Domenica scorsa grande Festa di apertura negli oltre 1200 centri giovanili della Diocesi. Parla monsignor Severino Pagani, vicario episcopale per la Pastorale giovanile

di Pino NARDI
Redazione

«Trasmettere il gusto della vita e la gioia della fede». In questa sintesi si concentra l’impegno della Chiesa ambrosiana per le giovani generazioni. Ancora più significativo in occasione della Festa degli oratori, svoltasi domenica negli oltre 1200 centri giovanili della Diocesi. Un appuntamento che ha segnato la ripresa delle attività dopo la pausa estiva e che ha coinvolto oltre 500 mila ragazzi. Il cardinale Tettamanzi ha inviato un messaggio richiamando il motto “C’è di più” che accompagnerà i ragazzi e i loro educatori per tutto l’anno. Ne parliamo con monsignor Severino Pagani, vicario episcopale per la Pastorale giovanile e universitaria.

Quali sono gli obiettivi principali che la Pastorale giovanile diocesana sollecita alle comunità cristiane?
L’obiettivo principale della cura della fede dei ragazzi e dei giovani è quello di trasmettere il gusto della vita e la gioia della fede, in un rapporto personale con Gesù. Trasmettere la vita è trasmettere la fede. Sono i cristiani che fanno i cristiani. Nessuna programmazione, nessuna struttura, nessuna istituzione può fare a meno di questa vita necessaria nel cuore dei cristiani, giovani e adulti, uomini e donne, laici, presbiteri e consacrati. Viene chiesto a tutti di ritornare al Vangelo, alla sua forza e alla sua freschezza. È un’impresa bellissima, molto faticosa, possibile solo invocando la grazia e fortificando la nostra libertà. Non c’è altra strada, eppure a volte le giovani generazioni sanno meravigliare di fronte alla loro buona disposizione al Vangelo. Ci vorrebbe più fede negli adulti, più tempo per i ragazzi da parte degli educatori, più precisione e più amore. I ragazzi hanno bisogno di essere condotti, attraverso cammini personali ed esperienze comunitarie. Noi non ci siamo sempre, o non ce la facciamo come dovremmo. Ci vorrebbe un consenso culturale maggiore e una rivelazione evangelica più autentica: non basta neppure un generico senso religioso. E poi c’è la carità, la politica, l’educazione, un vedere oltre se stessi. Quando si riesce a far percorrere questi sentieri la consolazione è grandissima e riemerge la verità della vita e la bellezza della vocazione.

Di fronte a sempre meno preti è l’ora di puntare di più sui laici. Quali iniziative sono previste per formare gli animatori?
Bisogna puntare sui preti e sui laici: la qualità del ministero è importante tante volte più del numero dei preti; la maturità della persona e più feconda dell’autorità del ruolo; la fiducia nel Signore diminuisce l’ansia, allarga il cuore, dà coraggio, nutre la preghiera. Ai ragazzi piace un prete buono, intelligente, paziente e umile: un prete che abbia il Signore come suo confidente e amico. Ai ragazzi piace un prete vicino nei linguaggi e nelle esperienze, ma non uguale a loro. Deve portare con sé il fascino del mistero di Dio. Il popolo di Dio deve voler bene ai preti e aiutarli ad essere così. Ci vorrebbe nelle famiglie cristiane un po’ più di desiderio di avere un figlio prete. Ci vuole fede e vera umanità. Certamente i preti non bastano a trasmettere e a educare la fede. Oggi la carenza dei preti può risvegliare i cristiani: è una sfida durissima eppure l’unica strada. Per quanto riguarda la Pastorale giovanile, nelle comunità, dobbiamo ridistribuire in forma nuova tra preti e laici, uomini e donne, le responsabilità e il potere. Ci vogliono nuove responsabilità: è difficile lasciare anche le più piccole forme di potere da parte dei preti, ma è altrettanto non facile da parte dei cristiani assumere in prima persona responsabilità pesanti nella comunità cristiana.

