La liturgia, nei giorni feriali, propone il significato più immediato del tempo che conduce alla Pasqua, così come viene delineato dal Lezionario ambrosiano

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Redazione Diocesi

Con la Domenica delle Palme entriamo nella Settimana Autentica, che tra tutte è la più grande e solenne, perché attraverso i segni liturgici rivive il mistero della Pasqua di Cristo, che «facendosi uomo ci raccoglie in unità, umiliandosi ci innalza, consegnandosi alla morte ci libera, soffrendo ci riscatta» (prefazio del Lunedì). In essa, il sacro Triduo Pasquale risplende al vertice dell’anno liturgico, perché al centro delle celebrazioni di questi giorni troviamo la memoria degli eventi fondatori della stessa fede cristiana: il passaggio di Dio nella storia, l’offerta della sua misericordia che salva, il dono supremo del Figlio e la sua risurrezione sono ciò che la Chiesa rivive nel memoriale liturgico di questi giorni.

La liturgia della Domenica delle Palme, con le sue differenti angolature, è preludio alla Pasqua, e suscita il nostro desiderio di seguire il Signore. Nella prima forma celebrativa, il ricordo dell’Ingresso di Gesù a Gerusalemme accompagnato dalla folla osannante che reca in mano rami di palma e di ulivo (Vangelo: Giovanni 12,12-16), preparato dalla profezia di Zaccaria – «Ecco, a te viene il tuo re; egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino», 9,9-10 -, viene letto in un orizzonte di salvezza (Epistola: Colossesi 1,15-20).

Cristo entra a Gerusalemme per regnare dalla croce: «È piaciuto a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli». Nella seconda celebrazione, al centro è il racconto della cena e dell’unzione di Betania (Vangelo: Giovanni 11,55-12-11), dove le due figure contrapposte di Maria, la sorella di Lazzaro, e di Giuda, il discepolo che non ha saputo amare, indicano la via per quanti desiderano restare fedeli al Signore, superando le tenebre del tradimento, dell’infedeltà, della paura, della morte e conservando il «profumo prezioso» della fede.

In Cristo trova compimento l’antico vaticinio del profeta Isaia (52,13-53,12): «Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Lettura). Per questo la liturgia ci invita a fissare il nostro sguardo su di Lui (Epistola: Ebrei 12,1b-3): tenete «fisso lo sguardo su Gesù, che si sottopose alla croce».

Anche la liturgia della Parola dei giorni feriali (Lunedì – Mercoledì) ci introduce al mistero della Passione. Le Letture di Giobbe e Tobia – già attestate fin dai tempi del vescovo Ambrogio – sono una chiara prefigurazione della Pasqua di Gesù, il vero giusto che offre se stesso. Come Giobbe e Tobia ottennero da Dio la ricompensa per la loro fedeltà, così le sofferenze di Cristo non si chiudono nell’oscurità del sepolcro, ma si aprono sulla vita e sulla risurrezione.

Il Lezionario liturgico evidenzia anche la dinamica sponsale che caratterizza l’intera settimana, mentre il trascorrere dei giorni ci avvicina alla Pasqua. La sposa (la Chiesa) rivive il mistero del suo Sposo (il Signore Gesù) per essere raggiunta dal suo amore che salva, per penetrare – direbbe lo stesso Ambrogio – con gli occhi della fede e del cuore questo Mistero che è all’origine della sua storia di salvezza. Gli stessi temi ritornano anche nei brani evangelici: «Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo»: la Sposa è chiamata a una forte tensione spirituale verso l’incontro con il suo Signore (Vangelo del Lunedì: Luca 21,34-36). Sull’esempio della più antica liturgia di Gerusalemme, segue la presentazione delle vicende che precedono la Pasqua, itinerario avviato già con la V Settimana di Quaresima: i capi dei sacerdoti tengono consiglio per arrestare Gesù (Vangelo del Martedì: Matteo 26,1-5) e prendono accordi con Giuda, affinché lo consegni loro (Vangelo del Mercoledì: Matteo 26,14-16).

