Dio prende le pieghe di un avvento, di un venirci incontro del Risorto nelle nostre vicende umane. Come cattolici abbiamo ancora molto da offrire e da ricevere dal nostro Paese».

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