Nel teatro milanese Benedetto XVI ha assistito all’esecuzione della “Nona Sinfonia” di Beethoven diretta dal maestro Daniel Barenboim. Nelle sue parole («dalla musica un messaggio prezioso anche per la famiglia») un ricordo affettuoso per le popolazioni colpite dal sisma

di Rosangela VEGETTI

Papa alla Scala

Milano ha offerto il suo saluto a Papa Benedetto XVI, con il cuore e la mente rivolti ai terremotati del Mantovano e dell’Emilia Romagna, con un mirabile evento musicale al Teatro alla Scala: la Nona Sinfonia, Alla gioia, di Ludwig van Beethoven, diretta da Daniel Baremboim.

Nel suo cenno introduttivo, il Sovrintendente del Teatro, Stephane Lissner, ha voluto dedicare l’appuntamento alle famiglie sofferenti e ha invitato tutti alla solidarietà quale migliore conclusione di un grande evento come Family 2012. Tante famiglie di tutto il mondo sono venute a Milano in clima di festa, per incontrarsi e insieme parlare proprio di lavoro e di festa, mentre per tante altre si compiva il dramma del terremoto.

Oltre agli esponenti delle istituzioni cittadine e nazionali, hanno assistito al concerto numerose autorità ecclesiali e i delegati di oltre 150 Paesi. Musicisti israeliani e palestinesi – che da molti anni suonano con il maestro Baremboim – hanno composto l’immagine di quel variegato popolo di cultura e di spiritualità che in questi giorni sta facendo di Milano un simbolo di fiducia e speranza nel futuro. Un pubblico che ha dimostrato il comune sentire di vicinanza e affetto al Pontefice. L’inno Alla Gioia ha offerto l’immagine più alta di quanto lo spirito umano possa esprimere e Benedetto XVI, superando anche la fatica del viaggio, ha molto apprezzato il concerto.

«La Nona Sinfonia di Beethoven ci permette di lanciare un messaggio con la musica che affermi il valore fondamentale della solidarietà, della fraternità e della pace», ha detto Benedetto XVI al termine del concerto, appuntamento a cui hanno partecipato anche i vescovi delle diocesi colpite dal sisma. «Su questo concerto, che doveva essere una festa gioiosa in occasione di questo incontro di persone provenienti da quasi tutte le nazioni del mondo – ha proseguito il Papa – vi è l’ombra del sisma che ha portato grande sofferenza su tanti abitanti del nostro Paese». Poi un riferimento preciso all’Inno alla Gioia: «Le parole riprese dall’Inno – ha spiegato Benedetto XVI – suonano come vuote per noi, anzi, sembrano non vere», perché siamo «paralizzati dal dolore per così tanta e incomprensibile distruzione che è costata vite umane, che ha tolto casa e dimora a tanti».

Di fronte alle sofferenze del terremoto, Il Papa ha ricordato come il maestro Toscanini nel 1946, entrando nel Teatro dopo la ricostruzione post-bellica, disse di ritrovare «la sua Scala, che la Scala è sempre la Scala!». «La ricostruzione della Scala – ha detto – fu un segno di speranza per la ripresa della vita dell’intera Città dopo le distruzioni della Guerra». Nonostante le difficoltà e le sofferenze del terremoto, ha proseguito il Pontefice, «non abbiamo bisogno di un discorso irreale di un Dio lontano e di una fratellanza non impegnativa. Siamo in cerca di un Dio vicino. Cerchiamo una fraternità che, in mezzo alle sofferenze, sostiene l’altro e così aiuta ad andare avanti». E proprio a questo «ci sentiamo chiamati da questo concerto».

Un segno di pace e fraternità che vale anche e, soprattutto, per le famiglie. «Mi pare che questo messaggio – ha proseguito Benedetto XVI – sia prezioso anche per la famiglia, perché è in famiglia che si sperimenta per la prima volta come la persona umana non sia create per vivere chiusa in se stessa, ma in relazione con gli altri». «È in famiglia – ha concluso il Pontefice – che si comprende come la realizzazione di sé non sta nel mettersi al centro, guidati dall’egoismo, ma nel donarsi; è in famiglia che si inizia ad accendere nel cuore la luce della pace perché illumini questo nostro mondo».

Un accenno per riprendere il senso di un centro di cultura di alto livello, una musica che eleva lo spirito e che fa pensare anche in tempi di sofferenza come i presenti. E dall’immagine di ideale umano si arriva alla vicinanza di un Dio che soffre con l’umanità e non l’abbandona mai.

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