Quali iniziative sono previste per formare i nuovi responsabili di Pastorale giovanile?
Nei prossimi mesi, dopo un anno di confronto e di consultazioni, iniziamo ufficialmente in diocesi un cammino di formazione per i Responsabili delle Istituzioni di Pastorale Giovanile. Non si tratta tanto di animatori, ma di veri dirigenti degli oratori, dei centri giovanili, persone giovani e adulte disposte a intraprendere un cammino spirituale e pedagogico per un investimento serio di se stessi nel compito educativo delle nuove generazioni. È una prospettiva di nuova ministerialità che non si improvvisa in poco tempo, ma che certamente deciderà il futuro prossimo delle nostre istituzioni educative parrocchiali e non, e della nostra reale capacità missionaria. Chi è interessato può seguire da vicino tutto il progetto di offerta formativa attraverso il sito della Pastorale giovanile diocesana. Molte persone stanno collaborando con creativa generosità verso la realizzazione di queste nuove prospettive di pastorale giovanile.

Il Cardinale nel suo messaggio parla di educazione alla sobrietà e solidarietà. Quanto è difficile con i ragazzi e i giovani in una società fortemente consumistica?
I ragazzi sono come gli adulti: consumano gli uni e consumano gli altri. Si tratta di trovare una giusta misura e una saggia consumazione di cose e di abitudini, senza diventare dipendenti dal cibo e dal vestito, perché la vita vale di più. È innanzitutto necessario che i ragazzi imparino a raccogliere la loro vita da una dispersione di frammenti senza prospettiva e senza durata, per pensare ai loro giorni come a un cammino unitario, e ai loro amori come a un’avventura unica e feconda, senza tristi anticipazioni e senza paura del rischio e della fiducia. Gli adulti devono aiutarli non con le analisi, ma con progetti concreti e risorse stabilizzanti. La vita deve tornare ancora a essere capita dai ragazzi e dai giovani come una vocazione. Ma qui dovremmo parlare di cose più alte e anche della verità di Dio. «Trasmettere il gusto della vita e la gioia della fede». In questa sintesi si concentra l’impegno della Chiesa ambrosiana per le giovani generazioni. Ancora più significativo in occasione della Festa degli oratori, svoltasi domenica negli oltre 1200 centri giovanili della Diocesi. Un appuntamento che ha segnato la ripresa delle attività dopo la pausa estiva e che ha coinvolto oltre 500 mila ragazzi. Il cardinale Tettamanzi ha inviato un messaggio richiamando il motto “C’è di più” che accompagnerà i ragazzi e i loro educatori per tutto l’anno. Ne parliamo con monsignor Severino Pagani, vicario episcopale per la Pastorale giovanile e universitaria.Quali sono gli obiettivi principali che la Pastorale giovanile diocesana sollecita alle comunità cristiane?L’obiettivo principale della cura della fede dei ragazzi e dei giovani è quello di trasmettere il gusto della vita e la gioia della fede, in un rapporto personale con Gesù. Trasmettere la vita è trasmettere la fede. Sono i cristiani che fanno i cristiani. Nessuna programmazione, nessuna struttura, nessuna istituzione può fare a meno di questa vita necessaria nel cuore dei cristiani, giovani e adulti, uomini e donne, laici, presbiteri e consacrati. Viene chiesto a tutti di ritornare al Vangelo, alla sua forza e alla sua freschezza. È un’impresa bellissima, molto faticosa, possibile solo invocando la grazia e fortificando la nostra libertà. Non c’è altra strada, eppure a volte le giovani generazioni sanno meravigliare di fronte alla loro buona disposizione al Vangelo. Ci vorrebbe più fede negli adulti, più tempo per i ragazzi da parte degli educatori, più precisione e più amore. I ragazzi hanno bisogno di essere condotti, attraverso cammini personali ed esperienze comunitarie. Noi non ci siamo sempre, o non ce la facciamo come dovremmo. Ci vorrebbe un consenso culturale maggiore