Sia la stessa liturgia a guidarci in questi giorni così grandi: «Fratelli, seguiamo il cammino di Cristoche conduce a salvezza» (antifona dopo il vangelo dell’intera settimana). Dalla familiarità del Cenacolo e dall’angoscia del Getsèmani, passando attraverso un giudizio iniquo, giungeremo ai piedi della croce, al silenzio della deposizione e del sepolcro, fino all’alba del giorno lucente della risurrezione: «Morivo con te sulla croce, oggi con te rivivo; con te dividevo la tomba, oggi con te risorgo; donami la gioia del regno, Cristo, mio Salvatore» (canto allo spezzare del pane della Veglia pasquale e del giorno di Pasqua). Con la Domenica delle Palme entriamo nella Settimana Autentica, che tra tutte è la più grande e solenne, perché attraverso i segni liturgici rivive il mistero della Pasqua di Cristo, che «facendosi uomo ci raccoglie in unità, umiliandosi ci innalza, consegnandosi alla morte ci libera, soffrendo ci riscatta» (prefazio del Lunedì). In essa, il sacro Triduo Pasquale risplende al vertice dell’anno liturgico, perché al centro delle celebrazioni di questi giorni troviamo la memoria degli eventi fondatori della stessa fede cristiana: il passaggio di Dio nella storia, l’offerta della sua misericordia che salva, il dono supremo del Figlio e la sua risurrezione sono ciò che la Chiesa rivive nel memoriale liturgico di questi giorni.La liturgia della Domenica delle Palme, con le sue differenti angolature, è preludio alla Pasqua, e suscita il nostro desiderio di seguire il Signore. Nella prima forma celebrativa, il ricordo dell’Ingresso di Gesù a Gerusalemme accompagnato dalla folla osannante che reca in mano rami di palma e di ulivo (Vangelo: Giovanni 12,12-16), preparato dalla profezia di Zaccaria – «Ecco, a te viene il tuo re; egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino», 9,9-10 -, viene letto in un orizzonte di salvezza (Epistola: Colossesi 1,15-20). Cristo entra a Gerusalemme per regnare dalla croce: «È piaciuto a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli». Nella seconda celebrazione, al centro è il racconto della cena e dell’unzione di Betania (Vangelo: Giovanni 11,55-12-11), dove le due figure contrapposte di Maria, la sorella di Lazzaro, e di Giuda, il discepolo che non ha saputo amare, indicano la via per quanti desiderano restare fedeli al Signore, superando le tenebre del tradimento, dell’infedeltà, della paura, della morte e conservando il «profumo prezioso» della fede. In Cristo trova compimento l’antico vaticinio del profeta Isaia (52,13-53,12): «Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Lettura). Per questo la liturgia ci invita a fissare il nostro sguardo su di Lui (Epistola: Ebrei 12,1b-3): tenete «fisso lo sguardo su Gesù, che si sottopose alla croce».Anche la liturgia della Parola dei giorni feriali (Lunedì – Mercoledì) ci introduce al mistero della Passione. Le Letture di Giobbe e Tobia – già attestate fin dai tempi del vescovo Ambrogio – sono una chiara prefigurazione della Pasqua di Gesù, il vero giusto che offre se stesso. Come Giobbe e Tobia ottennero da Dio la ricompensa per la loro fedeltà, così le sofferenze di Cristo non si chiudono nell’oscurità del sepolcro, ma si aprono sulla vita e sulla risurrezione. Il Lezionario liturgico evidenzia anche la dinamica sponsale che caratterizza l’intera settimana, mentre il trascorrere dei giorni ci avvicina alla Pasqua. La sposa (la Chiesa) rivive il mistero del suo Sposo (il Signore Gesù) per essere raggiunta dal suo amore che salva, per penetrare – direbbe lo stesso Ambrogio – con gli occhi della fede e del cuore questo Mistero che è all’origine della sua storia di salvezza. Gli stessi temi ritornano anche nei brani evangelici: «Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo»: la Sposa è chiamata a una forte tensione spirituale verso l’incontro con il suo Signore (Vangelo del Lunedì: Luca 21,34-36). Sull’esempio della più antica liturgia di Gerusalemme, segue la presentazione delle vicende che precedono la Pasqua, itinerario avviato già con la V Settimana di Quaresima: i capi dei sacerdoti tengono consiglio per arrestare Gesù (Vangelo del Martedì: Matteo 26,1-5) e prendono accordi con Giuda, affinché lo consegni loro (Vangelo del Mercoledì: Matteo 26,14-16). Sia la stessa liturgia a guidarci in questi giorni così grandi: «Fratelli, seguiamo il cammino di Cristoche conduce a salvezza» (antifona dopo il vangelo dell’intera settimana). Dalla familiarità del Cenacolo e dall’angoscia del Getsèmani, passando attraverso un giudizio iniquo, giungeremo ai piedi della croce, al silenzio della deposizione e del sepolcro, fino all’alba del giorno lucente della risurrezione: «Morivo con te sulla croce, oggi con te rivivo; con te dividevo la tomba, oggi con te risorgo; donami la gioia del regno, Cristo, mio Salvatore» (canto allo spezzare del pane della Veglia pasquale e del giorno di Pasqua). – Introduzioni: Libro di Genesi Libro dei Proverbi Discorso della montagnaPercorsi tematici della Settimana Autentica:lunedì�6 aprile martedì 7 aprile mercoledì 8 aprile Sacro Triduo pasquale –

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