La testimonianza di un gruppo d'ascolto della parrocchia milanese di San Paolo

Luisa BOVE
Redazione Diocesi

Nella parrocchia di San Paolo a Milano, da cui è stata trasmessa la prima catechesi quaresimale dell’Arcivescovo “Ricolmi dello Spirito Santo”, i gruppi di ascolto creati per l’occasione sono stati 9. Per il quarto anno consecutivo Bruna Bianchi si è incontrata martedì sera con altri inquilini del caseggiato per seguire con loro la catechesi trasmessa in tv. Su 18 famiglie ne erano presenti 4, ma questo non la preoccupa: «L’importante è che ci sia un dialogo». «Sono in ottimi rapporti con tutti, di alcune famiglie ho avuto i figli a scuola perché ho insegnato religione per vent’anni in zona». Lei stessa ha invitato i vicini alla catechesi con molta discrezione: «Se da una parte può essere più facile fare la proposta, dall’altra il compito è più delicato perché conosco bene le situazioni. Quest’anno però ho suonato qualche campanello in più». D’altra parte ci sono anche coppie giovani, con figli piccoli e per loro è difficile uscire la sera. Seppure il gruppo fosse esiguo «la serata è stata bella e l’Arcivescovo dice cose molto profonde», spiega Bianchi. «Anche il libretto è stato realizzato molto bene: ci aiuta nelle risposte e a sviscerare gli argomenti». Nella parrocchia di San Paolo a Milano, da cui è stata trasmessa la prima catechesi quaresimale dell’Arcivescovo “Ricolmi dello Spirito Santo”, i gruppi di ascolto creati per l’occasione sono stati 9. Per il quarto anno consecutivo Bruna Bianchi si è incontrata martedì sera con altri inquilini del caseggiato per seguire con loro la catechesi trasmessa in tv. Su 18 famiglie ne erano presenti 4, ma questo non la preoccupa: «L’importante è che ci sia un dialogo». «Sono in ottimi rapporti con tutti, di alcune famiglie ho avuto i figli a scuola perché ho insegnato religione per vent’anni in zona». Lei stessa ha invitato i vicini alla catechesi con molta discrezione: «Se da una parte può essere più facile fare la proposta, dall’altra il compito è più delicato perché conosco bene le situazioni. Quest’anno però ho suonato qualche campanello in più». D’altra parte ci sono anche coppie giovani, con figli piccoli e per loro è difficile uscire la sera. Seppure il gruppo fosse esiguo «la serata è stata bella e l’Arcivescovo dice cose molto profonde», spiega Bianchi. «Anche il libretto è stato realizzato molto bene: ci aiuta nelle risposte e a sviscerare gli argomenti». Ripensare la vita Nella riflessione insieme, continua la donna, «siamo partiti dal fatto che la consapevolezza del battesimo ci dovrebbe stimolare a un ripensamento di attimo in attimo nella nostra vita quotidiana. Non occorre fare grandi cose, ma si tratta di portare a compimento in modo corretto il nostro ruolo di mamme o di nonne. Dobbiamo sentirci impegnate a dimostrare che siamo “in Cristo”, tenendo conto che siamo nell’Anno paolino il discorso è stato anche più facile. Nel quotidiano ci sono tanti momenti difficili, ma se li affrontiamo con amore – verso noi stessi e verso gli altri – è più facile».Quando dal gruppo è uscita la domanda: «Noi che cosa possiamo fare per gli altri, soprattutto per i giovani?», la risposta è stata unanime: dare l’esempio. «Tutti siamo assidui praticanti e con la consuetudine della Comunione, eppure abbiamo figli grandi che si sono allontanati dalla Chiesa…». Parlare ai giovani di oggi – hanno ammesso – non è facile, spesso incontrandoli in metropolitana «notiamo che sono maleducati, ma questo non significa che siano cattivi, forse hanno avuto pochi riferimenti nella vita», ammette l’insegnante in pensione.«Abbiamo anche fatto un bilancio positivo – dice Bianchi -, perché secondo noi non c’è mai stata tanta attenzione agli altri (da parte di credenti e non) come oggi», lo si vede soprattutto «attraverso le associazioni di volontariato e l’impegno sociale». «Abbiamo finito alle 23, è stato un dialogo continuo, con esperienze anche personali molto proficue per tutti». Poi aggiunge: «Martedì sera c’è stato un piccolo soffio di Spirito Santo, anche se non credo sarà sempre così. Però è importante ritrovarsi, anche se si è in pochi».

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