Dall’assemblea diocesana emerge il profilo di un’associazione fedele alla propria vocazione e al tempo stesso aperta a un costante rinnovamento per far fronte alle sfide della nostra epoca

di Gianni BORSA

Gianni Borsa

Un’Azione Cattolica radicata negli insegnamenti evangelici, fedele alla sua storia, pienamente inserita nel cammino diocesano e in quello della Chiesa universale. Libera perché povera, proiettata nella cura delle relazioni interne e della formazione alla fede cristiana – che resta la sua “vocazione” prima – e al contempo aperta alla “città”, alla vita quotidiana delle donne e degli uomini di questo tempo.

«Il bello dell’Ac è vedere che altri arrivano dove non arrivi tu», ha sintetizzato Valentina Soncini, presidente diocesana uscente al termine del suo intervento alla quindicesima assemblea dell’Ac ambrosiana, svoltasi il 16 febbraio presso l’Università Cattolica di Milano. Alla presenza degli 800 delegati in rappresentanza di oltre 7 mila soci, Soncini ha tratteggiato il cammino percorso nell’ultimo triennio, per poi indicare (così come emerge anche dal documento finale, approvato dall’Assemblea e intitolato Persone nuove in Cristo Gesù. Corresponsabili della gioia di vivere) alcuni elementi per un profilo “aggiornato” dell’Ac e rinnovate piste di lavoro.

L’Assemblea si è svolta in un clima di grande fraternità, di gioia, di amicizia: sono i lineamenti che prima di altri si colgono nell’Azione Cattolica ambrosiana, dalla quale peraltro emergono diffuse preoccupazioni per la realtà sociale e politica del Paese (a partire dalla crisi economica e dalle sue pesanti ricadute), così pure per il cammino associativo, che deve fare i conti con un tempo di secolarizzazione avanzata e di comportamenti soggettivi segnati dall’individualismo, un clima dunque non sempre favorevole all’evangelizzazione.

La stessa Ac – l’ha segnalato la presidente – denota un calo delle adesioni, pur in un’associazione che mantiene buon radicamento sul territorio e una significativa presenza nelle parrocchie. A questo riguardo Valentina Soncini ha affermato che l’Ac chiede «l’adesione senza dare nulla in cambio»; non ha parole d’ordine o preghiere sue perché procede e prega insieme alla Chiesa universale. «Non ha un leader, perché fa proprie le regole della democrazia e si mette al servizio del Vangelo con chi c’è». Un’associazione «povera di cose proprie per occuparsi degli altri». Tutte caratteristiche, queste, che devono però essere «costantemente rinnovate, vissute e trasmesse» alle nuove generazioni.

In tal senso il documento finale indica alcune piste, declinate a partire dall’impegno rinnovato alla “corresponsabilità” e imbastite su quattro principi espressi da papa Francesco nella recente esortazione Evangelii Gaudium: il tempo è superiore allo spazio, che «per l’Azione cattolica è il tempo della formazione»; il tutto è superiore alla parte, «per noi significa allargare lo sguardo alla Chiesa e al mondo»; l’unità prevale sul conflitto, per l’Ac «si rinnova l’impegno della comunione e dei percorsi unitari»; la realtà è superiore all’idea, che sta a segnalare come sia «prioritaria la missionarietà negli ambiti di vita».

Forte, intenso, fraterno l’intervento in assemblea da parte dell’arcivescovo Angelo Scola. Il Cardinale ha parlato dell’Ac come della «storica e più singolare forma associativa laicale che vive nelle Chiese italiane e, con efficacia, nella nostra diocesi». Scola ha lasciato intendere che si aspetta molto dall’Ac nel campo dell’educazione e della pastorale, soprattutto per far crescere il senso di “corresponsabilità” che trova ben espresso dalla realtà associativa ambrosiana.

L’assemblea si è quindi concentrata sul dibattito interno a partire dalla relazione Soncini, dal discorso del Cardinale e dal documento assembleare, votato dopo essersi espressa su alcuni emendamenti. È stato dato spazio all’Acr, ai numerosi giovani presidenti parrocchiali e responsabili unitari di decanato, e agli “adultissimi”, premiati per la loro fedeltà all’Ac che è – s’è detto – un «grande insegnamento e una testimonianza efficace» per i più giovani. Quindi le votazioni dei candidati al Consiglio diocesano che, riunitosi il giorno seguente, ha votato la terna di nomi da sottoporre all’Arcivescovo per la scelta del nuovo presidente diocesano.

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