Redazione

Testimonianza di fede e vita quotidiana per una missionarietà cristiana adulta e consapevole da sperimentare «nella concretezza degli atteggiamenti, delle scelte e delle azioni di ogni nostra giornata». E’ questo che il cardinale Dionigi Tettamanzi ha chiesto a tutta la diocesi, aprendo l’Anno pastorale con il tradizionale pontificale solenne, presieduto in Duomo nella solennità della Natività di Maria, patrona della Cattedrale.

di Annamaria Braccini

Di fronte a oltre 6000 fedeli, circondato dai vescovi ausiliari, da moltissimi sacerdoti concelebranti, dai 15 candidati che hanno vissuto, durante la celebrazione, il rito di ammissione al diaconato e al presbiterato, dai 10 adulti sposati ammessi al diaconato permanente, l’Arcivescovo ha indicato le linee ideali e operative per la terza tappa (2005-2006) del Percorso pastorale diocesano iniziato nel 2003.

Sottolineando il capitolo VI del testo che ha accompagnato la riflessione in questo triennio (“Mi sarete testimoni. Il volto missionario della Chiesa di Milano”), Tettamanzi ha, non a caso, richiamato il concetto-cardine della fede e della evangelizzazione come “caso serio” della Chiesa e dei credenti chiamati a professare-celebrare-vivere la loro testimonianza cristiana.

Tre momenti inscindibili questi che portano «a compimento» il nostro cammino e ne sono «verifica» e «test», appunto, da realizzare ogni giorno nel vissuto, per essere “sale della terra” e “luce del mondo”, come chiede il Vangelo, in un mondo che, invece, sembra fare sempre più fatica a credere e a trovare speranza.

Di qui, per il Cardinale, la sfida «vera, bella e necessaria», di «essere trasparenza luminosa di Cristo non solo personalmente, ma anche con la presenza e l’azione nel mondo, in tutti gli ambienti della vita sociale, là dove si condividono desideri, fatiche, sofferenze, gioie e paure». «Ambienti capaci di divenire autentici luoghi di vita» nei quali viene assicurata quella «qualità umana che presuppone il rispetto indiscutibile della dignità personale di ciascuno».

Un «essere nel mondo, ma non del mondo», come dice il Signore, «trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio», per usare le parole del Vaticano II nella Lumen gentium. E così come il Concilio valorizzò il laicato, il Cardinale, a sua volta, ha ricordato il ruolo privilegiato dei laici, sia a livello di singoli che di «aggregazioni, gruppi, movimenti e associazioni». Realtà per le quali questo Anno pastorale, appena iniziato, può diventare «occasione provvidenziale di dialogo per un ripensamento serio e coraggioso, per una ripresa più convinta ed energica, per un rilancio rinnovato della propria responsabilità di presenza e di azione sociale».

E il tutto, per dire un “sì” convinto alla centralità di Gesù con un continuo discernimento evangelico capace di interpretare in “segni dei tempi” a ogni livello e contesto . Come ha infine spiegato l’Arcivescovo dettando cinque piste composite di intervento operativo: nella comunità parrocchiale che è «madre e maestra», nella catechesi ordinaria, nella valorizzazione del primato della liturgia, delle specificità e delle creatività delle realtà locali, nei decanati e nei Consigli pastorali; nei percorsi specifici – attraverso l’approfondimento con sussidi pensati ad hoc, come un nuovo testo destinato agli adulti, dal significativo titolo, “I cristiani nella città: per dare forma a un sogno” -, nello studio e nella diffusione della Dottrina sociale della Chiesa.

In una parola, in quell’evangelizzazione che è preghiera e inculturazione della fede. E il pensiero non può che correre alle Beatitudini evangeliche, il cui ethos, infatti, viene definito “carta costituzionale” di questo modo bello e buono di vivere, cristianamente ispirati, il terzo millennio.

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