La visita del cardinale Scola alla parrocchia di Sant’Antonino. «Portate nella società i sentimenti di Cristo - la sua esortazione -. Se tra noi manca la comunione fraterna, non riusciremo a trasmettere i nostri valori»

di Pietro RONCARI

solbiate olona scola

«Speravamo nell’estate di San Martino e invece pioggia e freddo… Non perdiamoci d’animo, è lei, Eminenza, a portarci la gioia e la luce del Signore». Sincero don Fausto Ceriotti, parroco di Solbiate Olona, nel suo discorso di saluto al cardinale Angelo Scola in visita alla comunità ieri mattina per la consacrazione dell’altare maggiore nella parrocchiale di Sant’Antonino. «Ho saputo che questa chiesa è stata progettata dall’architetto monsignor Polvara – replica l’Arcivescovo -. È nato a Malgrate, il mio paese alle porte di Lecco. L’ho conosciuto bene. Ora so che ha lasciato il suo nome anche in questa chiesa: un motivo in più per sentirmi particolarmente legato a voi…».

Ad accogliere Scola è il sindaco Luigi Melis, che alla fine del rito, dopo aver donato all’ospite alcuni volumi sulla storia del paese e aver ottenuto una foto con la famiglia e l’intera Giunta, “strappa” anche una speciale dedica sul libretto della messa: «Mi augura di governare con dedizione questa comunità, secondo la concretezza della fede e della carità – rivela il primo cittadino -. Trovo in lui una grande sensibilità umana e una fede davvero profonda».

Sono presenti in chiesa anche una trentina di militari della caserma Nato “Ugo Mara” assieme al generale Alessandro Guarisco che al termine del rito, prima della foto di gruppo, porta al cardinale Scola il saluto del generale Giorgio Battisti, comandante del Corpo d’armata di reazione rapida. In chiesa, davanti sono sistemati gli infermi e i ragazzi (anche i “pulcini” del calcio), dietro le autorità. L’Arcivescovo è affiancato dal parroco don Ceriotti e dal decano don Giuseppe Marinoni, con don Emilio Sorte (parroco precedente) e una dozzina di preti del territorio. Il coro accompagna la celebrazione scandendone i passaggi più intensi: l’inizio a luci spente, la lunga litania, l’olio sparso sull’altare, il rito della luce, lo scambio dei doni.

All’omelia Scola precisa il senso della solennità di Cristo Re, rivolgendosi proprio ai più giovani: «Ragazzi, il nostro Re non è come il Re di Spagna. Il nostro è un Re umile, che regna dalla croce, donando la vita. Lui non cerca il potere e gli onori, anzi accetta di essere rifiutato e umiliato. San Paolo ci chiede: abbiate gli stessi sentimenti di Gesù. Lo ripeto anche a voi: abbiate gli stessi sentimenti, aderite a Cristo con il cuore, la mente e l’azione. Portate fuori dalla chiesa i sentimenti di Cristo con uno stile di vita che mostri la novità che avete incontrato». Poi recrimina: «Perché non riusciamo più a trasmettere alla gioventù valori e stili di vita alternativi a quelli contrabbandati dalla società? Innanzitutto perché noi per primi ne siamo poco convinti. Poi perché c’è poca comunione fraterna tra noi e così la bellezza della nostra tradizione non passa». Al termine dell’omelia, un invito: «Riflettete sulla mia Lettera pastorale, Alla scoperta del Dio vicino, nel prossimo tempo di Avvento, e portate nella società i sentimenti di Cristo».

I fedeli vivono la visita dell’Arcivescovo con molta commozione. «Questa chiesa è stata consacrata dal cardinale Schuster alle 5 del mattino, il 30 luglio 1943: Anni terribili, in piena guerra… Quanta sofferenza allora, eppure quanta fede!», dice Aldo Tronconi, storico del paese. Don Ceriotti ricorda che i precedenti altari sono stati consacrati dal cardinale Schuster e dal cardinale Montini: «Un beato e un Papa… Auguri eminenza!». Scola sorride e, prima di concludere, aggiunge: «Aspettavate da vent’anni il passaggio dell’Arcivescovo: eccomi. Questa è una piccola visita pastorale e allora vi lascio tre impegni precisi. Primo, la responsabilità di portare la fede dentro la vita. Secondo, massimo impegno educativo per trasmettere la ricchezza della vostra vita comunitaria e civile. Terzo, lavorate insieme andando oltre i confini della parrocchia per legarvi al Decanato, in particolare privilegiando il campo giovanile e quello culturale».

Cordialità e concretezza che la chiesa gremita dimostra di condividere anche nei saluti al termine della messa. Tutti vogliono la foto con il Cardinale: sacerdoti, chierichetti, amministratori, gruppo famiglie, coro, militari, alpini, protezione civile… Fuori piove, le campane suonano il mezzogiorno, Solbiate sente il “Dio vicino”. Insolita, ma fervente estate di San Martino.

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