Convegno promosso dallo Sportello Anania alla vigilia della Giornata per la Vita (3 febbraio). A Milano in atto 216 esperienze, in aumento le richieste del Tribunale per i minorenni. In calendario anche la Giornata della Solidarietà (10 febbraio) e la Giornata del Malato (11 febbraio)

di Francesco CHIAVARINI

famiglia

“Fare affido a Milano oggi. Accoglienza, carità del quotidiano” è il titolo del convegno organizzato dalla diocesi che si terrà sabato 2 febbraio alle 9 presso il Cinema Palestrina (via Palestrina 7). Dopo i saluti di Francesca e Alfonso Colzani del Servizio per la Famiglia, interverrà Matteo Zappa di Caritas Ambrosiana su “Affidarsi tra famiglie a Milano oggi”. Seguirà una tavola rotonda con due famiglie affidatarie; Claudio Figini della Cooperativa Comin e Pierfrancesco Maiorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano. Alle 11.30 Valentina Calcaterra dell’Università Cattolica parlerà di “Fare affido oggi: educare famiglia e comunità a scelte di accoglienza”. Conclusioni affidate a padre Eugenio Brambilla e monsignor Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura, la carità, la missione e l’azione sociale (iscrizioni entro il 30 gennaio a Sportello Anania, tel. 02.76037.343; anania@caritasambrosiana.it– servizio di animazione per bambini).

Una risorsa e una sfida

Aprire le porte di casa ad un figlio che non è il proprio. Accudirlo, sanare le sue ferite. E poi riconsegnarlo alla famiglia da cui proviene. Con quella famiglia, spesso, fare un pezzo di strada insieme. È l’affido familiare. A Milano sono 216 le famiglie che a Milano lo stanno sperimentando. Sono un numero importante. Ma non ancora sufficiente. Rappresentano poco più di una goccia nel mare.

Stando ai dati forniti dal Piano di Sviluppo del Welfare 2012-2014 del Comune di Milano sono 700 i minori che ancora vivono in comunità, per i quali il Tribunale per i minorenni ha ingiunto un momentaneo allontanamento sia dal padre che dalla madre. A questi si aggiungono poi i circa 800, per lo più adolescenti e in genere stranieri, che hanno lasciato i genitori in patria o sono scappati di casa, a volte per sfuggire a soprusi e violenze. Sono i cosiddetti «minori non accompagnati», affidati alle strutture di pronto intervento.

Non tutti i ragazzi accolti nelle comunità sarebbero pronti a entrare in una famiglia. Tuttavia, da tempo, il mondo del volontariato milanese con le istituzioni sta lavorando perché a tutti, prima o poi, sia garantita la possibilità di venire accolti nel contesto naturale di ogni minore che è, come riconosce la legge, la famiglia. Uno strumento utile è proprio l’affido familiare. E per promuovere l’affido familiare Caritas Ambrosiana, con altre 17 realtà del privato sociale, ha dato vita due anni fa a una rete che, in collaborazione con il Comune e grazie al sostegno della Fondazione Cariplo, ha consentito di potenziare i servizi di selezione, assistenza, formazione e promozione delle famiglie affidatarie. Inoltre risale ai mesi scorsi la delibera con la quale la giunta comunale ha incrementato, seppure di poco, il contributo mensile corrisposto alle famiglie che sostengono questa scelta (la cifra è passa da 430 a 480 euro). Volontariato e amministrazione comunale hanno poi promosso insieme una vasta campagna di promozione.

«Per fare affido oggi a Milano non serve essere eroi – sottolinea Zappa – istituzioni e mondo del non profit sono ormai in grado di offrire un supporto a tutto campo a chi vuole fare questa scelta. Inoltre le famiglie possono scegliere tante opzioni differenti, a seconda di quello che si sentono di fare, del tempo che possono dedicare».

Si può scegliere l’affido a tempo pieno: il bambino vive nella casa della famiglia affidataria per un periodo che può durare qualche mese fino a più anni (la legge ne stabilisce due, ma possono essere prorogati). Oppure si può optare per un affido part-time: per cui si condivide con il bambino affidato solo il tempo delle vacanze, il fine settimana, anche solo qualche ora al giorno. Si può aprire la propria casa a una giovane madre e a suo figlio o ci si può dare sostegno all’intera famiglia in difficoltà, continuando a vivere ognuno a casa propria, ma stabilendo incontri, momenti di socializzazione nel proprio quartiere. O, ancora, si può scegliere di offrire cure e attenzione quotidiane in casa propria a un neonato e di accompagnarlo nei primi anni di vita.

«L’affido è una forma di solidarietà rivolta sia ai minori che alle famiglie da cui provengono – spiega Zappa -. Secondo le statistiche nazionali, i casi più frequenti di allontanamento temporaneo della famiglia riguardano genitori che il giudice ritiene inadeguati a svolgere il loro compito. Questo non significa che non potranno diventare padri e madri responsabili in futuro. L’affiancamento di un’altra famiglia, proprio anche grazie alle forme più leggere previste, come ad esempio l’affido part-time o giornaliero, può aiutare proprio a ripristinare le relazioni interrotte tra genitori e figli in un cammino comune».

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