Messaggio per l'anno scolastico 2011-2012


Redazione

“Siamo persuasi che la dimensione religiosa è costitutiva dell’essere umano e che l’insegnamento della religione cattolica può aiutare i giovani a interrogarsi e riflettere, per elaborare un progetto di vita capace di arricchire la loro formazione, con particolare riferimento agli aspetti spirituali ed etici dell’esistenza, stimolandoli a interpretare correttamente il contesto storico, culturale e umano della società, in vista del loro coinvolgimento nella costruzione della convivenza umana”.
E’ il “cuore” del Messaggio della presidenza della Cei in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 2011-2012, diffuso il 1° dicembre. “Per la Chiesa in Italia – esordiscono i vescovi – questo è un anno speciale, perché segna l’inizio di un decennio caratterizzato da una rinnovata attenzione all’educazione, riconoscendo nell’arte delicata e sublime dell’educare una sfida culturale e un segno dei tempi”.
“Lo studio delle fonti e delle forme storiche del cattolicesimo è parte integrante della conoscenza del patrimonio storico, culturale e sociale del popolo italiano e delle radici cristiane della cultura europea”, si legge infatti negli Orientamenti Cei per questo decennio, dal titolo “Eucare alla vita buona del Vangelo”. Nell’anno scolastico 2009-2010 l’Irc è stato scelto dal 90% delle famiglie e degli alunni delle scuole statali. Dato, questo, che sale al 90,8%, se si tiene conto anche di quanti frequentano scuole cattoliche.
“Siamo persuasi che la dimensione religiosa è costitutiva dell’essere umano e che l’insegnamento della religione cattolica può aiutare i giovani a interrogarsi e riflettere, per elaborare un progetto di vita capace di arricchire la loro formazione, con particolare riferimento agli aspetti spirituali ed etici dell’esistenza, stimolandoli a interpretare correttamente il contesto storico, culturale e umano della società, in vista del loro coinvolgimento nella costruzione della convivenza umana”.E’ il “cuore” del Messaggio della presidenza della Cei in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 2011-2012, diffuso il 1° dicembre. “Per la Chiesa in Italia – esordiscono i vescovi – questo è un anno speciale, perché segna l’inizio di un decennio caratterizzato da una rinnovata attenzione all’educazione, riconoscendo nell’arte delicata e sublime dell’educare una sfida culturale e un segno dei tempi”.“Lo studio delle fonti e delle forme storiche del cattolicesimo è parte integrante della conoscenza del patrimonio storico, culturale e sociale del popolo italiano e delle radici cristiane della cultura europea”, si legge infatti negli Orientamenti Cei per questo decennio, dal titolo “Eucare alla vita buona del Vangelo”. Nell’anno scolastico 2009-2010 l’Irc è stato scelto dal 90% delle famiglie e degli alunni delle scuole statali. Dato, questo, che sale al 90,8%, se si tiene conto anche di quanti frequentano scuole cattoliche. Irc e riforma Per la Cei, la scuola costituisce “un luogo irrinunciabile per promuovere l’educazione della persona” e l’Irc “permette di affrontare le questioni inerenti il senso della vita e il valore della persona alla luce della Bibbia e della tradizione cristiana”. Tale insegnamento, inoltre, “si inserisce oggi nel processo di riforma della scuola italiana, mediante la proposta di nuovi traguardi per lo sviluppo delle competenze e di obiettivi di apprendimento nella scuola dell’infanzia e del primo ciclo, e con la prospettazione di competenze, conoscenze e abilità nel secondo ciclo”. Il ruolo degli insegnanti “Gli insegnanti di religione cattolica – assicurano i vescovi – forti di una formazione umana e spirituale radicata nell’appartenenza ecclesiale e arricchiti nella cura costante di una professionalità adeguata alle nuove sfide culturali, si offrono come protagonisti, in sinergia con i colleghi delle altre discipline, di un’azione pedagogica illuminata dalla fiducia nella vita e dalla speranza, capace di raggiungere il cuore e la mente dei giovani, facendo leva sulle loro migliori risorse e proiettandoli verso quei traguardi di senso che lasciano intravedere la bellezza di una vita autenticamente buona”. Alto tasso di adesione L’alto tasso di adesione all’Irc, per la Chiesa italiana, “attesta la forza di attrazione di questa disciplina, di cui gli stessi avvalentisi sono i testimoni più efficaci”. “Proprio a questi studenti e alle loro famiglie – la conclusione del messaggio – chiediamo di incoraggiare positivamente quanti non l’hanno ancora scelta, affinché scoprano la ricchezza della dimensione religiosa della vita umana e la sua valenza educativa, finalizzata al pieno sviluppo della persona”.

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