"Voi mi sarete testimoni" è il titolo del nuovo libro scritto per Rizzoli da Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1. Una biografia ragionata sul Cardinale�e su�un episcopato "complesso"

di Pino NARDI
Redazione

«Definire Dionigi Tettamanzi non è facile. Intervistandolo ho letto sul suo viso un misto di diffidenza, sopportazione, compiacimento, autoironia. Sua Eminenza appare certamente bonario, ma definirlo semplicemente “buono” non gli rende giustizia e soprattutto non risponde al vero. Un po’ come succedeva per papa Giovanni XXIII – al quale non a caso viene spesso accostato -, l’etichetta della bontà è quanto meno riduttiva». Così scrive Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1, nel suo nuovo libro Voi mi sarete testimoni (Rizzoli, 210 pagine, 17.50 euro).
Una biografia ragionata del Cardinale di Milano, scritta con l’occhio del cronista che osserva e racconta la testimonianza del pastore della Chiesa ambrosiana, in tempi di grandi cambiamenti, ma anche di tensioni e povertà, non solo economiche. Con linguaggio fluente e gradevole, Valli mette insieme il puzzle di un episcopato che si dipana su diversi fronti. Scrive: «Tettamanzi inafferrabile? Forse è meglio dire complesso. Come complessa è la diocesi della quale è alla guida dal settembre 2002».
Un vescovo sulla frontiera del cambiamento, perché Milano e la Lombardia sono terra di innovazione, di anticipazione di fenomeni che poi dilagano nel Paese. Quindi è necessaria una Chiesa che deve saper leggere i segni dei tempi anche prima di altri, dando risposte adeguate. «Il cristiano è l’uomo dell’et et, non dell’aut aut e chi lo conosce bene dice che Sua Eminenza è così anche oggi – scrive Valli -. I ritratti a tinta unica non lo dipingono con fedeltà. In lui possono coesistere la determinazione e il senso della realtà, l’urgenza del fare e la riflessività, l’autonomia di giudizio e lo spirito di squadra, un certo decisionismo e la capacità di ascoltare, la semplicità del pastore e l’approccio analitico dello studioso di bioetica».
Ma il Cardinale sa essere un fine polemista, parlando senza paure, perché lo anima sempre la passione per il Vangelo. «Sempre chiaro nelle sue prese di posizione, Tettamanzi è un vescovo che fa discutere – sottolinea l’autore -. Ciò significa che i suoi interventi coinvolgono. Del resto questa è sempre stata una caratteristica della scuola ambrosiana, a partire da Ambrogio stesso: il vescovo è un uomo pienamente inserito nel suo tempo e quindi in grado di avvertire i cambiamenti e interpretarli».
Di fronte ai periodici attacchi, il Cardinale non si fa coinvolgere dalle strumentalizzazioni e guarda sempre avanti, da uomo libero. Sostiene Valli: «Qualcuno giudica il cardinale Tettamanzi “di sinistra”, ma valutando così la sua figura non si sa mai dove si arriva. Bisognerebbe chiedersi: Gesù era di destra o di sinistra? E il Vangelo cos’è, un testo per progressisti o conservatori? È chiaro che in questa prospettiva non si fa molta strada verso la comprensione dei fatti». Si può invece sostenere che l’Arcivescovo di Milano «si è speso costantemente per dare voce a chi non ce l’ha, per rilanciare il messaggio evangelico di giustizia, per far capire che senza il dialogo si va incontro a disastri, per richiamare amministratori e politici alle loro responsabilità verso il bene comune e per tentare di dare un’anima in senso morale alla città. Se questo atteggiamento sia di sinistra o di destra, o sia semplicemente quello richiesto a un buon pastore, ognuno può valutarlo personalmente».
Dunque, un viaggio per conoscere più da vicino Dionigi Tettamanzi, che da sempre ha una vera e propria bussola, decisiva nella sua missione: il Concilio: «Lui ha respirato lo spirito del Concilio e si sente ancora molto partecipe: è la Chiesa del samaritano», sottolinea Valli. Una Chiesa del dialogo, della misericordia, della responsabilità, della testimonianza, della sobrietà. «Definire Dionigi Tettamanzi non è facile. Intervistandolo ho letto sul suo viso un misto di diffidenza, sopportazione, compiacimento, autoironia. Sua Eminenza appare certamente bonario, ma definirlo semplicemente “buono” non gli rende giustizia e soprattutto non risponde al vero. Un po’ come succedeva per papa