e una rivelazione evangelica più autentica: non basta neppure un generico senso religioso. E poi c’è la carità, la politica, l’educazione, un vedere oltre se stessi. Quando si riesce a far percorrere questi sentieri la consolazione è grandissima e riemerge la verità della vita e la bellezza della vocazione.Di fronte a sempre meno preti è l’ora di puntare di più sui laici. Quali iniziative sono previste per formare gli animatori?Bisogna puntare sui preti e sui laici: la qualità del ministero è importante tante volte più del numero dei preti; la maturità della persona e più feconda dell’autorità del ruolo; la fiducia nel Signore diminuisce l’ansia, allarga il cuore, dà coraggio, nutre la preghiera. Ai ragazzi piace un prete buono, intelligente, paziente e umile: un prete che abbia il Signore come suo confidente e amico. Ai ragazzi piace un prete vicino nei linguaggi e nelle esperienze, ma non uguale a loro. Deve portare con sé il fascino del mistero di Dio. Il popolo di Dio deve voler bene ai preti e aiutarli ad essere così. Ci vorrebbe nelle famiglie cristiane un po’ più di desiderio di avere un figlio prete. Ci vuole fede e vera umanità. Certamente i preti non bastano a trasmettere e a educare la fede. Oggi la carenza dei preti può risvegliare i cristiani: è una sfida durissima eppure l’unica strada. Per quanto riguarda la Pastorale giovanile, nelle comunità, dobbiamo ridistribuire in forma nuova tra preti e laici, uomini e donne, le responsabilità e il potere. Ci vogliono nuove responsabilità: è difficile lasciare anche le più piccole forme di potere da parte dei preti, ma è altrettanto non facile da parte dei cristiani assumere in prima persona responsabilità pesanti nella comunità cristiana.Quali iniziative sono previste per formare i nuovi responsabili di Pastorale giovanile?Nei prossimi mesi, dopo un anno di confronto e di consultazioni, iniziamo ufficialmente in diocesi un cammino di formazione per i Responsabili delle Istituzioni di Pastorale Giovanile. Non si tratta tanto di animatori, ma di veri dirigenti degli oratori, dei centri giovanili, persone giovani e adulte disposte a intraprendere un cammino spirituale e pedagogico per un investimento serio di se stessi nel compito educativo delle nuove generazioni. È una prospettiva di nuova ministerialità che non si improvvisa in poco tempo, ma che certamente deciderà il futuro prossimo delle nostre istituzioni educative parrocchiali e non, e della nostra reale capacità missionaria. Chi è interessato può seguire da vicino tutto il progetto di offerta formativa attraverso il sito della Pastorale giovanile diocesana. Molte persone stanno collaborando con creativa generosità verso la realizzazione di queste nuove prospettive di pastorale giovanile.Il Cardinale nel suo messaggio parla di educazione alla sobrietà e solidarietà. Quanto è difficile con i ragazzi e i giovani in una società fortemente consumistica?I ragazzi sono come gli adulti: consumano gli uni e consumano gli altri. Si tratta di trovare una giusta misura e una saggia consumazione di cose e di abitudini, senza diventare dipendenti dal cibo e dal vestito, perché la vita vale di più. È innanzitutto necessario che i ragazzi imparino a raccogliere la loro vita da una dispersione di frammenti senza prospettiva e senza durata, per pensare ai loro giorni come a un cammino unitario, e ai loro amori come a un’avventura unica e feconda, senza tristi anticipazioni e senza paura del rischio e della fiducia. Gli adulti devono aiutarli non con le analisi, ma con progetti concreti e risorse stabilizzanti. La vita deve tornare ancora a essere capita dai ragazzi e dai giovani come una vocazione. Ma qui dovremmo parlare di cose più alte e anche della verità di Dio. – – A Montesiro attenzione per gli “ado” – Carate Brianza, l’Agorà da 100 anni

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