La basilica risale al XIV secolo e fa parte della rete dei siti cluniacensi. Domenica 12 aprile sarà in visita il cardinale Scola che celebra la Messa a Santa Maria in Calvenzano e poi incontra i preti del Decanato di Melegnano. Dal parroco, don Giorgio Maria Allevi, la fotografia del territorio

di Cristina CONTI

Vizzolo

Domenica 12 aprile l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, sarà in visita a Vizzolo Predabissi (Mi). Alle ore 10.30 celebrerà la Messa nella parrocchia di Santa Maria in Calvenzano (via delle Basilica, 8). Al termine ci sarà l’incontro con i preti del Decanato di Melegnano. Abbiamo chiesto al parroco, don Giorgio Maria Allevi, quali sono le caratteristiche di questo territorio.

Qual è l’occasione di questa visita?

«Avevamo invitato il Cardinale a ottobre per il cinquantesimo della parrocchia. In quello stesso periodo però non è potuto venire perché doveva partecipare al Sinodo dei Vescovi. Siamo perciò felici di poterlo accogliere adesso. La nostra parrocchia ha radici antiche, perché la Basilica risale al XIV secolo e fa parte della rete dei siti cluniacensi. L’associazione “In agro Calventiano” valorizza la nostra Basilica con visite guidate tutte le domeniche e concerti in diversi momenti dell’anno».

Vi siete preparati in modo particolare?

«Data la vicinanza con la Pasqua e le sue celebrazioni non siamo riusciti a prepararci in modo specifico per questo incontro. Ma ci farebbe piacere avere dall’Arcivescovo un incoraggiamento a fidarci di più di Gesù Crocifisso».

Quali attività si svolgono sul vostro territorio?

«Per i ragazzi ci sono le normali iniziative dell’oratorio e un gruppo scout molto attivo. Il Comune collabora soprattutto con la Caritas per far fronte a situazioni particolari, come la distribuzione dei pacchi alimentari alle famiglie più bisognose. Abbiamo poi una scuola di italiano per stranieri. Non organizziamo invece attività sportive perché in questo settore il paese è già bene organizzato».

Gli immigrati sono molto presenti?

«Sì. Ci sono latino-americani, asiatici, africani, persone provenienti dall’Europa dell’Est. Non c’è una nazionalità presente in percentuale maggiore, la situazione è molto variegata. Lo stesso vale anche per l’integrazione. Alcuni lavorano, altri fanno fatica, alcuni sono qui da decine di anni ma non sono ancora “dentro” il paese, sia dal punto di vista economico sia da quello culturale, altri hanno difficoltà a imparare l’italiano. Ci sono casi, per esempio, di donne che vivono sempre in casa e che pensano dunque che imparare la nostra lingua sia inutile».

La crisi economica si sente molto?

«Sì, si sente davvero e tante famiglie stanno facendo fatica. Diverse persone sono rimaste a casa. Sono qui da due-tre anni e in questo lasso di tempo quattro o cinque famiglie hanno ricevuto assistenza dal Fondo famiglia-lavoro della Diocesi: grazie a questo strumento la situazione è stata meno critica di quello che avrebbe potuto essere. È la disoccupazione, comunque, a essere particolarmente forte».

Giovani: a che punto siamo?

«L’oratorio è frequentato ma, soprattutto per i ragazzi che hanno finito le scuole medie inferiori, è spesso visto come luogo per ritrovarsi e c’è un po’ di impermeabilità rispetto al suo valore formativo ed educativo. Nella Settimana Santa i 18enni e 19enni hanno aderito a una proposta di vita comune che viene organizzata dal 2000 e che riguarda quattro parrocchie: trascorrono la giornata nelle proprie occupazioni e poi si ritrovano insieme e condividono alcuni momenti di preghiera e di liturgia. Ci sono poi due proposte per i giovani: incontri mensili che si svolgono a Vizzolo e che coinvolgono una decina di giovani e altri a Melegnano a cui partecipano le altre quattro parrocchie. Li abbiamo impostati in questo modo perché a Vizzolo esisteva già prima un gruppo con un proprio cammino».

Avete altre attività particolari?

«In Quaresima c’è stata una formazione particolare per gli adulti che ha registrato un buon numero di presenze: 35 persone abituali con punte di 45, una partecipazione significativa se contiamo che il paese ha 3.900 abitanti. Per gli anziani, invece, c’è un gruppo organizzato con il Comune che fa proposte di volta in volta diverse. Mentre per coloro che ormai non possono più muoversi dalla propria abitazione abbiamo a disposizione un servizio di ministri straordinari dell’Eucaristia che porta la Comunione a casa».

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