Redazione

Dal discorso del presidente della Cei, e in generale dall’andamento complessivo del Convegno di Verona, secondo il sociologo Franco Garelli, emerge “una chiara conferma della linea del progetto culturale”, chiamato a una “seconda fase”, e una “inequivocabile ripresa della domanda di impegno politico, molto presente tra i laici credenti”.

Creare “luoghi di confronto, stabili e permanenti, in cui i laici possono confrontarsi liberamente tra di loro, magari anche scontrarsi, sotto la propria responsabilità, sui temi sociali e politici”, per poi “consegnare” la riflessione ai propri vescovi affinché “illuminati dalla ragione e dal magistero ricuciano alcuni eventuali strappi sulle idee”. È una delle proposte emerse in alcuni gruppi di studio del Convegno di Verona, per tradurre in concreto le indicazioni del Papa, il quale nel suo discorso programmatico ha esortato i laici ad assumersi autonomamente e responsabilmente, alla luce del magistero della Chiesa, il compito di agire in politica da cristiani.

A palarne è il sociologo Attilio Danese, condirettore della rivista “Prospettiva persona”, informando che da molti partecipanti al Convegno è emersa la proposta di una sorta di “Consulta” dei laici, intesa come “organo consultivo istituito in maniera permanente, stabile, che si riunisca a scadenze fisse per discutere dell’agenda dei principali problemi sul tappeto in funzione del bene comune del Paese”. Quanto al “clima” generale del Convegno di Verona, Danese lo ha definito “di amicizia e di fraternità”, caratterizzato da “un sentimento comune del convergere verso l’unità, nonostante le diversità”.

“Mi ha molto colpito la sottolineatura sulle problematiche delle persone sole o in difficoltà, come possono essere gli immigrati”: è il commento “a caldo” sull’intervento conclusivo del card. Ruini da parte di Teresa Orsini, delegata della Fondazione Migrantes per la comunità brasiliana di Roma. “È stato anche importante l’accenno all’accoglienza e al rispetto degli immigrati, per quanto riguarda le diverse convinzioni religiose, pur nella chiarezza delle posizioni. Una terza cosa è stata l’invito ad andare avanti, come Chiesa, senza però dimenticarsi del passato e degli insegnamenti religiosi e spirituali sui quali sono state educate le generazioni precedenti. Tutto ciò è molto costruttivo e fa sperare per una Chiesa sempre più viva e accogliente”.

“E’ importante che i cattolici mantengano alta la loro presenza nella sfera pubblica, con aspetti innovativi, tramite proposte che siano fedeli alle loro istanze originarie e nello stesso tempo feconde per le sorti dell’umanità”. Il sociologo Franco Garelli commenta così il discorso conclusivo del card. Ruini, in cui a proposito della “testimonianza missionaria dei laici, che in Italia ha alle spalle una storia lunga e grande”, ha segnalato riferendosi all’oggi “spazi aperti che appaiono assai ampi, promettenti e al tempo stesso esigenti sotto due profili”: l’“animazione cristiana delle realtà sociali” e la “diretta proposta e testimonianza del Vangelo”.

Dal discorso del presidente della Cei, e in generale dall’andamento complessivo del Convegno di Verona, secondo Garelli, emerge “una chiara conferma della linea del progetto culturale”, chiamato a una “seconda fase”, e una “inequivocabile ripresa della domanda di impegno politico, molto presente tra i laici credenti”. A distanza di undici anni dal Convegno di Palermo, dove c’era “molta tensione dovuta ad eventi come la fine della stagione dell’unità politica dei cattolici”, e in cui “non ci si ritrovava più nell’uniformità dell’impegno politico, ma nella cultura come elemento unificante” – conclude Garelli – da Verona in poi “bisogna cominciare a tradurre in concreto i valori irrinunciabili di cui parla il Papa, nella dinamica del pluralismo”.

Quattrocentocinquanta, forse cinquecento e anche di più: è il numero degli appartenenti all’Azione Cattolica presenti tra i delegati laici al Convegno. Il numero incrocia i dati della segreteria con la verifica dei delegati regionali di Azione Cattolica, ma risulta “ad occhio” anche dai numerosi “riconoscimenti” reciproci avvenuti in questi giorni tra delegati dal Nord al Sud della penisola che hanno scoperto di aver già condiviso esperienze associative. “Al di là dei numeri – afferma Luigi Alici, presidente nazionale di Azione Cattolica – che pure evidenziano il radicamento dell’associazione nel territorio, la presenza dei membri di Ac è emersa in maniera inequivocabile da certe sottolineature emerse dalle sintesi di tutti i gruppi di studio e che erano già presenti nel contributo che l’Associazione aveva preparato prima del convegno”.

“In primo luogo – spiega Alici – la richiesta di una pastorale non settorializzata, ma il più possibile unitaria, a cui si aggiunge il riconoscimento della valorizzazione dei luoghi ordinari dove si svolge e cresce la vita della Chiesa, cioè la parrocchia e i consigli pastorali”. “Inoltre – aggiunge Alici – il contributo peculiare dell’Ac si scorge nel primato della formazione sottolineato in tutti gli ambiti e la richiesta di declinare il Progetto culturale, nei prossimi anni, sempre più in termini di progetto formativo”.

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