Sirio 01-03 marzo 2024
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Intervista

«Anche a Milano si sfruttano esseri umani»

In occasione della Giornata mondiale di preghiera e riflessione, raccogliamo la denuncia della comboniana suor Tiziana D’Agostino, impegnata nell’equipe “Bassa Soglia” che assiste le vittime

di Silvio MENGOTTO

8 Febbraio 2024

Nella decima Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone (8 febbraio), parliamo con suor Tiziana D’Agostino, missionaria comboniana con trascorsi in Medio Oriente e nel Golfo, oggi impegnata alla Fondazione Somaschi di Milano nell’equipe “Bassa Soglia”: un servizio rivolto alle vittime di tratta, sfruttamento sessuale e lavorativo (in Europa 7000 ogni anno). «A livello mondiale si parla di 20 milioni – dice suor Tiziana -. Ma il fenomeno è per molti aspetti sommerso, difficile da quantificare, perché le vittime non possono essere individuate».

È possibile farlo emergere? 
Le persone sfruttate sono perlopiù donne e ragazze, anche se oggi c’è un aumento considerevole degli uomini. C’è anche un coinvolgimento nei lavori forzati, con persone costrette in condizioni di alta intensità di manodopera o tenute in situazioni di schiavitù domestica. Una realtà sperimentata nella mia esperienza in Medio Oriente e nel Golfo, ma presente anche in Italia e in Europa. Le donne sono costrette a prostituirsi a causa delle disuguaglianze. Situazioni di forte povertà spingono soprattutto le giovani a inseguire il sogno di un riscatto, di una vita migliore: vengono ingannate da una rete criminale che sfrutta questo sogno per trarne un grandissimo guadagno. Le attuali politiche dell’immigrazione sono insufficienti a far emergere il problema, anche se questo è l’obiettivo di noi Comboniane.

Suor Tiziana D’Agostino

A Milano si pratica la tratta?
Una realtà molto nota ai milanesi è l’Ortomercato, centro nevralgico del commercio agroalimentare lombardo. Qui avvengono gli scambi tra aziende agricole produttrici e punti vendita (centri commerciali, supermercati, mercati rionali, negozi). L’Ortomercato raccoglie frutta e verdura, ma anche carne, pesce e fiori. Una volta raccolti, questi prodotti vengono smistati. Un lavoro quotidiano, incessante, sette giorni su sette, che riguarda anche i prodotti freschi e di breve durata. Per questo va organizzato in modo veloce, rapido e nascosto. Perciò richiede molta manodopera sfruttata che non vediamo.

In che senso? 
Lo dico con una parola comprensibile a tutti: caporalato. Quando il prodotto arriva all’Ortomercato, si impiegano le persone per lo scarico e il carico della merce. Per questo lavoro, con un abbattimento dei costi e senza compromettere il costo del prodotto sul mercato, vengono sfruttati giovani uomini non regolarizzati sul territorio italiano. Sono egiziani, tunisini, maghrebini e bengalesi. Scavalcando le entrate ufficiali, entrano illegalmente nell’Ortomercato in zone nascoste. Terminato il lavoro, escono dall’Ortomercato a bordo di camioncini verso i punti vendita dove, per la maggior parte di loro, il lavoro continua fino alla conclusione nei mercati rionali, nei negozi, dove il prodotto viene venduto. Se il prodotto fresco va messo in vendita alla mattina, significa lavorare ogni notte. È lì che interveniamo.

Come?
Ci collochiamo nei punti dove gli uomini scavalcano e facciamo un rapido volantinaggio. Nel volantino, scritto in tutte le lingue, invitiamo a contattarci per un aiuto, assistenza legale, sanitaria e lavorativa. Abbiamo un riscontro: parecchi chiamano per fissare un appuntamento nei nostri uffici, dove cerchiamo di aiutarli.

Oltre a questo, cosa è possibile fare?
Certamente pregare, ma anche far sapere ciò che avviene. Il vero rischio è la chiusura. Oggi con la globalizzazione siamo interconnessi. La crescente domanda di lavoro a basso costo – che permette a noi di comperare, io dico ingiustamente, prodotti a basso costo – causa questo traffico di esseri umani. Occorre promuovere la sensibilizzazione su questi temi fin dalla scuola. Non possiamo ammettere l’ignoranza su un tema che coinvolge tutti.