Redazione

Oggi gli italiani nel mondo che hanno mantenuto la cittadinanza italiana sono 3.106.251 come si evince dal primo “Rapporto Italiani nel Mondo 2006” promosso dalla Fondazione Migrantes della Cei in collaborazione con altre realtà ecclesiali. Questa presenza è una realtà non sconosciuta alla Chiesa cattolica impegnata a loro fianco con le Missioni cattoliche Italiane all’estero fin dall’inizio delle migrazioni. Nel mondo sono, infatti, 431 i centri che forniscono una cura pastorale in lingua italiana, 543 i sacerdoti, 166 le suore e 51 i laici.

“E’ un segno positivo e di particolare attenzione quello che la Chiesa italiana riserva agli emigrati nel mondo”, dice Luisa Deponti del Centro Studi Emigrazione degli Scalabriniani di Basilea. Oggi – aggiunge – le comunità cattoliche si “compongono di tante diversità, culture e riti inseriti nelle Chiese locali d’emigrazione. La partecipazione al convegno di Verona di venti italiani all’estero vuol dire che i nostri emigrati non devono perdere comunque il loro legame con la Chiesa d’origine in un uno scambio di esperienze che arricchiscono entrambe le Chiese”.

La Chiesa italiana è “riconoscente” verso i sacerdoti, suore ed operatori laici per il lavoro “prezioso” che stanno facendo nelle Missioni cattoliche italiane a fianco dei nostri connazionali residenti all’estero. Lo ha detto ieri sera mons. Lino Belotti, presidente della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale italiana partecipando a un incontro con i 20 delegati degli italiani nel mondo presenti al IV Convegno ecclesiale in corso a Verona.

“Il vostro impegno – ha concluso mons. Belotti – deve essere quello di saper trasmettere ai nostri migranti il messaggio di speranza che in questi giorni stiamo ascoltando e vivendo qui a Verona mettendo al centro dei nostri messaggi i valori cristiani e morali”.

“Questo è un momento importante per la pastorale degli italiani nel mondo – ha detto mons. Piergiorgio Saviola, presidente della Fondazione Cei Migrantes – che a Verona trova un proprio spazio. La realtà ecclesiale italiana – ha aggiunto mons. Saviola – potrebbe beneficiare del lavoro di questi operatori pastorali che si sono fatti migranti con gli emigranti da oltre 150 anni”.

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