Le parole del cardinale Bagnasco al Consiglio permanente: è «urgente e necessario per tutti», perché «questo oggi il Paese domanda con più insistenza»

di Maria Michela NICOLAIS Agenzia Sir
Redazione

«La Chiesa è in questo Paese una presenza costantemente leale e costruttiva che non può essere coartata né intimidita solo perché compie il proprio dovere». A ribadirlo, ieri, il cardinale. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che ha iniziato la sua prolusione in apertura del Consiglio permanente dei vescovi italiani riferendosi alla vicenda che ha portato alle dimissioni del direttore di Avvenire, Dino Boffo. «È ancora vivo in noi – ha detto – un passaggio amaro che, in quanto ingiustamente diretto a una persona impegnata a dar voce pubblica alla nostra comunità, ha finito per colpire un po’ tutti noi: la gravità dell’attacco non può non essere ancora una volta stigmatizzata, come segno di un allarmante degrado di quel buon vivere civile che tanto desideriamo e a cui tutti dobbiamo tendere».
«La coerenza tra la fede e la vita – ha ammonito il Cardinale – è tensione che attraversa e invera il cristianesimo, ed è in un certo qual senso la misura della sua sincerità: su questo davvero non possiamo accettare confusione, tantomeno se condotta con intenti strumentali o per perseguire obiettivi che nulla hanno a che fare con un rinnovamento complessivo della società». Soffermandosi poi sui 25 anni dalla riforma del Concordato tra Stato e Chiesa, ha ribadito la «reciproca autonomia», ma anche «l’impegno condiviso di collaborazione per la promozione dell’uomo e del bene del Paese», e ha affermato: «La Chiesa pellegrina in Italia non indietreggia, e mai rinuncerà – secondo la sua tradizione – a un atteggiamento di apertura virtuosa collaudato negli anni, e spera che altri si affaccino o continuino ad affacciarsi nell’agorà pubblica con onestà e passione, amore disinteressato per le sorti comuni, autentica curiosità intellettuale».
«La Chiesa è in questo Paese una presenza costantemente leale e costruttiva che non può essere coartata né intimidita solo perché compie il proprio dovere». A ribadirlo, ieri, il cardinale. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che ha iniziato la sua prolusione in apertura del Consiglio permanente dei vescovi italiani riferendosi alla vicenda che ha portato alle dimissioni del direttore di Avvenire, Dino Boffo. «È ancora vivo in noi – ha detto – un passaggio amaro che, in quanto ingiustamente diretto a una persona impegnata a dar voce pubblica alla nostra comunità, ha finito per colpire un po’ tutti noi: la gravità dell’attacco non può non essere ancora una volta stigmatizzata, come segno di un allarmante degrado di quel buon vivere civile che tanto desideriamo e a cui tutti dobbiamo tendere».«La coerenza tra la fede e la vita – ha ammonito il Cardinale – è tensione che attraversa e invera il cristianesimo, ed è in un certo qual senso la misura della sua sincerità: su questo davvero non possiamo accettare confusione, tantomeno se condotta con intenti strumentali o per perseguire obiettivi che nulla hanno a che fare con un rinnovamento complessivo della società». Soffermandosi poi sui 25 anni dalla riforma del Concordato tra Stato e Chiesa, ha ribadito la «reciproca autonomia», ma anche «l’impegno condiviso di collaborazione per la promozione dell’uomo e del bene del Paese», e ha affermato: «La Chiesa pellegrina in Italia non indietreggia, e mai rinuncerà – secondo la sua tradizione – a un atteggiamento di apertura virtuosa collaudato negli anni, e spera che altri si affaccino o continuino ad affacciarsi nell’agorà pubblica con onestà e passione, amore disinteressato per le sorti comuni, autentica curiosità intellettuale». Col nichilismo «educare è impossibile» «Se, come esige il nichilismo, anche solo parlare di princìpi è considerata una deriva liberticida e autoritaria e si ritiene lesivo dell’intelligenza qualsiasi riferimento a un bene oggettivo che preceda le nostre scelte, allora davvero educare diventa un’impresa impossibile». Nella parte della prolusione dedicata all’«emergenza educativa», al centro del prossimo piano pastorale della Cei e alla quale è dedicato il Rapporto-proposta del Comitato per il progetto culturale, il cardinale Bagnasco ha lanciato una provocazione. Oggi, ha spiegato, sono «troppo pochi coloro che accettano di fare effettivamente i conti con questo tarlo inesorabile che polverizza ogni voglia di futuro», mentre sono «ancora troppi i maestri che lusingano i giovani indicando loro un dio sbagliato».A questo proposito, il Cardinale ha citato il dibattito sull’ora di religione, seguito alla recente sentenza del Tar del Lazio, che «in nome di una supposta non discriminazione», di fatto «finisce per discriminare la maggioranza degli studenti». Lungi dall’essere un’ora di «catechismo di Stato», l’Irc è una «disciplina scolastica» che «non richiede l’adesione di fede», ma è occasione di «dialogo interculturale». Guardare avanti Un invito a «guardare avanti», a «far tesoro dell’esperienza con una capacità di autocritica che sia in grado di superare un clima di tensione diffusa e di contrapposizione permanente che fa solo male alla società», a partire dall’«importanza dei valori etici e morali nella politica». A lanciarlo è stato il cardinale Bagnasco, nella parte finale della prolusione, dedicata a un’Italia «ciclicamente attraversata da un malessere tanto tenace quanto misterioso, che non la fa essere talora una nazione serena e del tutto pacificata al proprio interno, perché attraversata da contrapposizioni radicali e da risentimenti».Di qui la necessità di «un supplemento di amore», capace «di inglobare pure le ragioni diverse dalle proprie, rinunciando alla polemica pur di raggiungere un consenso sulla verità». Per la Chiesa italiana è «urgente e necessario per tutti e per ciascuno guadagnare in serenità», perché «questo oggi il Paese domanda con più insistenza». Il «criterio fondamentale per una onesta valutazione dell’agire politico» è dunque «il criterio della reale efficacia di ogni azione politica rispetto ai problemi concreti del Paese»: soprattutto, «occorre che chiunque accetta di assumere un mandato politico sia consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda». Ru486, “fine vita” e immigrazione La Chiesa, da parte sua, «non cessa di raccomandare ai giovani e all’intero laicato la strada non solo del volontariato sociale, ma anche della politica vera e propria, quale campo di missione irrinunciabile e specifico», ben cosciente che «quando annuncia una verità scomoda, la Chiesa resta con chiunque amica».Tra le questioni “in agenda”, il presidente della Cei ha citato la pillola Ru486, su cui è stata presa «una decisione controversa» che si espone al «rischio di una ulteriore banalizzazione del valore della vita, con l’incremento di una mentalità secondo cui l’aborto stesso finisce per essere considerato un anticoncezionale»; e la legge sul “fine-vita”, in merito alla quale i vescovi auspicano che «un provvedimento, il migliore possibile, possa essere quanto prima varato, senza lasciarsi fuorviare da pronunciamenti discutibili».Infine, la questione immigratoria, dove «il rispetto della legalità e della sicurezza dei cittadini non può essere disgiunto dalla garanzia dei diritti umani, né può portare a trascurare stati di necessità e doveri da sempre radicati nel cuore della nostra gente».

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