Nel contesto della Settimana dell’educazione appuntamento con le persone impegnate in questo ambito all’interno della Comunità pastorale “Spirito Santo”. Ne parla il responsabile don Giampiero Magni

di Marta VALAGUSSA

Carate Brianza

Martedì 21 gennaio, al Cinema Teatro Agorà di Carate Brianza (MB), alle 21, il cardinale Angelo Scola incontrerà la Comunità pastorale “Spirito Santo”. La serata segna anche la reinaugurazione ufficiale della sala, reduce da un paio d’anni di lavori di restauro. Il tema sarà incentrato sulla “comunità educante”. Ne parliamo con don Giampiero Magni, responsabile della Comunità.

Don Magni, in cosa consiste la “comunità educante”?
Si tratta dell’insieme di tutte le persone che un ragazzo incontra all’interno della comunità cristiana, in particolare tutti coloro che gli parlano di Gesù. La comunità educante è la parrocchia, nelle sue varie figure: il sacerdote, il catechista, l’allenatore, il genitore, gli animatori, le suore, gli educatori…

Quanti ragazzi frequentano la vostra parrocchia?
La Comunità “Spirito Santo” conta almeno un migliaio di ragazzi. Fino alla prima media, quindi la fascia d’età dell’iniziazione cristiana, sono presenti circa 850-900 ragazzi. Il 60% dei cresimati prosegue il cammino in oratorio e con la catechesi almeno per due anni. Abbiamo infatti 150 preadolescenti che frequentano regolarmente la parrocchia, 130 adolescenti e un’ottantina di giovani.

Questo risultato così sorprendente è dovuto sicuramente alla presenza di genitori-catechisti. Come avete pensato a questa figura?
Ci siamo accorti che la famiglia è la prima scuola di fede per un bambino e un ragazzo, ma è anche il punto debole, perché vive maggiori difficoltà. Abbiamo chiesto ai genitori di essere loro stessi catechisti e molti hanno subito aderito. Il risultato più immediato è stato il coinvolgimento di altrettanti genitori, fino ad arrivare a un centinaio di persone. L’attività della comunità educante prosegue soprattutto a casa, in famiglia. Senza uno stretto legame tra la parrocchia e i genitori, la missione educativa rischia di franare.

Nella comunità educante rientrano anche le scuole parrocchiali?
Certamente. Le scuole parrocchiali hanno un grande ruolo nella comunità. Non che le altre scuole non lo abbiano, anzi trasmettono spesso valori altrettanto positivi. All’incontro saranno presenti anche i dirigenti delle scuole paritarie, oltre ai sindaci di Carate Brianza e Albiate, con gli assessori impegnati nel settore educativo.

Un dialogo aperto e finalizzato a un obiettivo comune: l’educazione dei ragazzi…
Infatti. L’impegno educativo della comunità cristiana si incontra con il «grande campo che è il mondo» e quindi con tutte le varie proposte educative che il territorio offre.

La presenza del Cardinale solleciterà sicuramente molte famiglie…
La comunità è in trepidazione. Tutti aspettano questo incontro, ma non solo per la presenza dell’Arcivescovo. Di certo i 700 posti del nostro salone saranno presto riempiti. Tutti sono vivacemente in movimento di fronte ai numerosi cambiamenti cui è sottoposta la nostra società. Questo ha fatto reagire molte persone, che hanno messo in campo tantissime energie.

Come sarà strutturato l’incontro?
Dopo una mia breve introduzione, nella quale presenterò la comunità nel suo progetto, la parola passerà alle varie figure appartenenti alla comunità educante, che racconteranno la loro esperienza. In seguito ascolteremo il cardinale Scola e il messaggio che vorrà comunicarci. Siamo sicuri che sarà una grande occasione per confrontarci e far emergere tanti aspetti su cui lavorare insieme.

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