Martedì 8 settembre, presiedendo in Duomo il Pontificale per la festa di Santa Maria Nascente (diretta dalle 9.30 su Chiesadimilano.it, Telenova 2 e Radio Mater),�il cardinale� Tettamanzi presenta le linee dell'anno pastorale 2009-2010

di Claudio MAZZA
Redazione

Il percorso pastorale, che solitamente prende avvio con il Pontificale dell’8 settembre in Duomo, quest’anno ha avuto inizio il 14 luglio scorso, ad Ars, nella chiesa parrocchiale dove ha operato il Santo “curato” Giovanni Maria Vianney. Lo ha annunciato lo stesso Arcivescovo, parlando ai decani a Venegono nei giorni scorsi: «Mentre celebravo ad Ars l’Eucaristia con un centinaio di pellegrini, pensavo: “È proprio questo l’ingresso nel nuovo anno pastorale”. Erano con me confratelli preti, persone di vita consacrata, famiglie, fedeli laici: in loro sentivo presente la nostra Chiesa ambrosiana».
Prende avvio, dunque, dall’Anno Sacerdotale il nuovo percorso pastorale: «Siamo tutti “sacerdoti” – ha detto l’Arcivescovo ai decani -, chiamati a offrire il sacrificio della nostra vita quotidiana come espressione d’amore per Dio e i fratelli. Per il prossimo anno ci deve affascinare e inquietare la comune tensione alla santità, cui deve tendere sia il sacerdozio “ordinato” dei preti che quello battesimale dei fedeli».
Un anno in sintonia con l’Anno Sacerdotale promulgato da Papa Benedetto XVI, ma con riferimento esplicito alle istanze emerse dalla recente Assemblea Sinodale del Clero e al Sinodo diocesano 47°, che l’Arcivescovo ha più volte definito come «il nostro vero e grande piano pastorale».
Infatti, i due percorsi pastorali che hanno caratterizzato i due trienni scorsi non hanno fatto che riproporre i temi del Sinodo 47°, rileggendoli alla luce di uno slancio missionario più intenso (Mi sarete testimoni. Il volto missionario della Chiesa di Milano) e ponendo al centro dell’azione diocesana la missione della famiglia (L’amore di Dio è in mezzo a noi. La missione della famiglia a servizio del Vangelo). Ora, dopo sei anni di cammino diocesano, raccogliendo una richiesta più volte emersa nelle Assemblee Sinodali del Clero, l’Arcivescovo ha accolto l’invito biblico a caratterizzare il settimo anno come «un anno di riposo in Dio».
Non però un anno “vuoto”, in cui rallentare il ritmo delle iniziative pastorali, ma un anno per “prendere fiato”, come si legge in Esodo 31, 17: «Il Signore in sei giorni ha fatto il cielo e la terra, ma nel settimo ha preso respiro». L’Arcivescovo, parlando ai decani, ha accennato anche all’uso del «tempo» e dei «mezzi» per fare pastorale, ma ha pure raccomandato «il riposo del corpo», come a dire: «Non dobbiamo e non possiamo fare tutto». Quindi, un anno da vivere come sosta contemplativa e rigenerante, un tempo di gratuità e di lode dove riconoscere i grandi doni con i quali Dio ci raggiunge quotidianamente prima di ipotizzare altri passi da fare o iniziative da intraprendere.

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