Le sofferenze degli ebrei sterminati durante la seconda guerra mondiale non devono «essere mai negate, sminuite o dimenticate»: così Benedetto XVI allo Yad Vashem di Gerusalemme. Un auspicio sulla Città Santa: «Tutti i pellegrini delle grandi religioni monoteiste possano accedervi liberamente»

Rita SALERNO
Redazione

«Vengo per pregare nei luoghi santi, a pregare in modo speciale per la pace nella Terra Santa e in tutto il mondo». Nel suo primo discorso in Israele Benedetto XVI ha riaffermato lo scopo del suo pellegrinaggio: impetrare la pace per la tormentata area mediorientale. Il Santo Padre non si lascia scappare l’occasione di lanciare un pressante appello per rilanciare il negoziato di pace tra israeliani e palestinesi: «In unione con tutti gli uomini di buona volontà – ha precisato – supplico quanti sono investiti di responsabilità, a esplorare ogni possibile via per la ricerca di una soluzione giusta alle enormi difficoltà, così che ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all’interno di confini sicuri e internazionalmente riconosciuti». E ha aggiunto di sperare e pregare perché, malgrado il momento storico sfavorevole che vede il processo di pace sgretolarsi tra rivendicazioni ed estremismi, «si possa presto creare un clima di maggiore fiducia, che renda capaci le parti di compiere progressi reali lungo la strada verso la pace e la stabilità».
Rivolgendosi al presidente israeliano Shimon Peres, il Papa non ha mancato di sottolineare che in questa visita onorerà la memoria dei sei milioni di ebrei vittime della Shoah e pregherà «affinché l’umanità non abbia mai più a essere testimone di un crimine di simile enormità». Per poi condannare con forza il risorgere dell’antisemitismo che va combattuto dovunque si trovi, promuovendo il rispetto e la stima verso gli appartenenti a ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo. E su Gerusalemme il Papa ha espresso la speranza che «tutti i pellegrini ai luoghi santi delle tre grandi religioni monoteiste abbiano la possibilità di accedervi liberamente e senza restrizioni per prendere parte a cerimonie religiose».
Nel rendere omaggio allo Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto, momento molto atteso di questa sua dodicesima visita internazionale, il Papa ha lanciato un monito chiaro e inequivocabile: possano le sofferenze degli ebrei morti nella Shoah «non essere mai negate, sminuite o dimenticate». A pochi mesi dalle polemiche suscitate dalle dichiarazioni negazioniste del vescovo della lefebvriano Richard Williamson, Benedetto XVI ha avuto parole chiare e nette sulle atrocità patite dal popolo ebraico: «Sono giunto qui per soffermarmi in silenzio davanti a questo monumento, eretto per onorare la memoria dei milioni di ebrei uccisi nell’orrenda tragedia della Shoah. Essi persero la propria vita, ma non perderanno mai i loro nomi: questi sono stabilmente incisi nei cuori dei loro cari, dei loro compagni di prigionia, e di quanti sono decisi a non permettere mai più che un simile orrore possa disonorare ancora l’umanità. I loro nomi, in particolare e soprattutto, sono incisi in modo indelebile nella memoria di Dio Onnipotente».
In serata un fuori programma è accaduto nel corso della tappa all’auditorium Notre Dame of Jerusalem Center. Un rappresentante musulmano ha preso la parola per un lungo attacco in arabo contro Israele, mentre era in pieno svolgimento l’incontro dei rappresentanti del dialogo interreligioso, a cui hanno partecipato esponenti cristiani, ebrei e musulmani. «Vengo per pregare nei luoghi santi, a pregare in modo speciale per la pace nella Terra Santa e in tutto il mondo». Nel suo primo discorso in Israele Benedetto XVI ha riaffermato lo scopo del suo pellegrinaggio: impetrare la pace per la tormentata area mediorientale. Il Santo Padre non si lascia scappare l’occasione di lanciare un pressante appello per rilanciare il negoziato di pace tra israeliani e palestinesi: «In unione con tutti gli uomini di buona volontà – ha precisato – supplico quanti sono investiti di responsabilità, a esplorare ogni possibile via per la ricerca di una soluzione giusta alle enormi difficoltà, così che ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all’interno di confini sicuri e internazionalmente riconosciuti». E ha aggiunto di sperare e pregare perché, malgrado il momento storico sfavorevole che vede il processo di pace sgretolarsi tra rivendicazioni ed estremismi, «si possa presto creare un clima di maggiore fiducia, che renda capaci le parti di compiere progressi reali lungo la strada verso la pace e la stabilità».Rivolgendosi al presidente israeliano Shimon Peres, il Papa non ha mancato di sottolineare che in questa visita onorerà la memoria dei sei milioni di ebrei vittime della Shoah e pregherà «affinché l’umanità non abbia mai più a essere testimone di un crimine di simile enormità». Per poi condannare con forza il risorgere dell’antisemitismo che va combattuto dovunque si trovi, promuovendo il rispetto e la stima verso gli appartenenti a ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo. E su Gerusalemme il Papa ha espresso la speranza che «tutti i pellegrini ai luoghi santi delle tre grandi religioni monoteiste abbiano la possibilità di accedervi liberamente e senza restrizioni per prendere parte a cerimonie religiose».Nel rendere omaggio allo Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto, momento molto atteso di questa sua dodicesima visita internazionale, il Papa ha lanciato un monito chiaro e inequivocabile: possano le sofferenze degli ebrei morti nella Shoah «non essere mai negate, sminuite o dimenticate». A pochi mesi dalle polemiche suscitate dalle dichiarazioni negazioniste del vescovo della lefebvriano Richard Williamson, Benedetto XVI ha avuto parole chiare e nette sulle atrocità patite dal popolo ebraico: «Sono giunto qui per soffermarmi in silenzio davanti a questo monumento, eretto per onorare la memoria dei milioni di ebrei uccisi nell’orrenda tragedia della Shoah. Essi persero la propria vita, ma non perderanno mai i loro nomi: questi sono stabilmente incisi nei cuori dei loro cari, dei loro compagni di prigionia, e di quanti sono decisi a non permettere mai più che un simile orrore possa disonorare ancora l’umanità. I loro nomi, in particolare e soprattutto, sono incisi in modo indelebile nella memoria di Dio Onnipotente».In serata un fuori programma è accaduto nel corso della tappa all’auditorium Notre Dame of Jerusalem Center. Un rappresentante musulmano ha preso la parola per un lungo attacco in arabo contro Israele, mentre era in pieno svolgimento l’incontro dei rappresentanti del dialogo interreligioso, a cui hanno partecipato esponenti cristiani, ebrei e musulmani. – Benedetto XVI in Terra Santa: costruire nuovi pontiBenedetto XVI in Terra Santa alle sorgenti della fede –

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