In un convegno mons. Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, ha rilevato: «La libertà religiosa è esigenza inalienabile e universale di ogni persona»

di Andrea GIACOMETTI
Redazione

Convegno denso di riferimenti alla storia religiosa e alla cronaca di questi giorni, quello dal titolo “Libertà religiosa e laicità dello Stato”, organizzato ieri dall’Istituto Superiore di Studi Religiosi e dalla Fondazione Ambrosiana Paolo VI a Villa Cagnola di Gazzada (Varese). Un dibattito caduto a pochi giorni dalla sentenza della Corte di Strasburgo contraria alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche. Ma che ha mantenuto un alto profilo grazie agli autorevoli interlocutori.
A partire da monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, che ha preso le mosse da un esponente della cultura laica come il presidente francese Sarkozy. «È legittimo per la democrazia e rispettoso della laicità dialogare con le religioni, in particolare la religione cristiana, con la quale condividiamo una lunga storia», dice l’inquilino dell’Eliseo. Che conclude: «Sarebbe una follia privarcene, sarebbe semplicemente un errore contro la natura e contro il pensiero». Monsignor Fisichella ha rilevato come Stato laico e religione non siano dimensioni in conflitto tra loro. In particolare, il rettore della Lateranense ha sottolineato la tematica della libertà religiosa, molto presente nel Vaticano II, una tematica che appartiene alle conquiste dello Stato laico. «La libertà religiosa – ha detto monsignor Fisichella – prima di essere un diritto soggettivo, è un’esigenza inalienabile e universale di ogni persona di essere rispettata nella sua dignità fondamentale che la qualifica come tale». Se uno Stato laico la nega, «cessa immediatamente di essere laico e democratico». Riflessione che conduce all’attualità e al dibattito di oggi. «Qui il cristianesimo vive da duemila anni, ha dato il suo contributo nella formazione della nostra cultura e continuerà a darlo anche in futuro». Da questo punto di vista, ha continuato monsignor Fisichella, «il crocifisso in Italia non è mai stato tolto dai luoghi pubblici ed è assurdo che siano sette giudici a imporcelo. Il valore di questo segno va ben oltre qualunque sentenza che imponga di metterlo o di toglierlo: si è imposto da sé come elemento fondante perché è segno di amore».
Anche Carlo Cardia, giurista che partecipò alla revisione del Concordato e che fa parte della commissione italo-vaticana per la revisione della normativa concordataria, è entrato nel merito del dibattito di questi giorni: «La sentenza della Corte europea è affetta da strabismo culturale: afferma di accogliere a braccia aperte le culture che provengono dall’esterno e dall’altro nega il simbolo della religione più diffusa, sostenendo che il crocifisso sia qualcosa che divide anziché unire».
È stato il direttore di Villa Cagnola, monsignor Luigi Mistò, a tirare le somme del ricco dibattito: «Il valore della laicità, dunque, non solo non contrasta con i principi e l’insegnamento della Chiesa, ma anzi ne è una sua specifica conquista e, se vogliamo, da un lato presupposto, dall’altro coerente corollario della proclamazione della libertà religiosa. Dal canto suo, l’autentica libertà religiosa non configge, ma rispetta e promuove la sana laicità dello Stato. La laicità intesa in senso costruttivo è garanzia del reciproco rispetto e dell’impegno a una convinta e generosa collaborazione a servizio del bene comune». Convegno denso di riferimenti alla storia religiosa e alla cronaca di questi giorni, quello dal titolo “Libertà religiosa e laicità dello Stato”, organizzato ieri dall’Istituto Superiore di Studi Religiosi e dalla Fondazione Ambrosiana Paolo VI a Villa Cagnola di Gazzada (Varese). Un dibattito caduto a pochi giorni dalla sentenza della Corte di Strasburgo contraria alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche. Ma che ha mantenuto un alto profilo grazie agli autorevoli interlocutori.A partire da monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, che ha preso le mosse da un esponente della cultura laica come il presidente francese Sarkozy. «È legittimo per la democrazia e rispettoso della laicità dialogare con le religioni, in particolare la religione cristiana, con la quale condividiamo una lunga storia», dice l’inquilino dell’Eliseo. Che conclude: «Sarebbe una follia privarcene, sarebbe semplicemente un errore contro la natura e contro il pensiero». Monsignor Fisichella ha rilevato come Stato laico e religione non siano dimensioni in conflitto tra loro. In particolare, il rettore della Lateranense ha sottolineato la tematica della libertà religiosa, molto presente nel Vaticano II, una tematica che appartiene alle conquiste dello Stato laico. «La libertà religiosa – ha detto monsignor Fisichella – prima di essere un diritto soggettivo, è un’esigenza inalienabile e universale di ogni persona di essere rispettata nella sua dignità fondamentale che la qualifica come tale». Se uno Stato laico la nega, «cessa immediatamente di essere laico e democratico». Riflessione che conduce all’attualità e al dibattito di oggi. «Qui il cristianesimo vive da duemila anni, ha dato il suo contributo nella formazione della nostra cultura e continuerà a darlo anche in futuro». Da questo punto di vista, ha continuato monsignor Fisichella, «il crocifisso in Italia non è mai stato tolto dai luoghi pubblici ed è assurdo che siano sette giudici a imporcelo. Il valore di questo segno va ben oltre qualunque sentenza che imponga di metterlo o di toglierlo: si è imposto da sé come elemento fondante perché è segno di amore».Anche Carlo Cardia, giurista che partecipò alla revisione del Concordato e che fa parte della commissione italo-vaticana per la revisione della normativa concordataria, è entrato nel merito del dibattito di questi giorni: «La sentenza della Corte europea è affetta da strabismo culturale: afferma di accogliere a braccia aperte le culture che provengono dall’esterno e dall’altro nega il simbolo della religione più diffusa, sostenendo che il crocifisso sia qualcosa che divide anziché unire».È stato il direttore di Villa Cagnola, monsignor Luigi Mistò, a tirare le somme del ricco dibattito: «Il valore della laicità, dunque, non solo non contrasta con i principi e l’insegnamento della Chiesa, ma anzi ne è una sua specifica conquista e, se vogliamo, da un lato presupposto, dall’altro coerente corollario della proclamazione della libertà religiosa. Dal canto suo, l’autentica libertà religiosa non configge, ma rispetta e promuove la sana laicità dello Stato. La laicità intesa in senso costruttivo è garanzia del reciproco rispetto e dell’impegno a una convinta e generosa collaborazione a servizio del bene comune».

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