Ieri, a Parabiago,�l'Arcivescovo ha concluso la visita pastorale. «Il senso religioso è ancora diffuso - dice il decano don Emilio Giavini -. La frequenza domenicale è sul 20%, anche se molti vivono una religiosità più sentimentale»

di Saverio CLEMENTI
Redazione

Porta il nome di un canale – il Villoresi – questa porzione di Diocesi ambrosiana posta tra Legnano e Rho. Uno di quei corsi d’acqua artificiali a cui si deve la ricchezza di molte terre lombarde. Ieri era l’agricoltura a scandire i tempi della gente, poi è arrivata l’industria, oggi si vivono le fatiche di una transizione resa recentemente più pesante dalla difficile congiuntura economica.
Don Emilio Giavini, prevosto di Santo Stefano in Nerviano dal 1994, è decano dal 2005. «Gli abitanti di questa zona – dice – sono complessivamente formati da un nucleo centrale, in cui sono presenti famiglie che hanno radici secolari, e da altre persone e gruppi familiari che si sono aggiunti con lo sviluppo edilizio del dopoguerra con varie provenienze, in gran parte dal Veneto, dalle province di Bergamo e Brescia e dal Meridione d’Italia. Non si può tralasciare di segnalare che l’afflusso di molti extracomunitari, non facilmente quantificabile, ha fatto emergere una diffusa diffidenza per l’estraneo, anche se non sempre tale atteggiamento è giustificato. L’età media della popolazione è di circa 45 anni. Nella maggior parte delle famiglie gli sposi sono in età lavorativa, sono entrambi occupati e, nella maggior parte dei casi, sono pendolari che gravitano su Milano». Porta il nome di un canale – il Villoresi – questa porzione di Diocesi ambrosiana posta tra Legnano e Rho. Uno di quei corsi d’acqua artificiali a cui si deve la ricchezza di molte terre lombarde. Ieri era l’agricoltura a scandire i tempi della gente, poi è arrivata l’industria, oggi si vivono le fatiche di una transizione resa recentemente più pesante dalla difficile congiuntura economica.Don Emilio Giavini, prevosto di Santo Stefano in Nerviano dal 1994, è decano dal 2005. «Gli abitanti di questa zona – dice – sono complessivamente formati da un nucleo centrale, in cui sono presenti famiglie che hanno radici secolari, e da altre persone e gruppi familiari che si sono aggiunti con lo sviluppo edilizio del dopoguerra con varie provenienze, in gran parte dal Veneto, dalle province di Bergamo e Brescia e dal Meridione d’Italia. Non si può tralasciare di segnalare che l’afflusso di molti extracomunitari, non facilmente quantificabile, ha fatto emergere una diffusa diffidenza per l’estraneo, anche se non sempre tale atteggiamento è giustificato. L’età media della popolazione è di circa 45 anni. Nella maggior parte delle famiglie gli sposi sono in età lavorativa, sono entrambi occupati e, nella maggior parte dei casi, sono pendolari che gravitano su Milano». Visita itinerante I Comuni del Villoresi non appartengono alla grande periferia milanese. Girando per i paesi il panorama non presenta tristi palazzoni, ma le tipiche villette di un territorio che conosce un benessere diffuso. È un decanato policentrico, mancando una città in grado di essere punto di riferimento per gli altri paesi. Una situazione che ha suggerito una visita decanale “itinerante”: martedì scorso il Cardinale ha incontrato sacerdoti e religiose a Nerviano e in serata i consigli pastorali si sono dati appuntamento ad Arluno; ieri pomeriggio la solenne concelebrazione eucaristica di chiusura a Parabiago, in piazza Maggiolini.C’è soddisfazione nelle parole di don Giavini quando ricorda che il suo decanato è quello da cui proviene il maggior numero di seminaristi: «Non siamo un’isola felice, però il senso religioso è ancora assai diffuso. La frequenza alla messa domenicale si aggira sul 20%, anche se molti vivono la loro fede in modo staccato dalla vita, con una religiosità che appare più superficialmente sentimentale che profondamente sentita».Anche gli oratori continuano a essere ben frequentati e la Pastorale giovanile sta già sperimentando la collaborazione tra parrocchie. Don Ivan Bellini lavora con gli altri sei giovani preti del decanato. «Nel nostro territorio – dice – l’oratorio ha ancora un forte richiamo e una notevole incidenza tra i ragazzi. La presenza di ben 7 giovani sacerdoti incaricati negli oratori permette una cura notevole e una dedizione totale alla formazione dei nostri giovani. Ma uno dei compiti che ci attende in futuro sarà dover trasferire sempre più la responsabilità dai sacerdoti ai laici, preparati e motivati».Il Villoresi ha già avviato una comunità pastorale a Parabiago e un’altra sta per partire a Nerviano. «I laici si dimostrano a volte più aperti e pronti dei sacerdoti nel percorrere strade nuove – aggiunge il decano -. Avvertono le possibilità di rinnovamento e di arricchimento pastorale e spirituale». Nel territorio sono presenti numerose comunità religiose ed esperienze di grande interesse. Tra queste, a Nerviano, la comunità “Il Roveto”, composta da sei sorelle consacrate affette da disabilità motoria, appartenente all’istituto secolare delle Piccole Apostole di don Luigi Monza. Una presenza preziosa che accompagna con la preghiera la vita delle comunità cristiane e che non ha eguali in tutt’Italia. 17 parrocchie in 9 Comuni, 29 i sacerdoti – Il decanato Villoresi è stato costituito nel 1995 scorporando un gruppo di parrocchie dai vicini decanati di Legnano, Rho e Magenta. Ne fanno parte 17 parrocchie distribuite in 9 Comuni (Parabiago, Nerviano, Arluno, Canegrate, Vanzago, Pogliano Milanese, Pregnana Milanese, Casorezzo e San Giorgio su Legnano). Quest’ultimo è entrato in questo decanato dal primo settembre. La popolazione complessiva è di circa 100 mila abitanti. I sacerdoti sono in tutto 29, a cui si aggiungono 2 diaconi permanenti. Nel 2008 è stata costituita la Comunità pastorale “Sant’Ambrogio”, formata da due parrocchie di Parabiago (SS. Gervaso e Protaso e SS. Lorenzo e Sebastiano). A novembre partirà quella di “San Fermo”, con tre parrocchie di Nerviano (S. Stefano, S. Ilario e S. Francesco d’Assisi). – – 18 mila euro per il Fondo

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