Il testo del cardinale Tettamanzi prende quest'anno spunto da una domanda rivolta da un ragazzo: «Come dare frutti?». La risposta sta in quel «bellissimo e affascinante dialogo con il Signore che è la preghiera»

Mauro COLOMBO
Redazione

«Spirito santo, Spirito del vero consiglio, dammi la forza di accettare serenamente le cose che non posso cambiare. Dammi il coraggio di cambiare ciò che posso cambiare e concedimi la saggezza per distinguere una cosa dall’altra. Amen». Lo scrive l’Arcivescovo nella lettera ai ragazzi e alle ragazze della Cresima Il frutto dello Spirito (Centro Ambrosiano, 24 pagg, 2,20 euro).
La lettera prende spunto da una domanda che al Cardinale ha rivolto proprio uno di questi ragazzi, Matteo: «Come si fa a pensare ai frutti della nostra vita quando abbiamo in mano solo dei semi? Alla mia età non riesco proprio a pensare che qualcosa che sono adesso servirà quando sarò grande…». Partendo da questo interrogativo, l’Arcivescovo invita Matteo e tutti i cresimandi a comprendere che la ricchezza dei frutti sta proprio nei semi che ognuno possiede già, anche quando si è solo ragazzi o ragazze.
Il cardinale Tettamanzi invita a prendere atto che «le risposte più vere e importanti non le può fornire nessuno» e dice a Matteo di notare che ognuno le può trovare soprattutto attraverso quel «bellissimo e affascinante dialogo con il Signore che è la preghiera». Nella lettera l’Arcivescovo prende spunto dal testo di San Paolo ai Galati (Gal 5,22) e suggerisce ai ragazzi cinque “preghiere” allo Spirito Santo che possano aiutare a chiedere e ottenere il «frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé».
Ogni preghiera viene introdotta da una breve e semplice spiegazione del valore e delle caratteristiche del frutto ricordato. Crescere da cristiani, mettersi in ascolto della Parola del Signore, entrare in relazione con Lui attraverso la preghiera – ricorda l’Arcivescovo – è proprio la conseguenza di un personale mettersi a disposizione di quello Spirito che è il protagonista della Cresima a cui i ragazzi si stanno preparando.
Proprio lo Spirito, ricorda il Cardinale, «ti connette sempre a Gesù: puoi così navigare nella sua mente, nel suo cuore, nelle sue azioni e nel suo amore… All’infinito». Crescere è impegnarsi a far fruttare i doni ricevuti e proprio per questo a «non banalizzare i tanti doni ricevuti e che siamo chiamati a far fruttificare», valorizzando con l’aiuto dello Spirito tutte le occasioni della vita quotidiana per diventare veri testimoni di Gesù.
L’Arcivescovo conclude dedicando una preghiera a Matteo e a tutti i ragazzi e ragazze che si preparano a ricevere il Sacramento della Cresima, invitandoli a impararla a memoria, così da farla diventare la “colonna sonora” dei diversi momenti della giornata, da vivere al «ritmo e con il gusto dei “frutti dello Spirito”!». «Spirito santo, Spirito del vero consiglio, dammi la forza di accettare serenamente le cose che non posso cambiare. Dammi il coraggio di cambiare ciò che posso cambiare e concedimi la saggezza per distinguere una cosa dall’altra. Amen». Lo scrive l’Arcivescovo nella lettera ai ragazzi e alle ragazze della Cresima Il frutto dello Spirito (Centro Ambrosiano, 24 pagg, 2,20 euro).La lettera prende spunto da una domanda che al Cardinale ha rivolto proprio uno di questi ragazzi, Matteo: «Come si fa a pensare ai frutti della nostra vita quando abbiamo in mano solo dei semi? Alla mia età non riesco proprio a pensare che qualcosa che sono adesso servirà quando sarò grande…». Partendo da questo interrogativo, l’Arcivescovo invita Matteo e tutti i cresimandi a comprendere che la ricchezza dei frutti sta proprio nei semi che ognuno possiede già, anche quando si è solo ragazzi o ragazze.Il cardinale Tettamanzi invita a prendere atto che «le risposte più vere e importanti non le può fornire nessuno» e dice a Matteo di notare che ognuno le può trovare soprattutto attraverso quel «bellissimo e affascinante dialogo con il Signore che è la preghiera». Nella lettera l’Arcivescovo prende spunto dal testo di San Paolo ai Galati (Gal 5,22) e suggerisce ai ragazzi cinque “preghiere” allo Spirito Santo che possano aiutare a chiedere e ottenere il «frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé».Ogni preghiera viene introdotta da una breve e semplice spiegazione del valore e delle caratteristiche del frutto ricordato. Crescere da cristiani, mettersi in ascolto della Parola del Signore, entrare in relazione con Lui attraverso la preghiera – ricorda l’Arcivescovo – è proprio la conseguenza di un personale mettersi a disposizione di quello Spirito che è il protagonista della Cresima a cui i ragazzi si stanno preparando.Proprio lo Spirito, ricorda il Cardinale, «ti connette sempre a Gesù: puoi così navigare nella sua mente, nel suo cuore, nelle sue azioni e nel suo amore… All’infinito». Crescere è impegnarsi a far fruttare i doni ricevuti e proprio per questo a «non banalizzare i tanti doni ricevuti e che siamo chiamati a far fruttificare», valorizzando con l’aiuto dello Spirito tutte le occasioni della vita quotidiana per diventare veri testimoni di Gesù.L’Arcivescovo conclude dedicando una preghiera a Matteo e a tutti i ragazzi e ragazze che si preparano a ricevere il Sacramento della Cresima, invitandoli a impararla a memoria, così da farla diventare la “colonna sonora” dei diversi momenti della giornata, da vivere al «ritmo e con il gusto dei “frutti dello Spirito”!».

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