Giovanni XXIII – al quale non a caso viene spesso accostato -, l’etichetta della bontà è quanto meno riduttiva». Così scrive Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1, nel suo nuovo libro Voi mi sarete testimoni (Rizzoli, 210 pagine, 17.50 euro).Una biografia ragionata del Cardinale di Milano, scritta con l’occhio del cronista che osserva e racconta la testimonianza del pastore della Chiesa ambrosiana, in tempi di grandi cambiamenti, ma anche di tensioni e povertà, non solo economiche. Con linguaggio fluente e gradevole, Valli mette insieme il puzzle di un episcopato che si dipana su diversi fronti. Scrive: «Tettamanzi inafferrabile? Forse è meglio dire complesso. Come complessa è la diocesi della quale è alla guida dal settembre 2002».Un vescovo sulla frontiera del cambiamento, perché Milano e la Lombardia sono terra di innovazione, di anticipazione di fenomeni che poi dilagano nel Paese. Quindi è necessaria una Chiesa che deve saper leggere i segni dei tempi anche prima di altri, dando risposte adeguate. «Il cristiano è l’uomo dell’et et, non dell’aut aut e chi lo conosce bene dice che Sua Eminenza è così anche oggi – scrive Valli -. I ritratti a tinta unica non lo dipingono con fedeltà. In lui possono coesistere la determinazione e il senso della realtà, l’urgenza del fare e la riflessività, l’autonomia di giudizio e lo spirito di squadra, un certo decisionismo e la capacità di ascoltare, la semplicità del pastore e l’approccio analitico dello studioso di bioetica».Ma il Cardinale sa essere un fine polemista, parlando senza paure, perché lo anima sempre la passione per il Vangelo. «Sempre chiaro nelle sue prese di posizione, Tettamanzi è un vescovo che fa discutere – sottolinea l’autore -. Ciò significa che i suoi interventi coinvolgono. Del resto questa è sempre stata una caratteristica della scuola ambrosiana, a partire da Ambrogio stesso: il vescovo è un uomo pienamente inserito nel suo tempo e quindi in grado di avvertire i cambiamenti e interpretarli».Di fronte ai periodici attacchi, il Cardinale non si fa coinvolgere dalle strumentalizzazioni e guarda sempre avanti, da uomo libero. Sostiene Valli: «Qualcuno giudica il cardinale Tettamanzi “di sinistra”, ma valutando così la sua figura non si sa mai dove si arriva. Bisognerebbe chiedersi: Gesù era di destra o di sinistra? E il Vangelo cos’è, un testo per progressisti o conservatori? È chiaro che in questa prospettiva non si fa molta strada verso la comprensione dei fatti». Si può invece sostenere che l’Arcivescovo di Milano «si è speso costantemente per dare voce a chi non ce l’ha, per rilanciare il messaggio evangelico di giustizia, per far capire che senza il dialogo si va incontro a disastri, per richiamare amministratori e politici alle loro responsabilità verso il bene comune e per tentare di dare un’anima in senso morale alla città. Se questo atteggiamento sia di sinistra o di destra, o sia semplicemente quello richiesto a un buon pastore, ognuno può valutarlo personalmente».Dunque, un viaggio per conoscere più da vicino Dionigi Tettamanzi, che da sempre ha una vera e propria bussola, decisiva nella sua missione: il Concilio: «Lui ha respirato lo spirito del Concilio e si sente ancora molto partecipe: è la Chiesa del samaritano», sottolinea Valli. Una Chiesa del dialogo, della misericordia, della responsabilità, della testimonianza, della sobrietà. Due testi con il Centro Ambrosiano – Aldo Maria Valli è autore di diversi volumi. Un paio pubblicati anche da Centro Ambrosiano-itl. Il primo è In cielo e in terra. Un papà, i suoi figli e il Padre nostro (80 pagine, 5,70 euro), dove racconta il punto di vista di un papà nel confronto quotidiano con i propri cinque figli, su come trasmettere la fede. Perdono, peccato, male, libertà, responsabilità, preghiera al centro della sua riflessione.Il secondo volume è Per le vie del mondo. Quattordici viaggi di Giovanni Paolo II (148 pagine, 8.26 euro). In quel periodo Valli seguiva i viaggi apostolici del Papa per il Tg3: Il libro ne racconta 14, dando spazio alla figura di Karol Wojtyla e alle sue parole, ma anche ai mondi con i quali di volta in volta è venuto in contatto, partendo dalla gente comune.

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