Nel 2001 è nata la "Luyobolola Communiy School" fondata da un'associazione cattolica per gli alunni che non riescono ad accedere alla scuola pubblica

Presentiamo oggi la seconda proposta per vivere una Quaresima di fraternità, iniziativa promossa dall’Ufficio diocesano per la pastorale missionaria e da Caritas Ambrosiana. Il progetto “Mazabuka: obiettivo diploma” è a favore dello Zambia la cui economia ha subito negli anni ’70 il crollo dei prezzi del rame sul mercato internazionale. Ciò ha innescato un progressivo declino e oggi il Paese è tra i più poveri del mondo. Alla già grave situazione socio-economica si è aggiunto il problema dell’Aids, che ha lasciato dietro di sé un’intera generazione di orfani.
Se n’è accorta anche Maria Letizia Antognazza, missionaria laica «fidei donum», quando è arrivata a Mazabuka. Vedeva per le strade tantissime persone, soprattutto ragazzi e bambini, e si è resa conto che «il mercato del lavoro è completamente fermo ed è molto difficile che un giovane possa trovare occupazione – dice la donna -. Inoltre ho scoperto cosa significa che un’intera generazione può morire di Aids».
Nella sola cittadina di Mazabuka si stima che siano 5 mila i bambini orfani o che vivono sotto la soglia di povertà. Per dare assistenza ai più bisognosi nel 2001 è nata la Luyobolola Community School, una scuola fondata da un’associazione cattolica diocesana. «Lavoriamo con quei bambini che sarebbero destinati a non andare a scuola – spiega Antognazza – perché orfani o provenienti da famiglie vulnerabili dove il capo famiglia è un ragazzino, una vedova oppure una persona che vive di lavori quotidiani, i cosiddetti peace work: “Oggi lavoro perché qualcuno mi fa tagliare il prato e domani si vedrà”». Questi ragazzi, continua la missionaria, «non potrebbero mai permettersi di pagare le tasse scolastiche, un’uniforme o scarpe chiuse per poter avere accesso alla scuola pubblica».
Lo scopo allora è quello di offrire ai bambini di Mazabuka un’opportunità: da una lato, tramite la scolarizzazione e, dall’altro, attraverso la cura della persona dal punto di vista fisico e psicologico. La scuola ha già adottato un «programma alimentare» e firmato una convenzione con l’ospedale distrettuale nel caso arrivino bambini malati, ma è stato aperto anche uno sportello di counseling al quale i ragazzi possono rivolgersi se hanno problemi e cercano aiuto.
«Tentiamo di dare supporto in modo particolare ai ragazzi malati di Aids, che sono sotto trattamento e prendono gli antiretrovirali – spiega Antognazza -. Per chi non ha niente e nessuno, noi tentiamo di essere la famiglia».
Le Nazioni Unite si sono poste come obiettivo entro il 2015 di diffondere l’istruzione primaria anche nei Paesi in via di sviluppo. Nel caso dello Zambia il governo, per raggiungere lo scopo, ha alzato il numero massimo di studenti a 80 per classe, ma mancano le risorse. «Le scuole si ritrovano costrette a dover tassare gli studenti anche solo per comprare i gessi. Inoltre che c’è l’obbligo, visto che lo Zambia è un’ex colonia inglese – spiega Antognazza – di andare a scuola in divisa (camicia, gonna o pantaloni, calze e scarpe chiuse). Ma se una coppia ha 3 figli suoi, 4 orfani lasciati dalla sorella, un vicino di casa che non ha più nessuno ed è andato ad abitare con loro… la famiglia non ce la fa, deve selezionare e mandare a scuola al massimo uno o due bambini».
Dal 2005 la Luyobolola Community School è una scuola parificata. «Ora sogniamo di poter offrire agli studenti un ciclo completo fino al grado 12, che significherebbe la fine delle scuole superiori. In questo momento però ci fermiamo al 9 e non possiamo andare oltre perché il governo richiede la costruzione di un laboratorio di scienze. Questo ci consentirebbe di concedere ai nostri ragazzi di andare avanti a studiare in classi di 35 e non 80».

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