Alla vigilia dell’assemblea diocesana a cui interverrà l’Arcivescovo, la presidente uscente Valentina Soncini riflette sulla sua esperienza e rilancia due urgenze: la preoccupazione per i giovani e la cura pastorale. Diretta streaming su Chiesadimilano.it

di Valentina SONCINI
Presidente di Azione Cattolica ambrosiana

Valentina Soncini

Provare a stilare un bilancio di una esperienza intensa come quella della Presidenza dell’Azione Cattolica ambrosiana in un momento nel quale ancora non è conclusa, pur se ormai al termine, è impresa non facile.

Moltissimi gli eventi di rilevanza ecclesiale e civile accaduti dal 2011 da tenere in considerazione: dall’arrivo del nuovo Arcivescovo Angelo Scola al congedo definitivo dall’Arcivescovo emerito Carlo Maria Martini, dalle dimissioni di un Pontefice all’avvento del primo Papa sudamericano e gesuita, dalla crisi economico finanziaria alla crisi del sistema politico; da un tempo di crescita ed espansione alla drammatica consapevolezza che diventeremo tutti più poveri. Questi e altri sono eventi di tutti: l’originalità per me è stata quella di poterli vivere da Presidente di una associazione con quasi centocinquanta anni di storia, un respiro nazionale e universale e insieme un forte radicamento territoriale nella vastissima e amata diocesi di Ambrogio.

Questa collocazione mi ha permesso di stare dentro i gangli vitali di un tempo, di un corpo ecclesiale, di una realtà civile di cui ho imparato a cogliere attese, speranze, sussulti, inquietudini, respiri affannosi e nuovi slanci. Direi che questa è stata una collocazione privilegiata per fare esperienza concreta innanzitutto della Chiesa come corpo vitale e degli eventi storico-sociali. Ciò ha significato fare esperienza dei legami che uniscono alla propria gente, a un popolo, di cui appassionarsi, al servizio del quale tramite l’associazione porre energie, intelligenza, passione e creatività, uscendo dallo stretto orizzonte individualistico. Ancor più profondamente significa fare esperienza di appartenere al quel Popolo di Dio che ha per condizione la libertà e la dignità dei figli di Dio, ha per legge il nuovo precetto di amare come Cristo stesso ha amato, ha per fine il Regno iniziato sulla terra da Dio, ma aperto al compimento con la parousia.

Cercare di redigere un bilancio di questa ricca esperienza sociale ed ecclesiale, carica di volti concreti, situazioni, testimoni eccezionali incontrati nella quotidianità, significa per me raccogliere alcuni elementi sui quali credo si debba ancora investire riflessione, creatività, azioni coraggiose. Ne presento alcuni tra loro in relazione dialettica: da un lato colgo l’avanzare di una società secolarizzata, frammentata, individualistica, “slegata”, in balia di un pensiero debole e di poteri forti; dall’altro lato sale dal basso, da giovani, famiglie, da anziani soli, la domanda di nuove forme di convivenza capaci di ricostruire coesione sociale, rapporti di fiducia. Se da una parte avverto un forte spaesamento di fronte a scenari politici, sociali e culturali confusi, dall’altra sono cercati come l’oro i luoghi che attuano forme di discernimento, rilanciano orizzonti di senso, ricerche serie. Da un lato c’è un forte disillusione che distrae e scoraggia, dall’altro si cercano punti di riferimento credibili, come mostra l’attenzione crescente verso Papa Francesco.

In questo contesto solo velocemente tratteggiato, mi interrogano due questioni: come curarci dei giovani e del loro futuro di uomini e donne, padri e madri, e non di consumatori; dall’altro lato come ridisegnare e rilanciare in un contesto del tutto nuovo con elementi inediti la cura pastorale. Quel tipo di Chiesa che ci ha generato alla fede in parte è al tramonto, sta cambiando fortemente la forma di Chiesa presente sul territorio, il ruolo dei sacerdoti, le modalità di sentirsi parte della comunità. A fronte di queste sfide che si possono forse sintetizzare nella nuova questione antropologica ritengo per me e per molti che l’appartenenza associativa, e in particolare a una associazione con le caratteristiche ecclesiali e civili dell’Azione Cattolica, sempre aperta alla cura dell’insieme e attenta a sostenere il cammino di ciascuno in risposta all’universale vocazione alla santità, sia di grande valore profetico per la sua capacità di ricondurre a Gesù Cristo e di rigenerare legami, fiducia, corresponsabilità e passione gratuita per il bene comune e per il bene di ciascuno.

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