Presso la sede delle Acli Milanesi il seminario di apertura della 15a edizione della Scuola di italiano per stranieri in parrocchia

Tra le righe 15

«Luoghi di apprendimento e socialità» era il sottotitolo del primo seminario di apertura delle scuole di italiano per stranieri in parrocchia, svoltosi nel 2002. A distanza di quindici anni quel sottotitolo appare ancora valido e significativo, in particolare alla luce delle caratteristiche più recenti dell’immigrazione in Italia.

In questi quindici anni i sociologi ci hanno raccontato che siamo passati da una migrazione da lavoro a una migrazione da popolamento (con i ricongiungimenti familiari degli anni Duemila) per approdare oggi alle migrazioni forzate. Profughi, rifugiati, richiedenti asilo sono “forzati”, obbligati a uscire da Paesi in guerra o dove comunque le condizioni economiche e sociali sono tali da imporre la fuga. In ultima analisi, però, chiunque migri è forzato a partire: la differenza sta nelle motivazioni e nei modi, ma gli effetti sono gli stessi. Uomini e donne con le loro storie – sempre difficili, talvolta drammatiche -, con le fatiche e le sofferenze che li hanno indotti a partire o che hanno incontrato lungo il cammino o al loro arrivo. Uomini e donne che sbarcano a scuola di italiano e si raccontano, si affidano, cercando in noi le parole per dire e la disponibilità ad accogliere, per togliersi di dosso anche solo per un momento quel pesante bagaglio di vita vissuta che portano con sé.

Il seminario di apertura delle scuole di italiano di quest’anno, in programma sabato 26 novembre, alle 9.30, presso la sede delle Acli Milanesi (via della Signora 3, Milano), metterà a tema l’aspetto più sociale di questo servizio: la scuola, oltre che luogo per imparare una lingua, spesso si rivela uno dei pochi spazi in cui si accolgono persone – non “numeri” -, cui si riconsegna una dignità attraverso la parola donata e accolta. Sì, perché spesso gli studenti, rassicurati da un clima ospitale e familiare, pur con i pochi mezzi linguistici a disposizione, decidono di condividere la loro storia, di raccontarsi…

Aprirà la mattinata il prof Giovanni Giulio Valtolina, docente di Psicologia dello sviluppo interculturale presso l’Università Cattolica, che proverà a illustrare il panorama del vissuto psicologico dei migranti – che come minimo si confrontano con la perdita, la lontananza, lo spaesamento, fino ad arrivare a vissuti strazianti e drammatici – e di offrire agli insegnanti qualche strumento per ascoltare e accogliere storie di fronte alle quali ci si può sentire inadeguati.

Seguirà poi l’intervento di Sara Honegger, presidente di Asnada, associazione di promozione sociale, che con la sua scuola di italiano sperimentale parte dal presupposto che poter parlare di sé e raccontarsi risvegli il desiderio di parola e di partecipazione, perché «la lingua non è solo il mezzo attraverso il quale sopravvivere, ma anche il telaio con cui intessere percorsi, pratiche e un nuovo senso di cittadinanza». Un metodo, tra l’altro, particolarmente efficace per chi non possiede gli strumenti basici per apprendere una nuova lingua.

La mattinata si concluderà con la presentazione di due progetti per favorire fra gli studenti la conoscenza della cultura italiana, attraverso l’avvicinamento ai luoghi d’arte di Milano: il progetto del Fai “Arte, un ponte tra culture” e il percorso di visita ai capolavori del Museo Diocesano di Milano.

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