Redazione

di Gianni Bottalico

L’8 dicembre 1965, al termine del Concilio Vaticano II, Paolo VI rivolgeva uno speciale Messaggio ai lavoratori; e lo consegnava simbolicamente nelle mani dell’operaio Armando Cagno, presente a Roma insieme ad altri 1300 membri delle Acli di Milano.

In questo episodio possiamo vedere il segno del legame tra le Acli e la Chiesa, e dunque l’impegno di una eredità che alle Acli veniva chiesto di incarnare: la fedeltà al lavoro, e soprattutto alla profonda dignità del lavoro; la responsabilità di costruire un laicato maturo; l’impegno a tessere un dialogo costruttivo con il mondo contemporaneo, valorizzandone le domande più vere e le istanze più autentiche senza cedere a vuoti compromessi.

La recezione del Concilio non è stata sempre facile e talora ha portato a vere e proprie crisi. In nessun momento però le Acli hanno smarrito il loro profondo senso ecclesiale, che si traduce in scelte autonome – nel senso della maritainiana autonomia del temporale – eppure non per questo staccate dal vangelo e dalla chiesa.

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